Gennaio 7, 2022
Da Umanita Nova
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Originale da Organise https://organisemagazine.org.uk/2022/01/06/hands-off-kazakhstan-international

Il 2 gennaio 2022 sono scoppiate delle proteste di massa in Kazakhstan in risposta al crescente costo della vita. Senza una leadership centralizzata, senza direzioni di partito o pressioni geopolitiche esterne, le proteste sono esplose in un genuino movimento popolare e spontaneo di proporzioni rivoluzionarie. Il nuovo impero russo di Putin ha risposto in modo prevedibile, portando avanti un’invasione del proprio vicino centro-asiatico per sopprimere i e le kazakhe.

I seguenti sono due comunicati del gruppo anarco-comunista russo Autonomous Action in solidarietà con i manifestanti contro il golpe imperialista.

Primo comunicato:

Le proteste in Kazakhstan, che si sono evolute rapidamente in scontri di strada con la polizia, sono iniziate a causa di un forte aumento dei prezzi per il gas liquefatto, che non è solo un mezzo per riscaldarsi ma serve anche da carburante per auto (dai 70 ai 120 tenge per litro [il tenge è la valuta kazakha ndt]), che avrebbe portato ad un aumento dei prezzi di tutti i prodotti. I residenti di Zhanaozen sono stati i primi a scendere per le strade, la loro protesta è iniziata il 2 gennaio ma si è presto diffusa in altre grandi città.

I manifestanti sono indignati dal fatto che nel paese, che è uno dei più grandi fornitori di gas per l’esportazione, il gas sia venuto a mancare: “Il gas che produciamo non è più disponibile per noi!”. Le richieste economiche sono rapidamente diventate politiche. Sono iniziati gli scontri con la polizia. La polizia ha sparato alle persone con granate stordenti, e queste in risposta hanno attaccato le auto della polizia e le hanno distrutte con mezzi di fortuna. Le autorità hanno chiaramente sottostimato la forza della furia di strada e dell’abilità di auto-organizzarsi.

I testimoni oculari hanno notato l’assenza di leader riconoscibili e di una dimostrazione collettiva dei manifestanti. Le risorse filo-governative russe, come al solito, incolpano le macchinazioni del Dipartimento di Stato e i provocatori.

E’ troppo presto per dire come finirà questa lotta, ma è chiaro che la gente è stata portata alla disperazione.

Ora in alcune città kazakhe la rete mobile internet è disattivata, in altre sono state bloccate le principali app di messagistica istantanea. Ad Alma-Ata e nell’Oblast di Mangistau è stato dichiarato lo stato di emergenza.

Secondo comunicato:

Le elite kazakhe stanno cercando di rimanere al potere ad ogni costo.

Mentre la polizia e l’esercito cominciano a disertare per unirsi ai ribelli, il presidente Tokayev ricorre all’argomento finale di tutti gli autoritari: chiedere aiuto al vicino-dittatore. Formalmente, questo è un appello all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), ma nei fatti è un grido di aiuto al Cremlino: tolti Russia e Kazakhstan, semplicemente non ci sono altri stati nel CSTO con un esercito abbastanza forte da poter essere mandato per sopprimere un’insurrezione in un paese vicino…Certamente nè il Tajikistan, né il Kyrgyzstan, né l’Armenia, né la Bielorussia manderanno i loro soldati in Kazakhstan. Tokayev spera chiaramente che le truppe di Putin lo salveranno dai suoi stessi cittadini insorti.

Sembra che per i kazaki questo dovrebbe significare la perdita definitiva di qualsiasi legittimità da parte dei Tokayev. Un presidente che chiama il proprio stesso popolo “gang di terroristi” è un colpo basso, anche per gli standard delle “repubbliche” autoritarie post-Sovietiche.

Ma cosa significa tutto ciò per le persone in Russia?

Il CSTO ha formalmente accettato la “richiesta” di Tokayev; gli aeroporti militari russi si stanno preparando a mandare un “contingente temporaneo” verso il Kazakhstan. Nei fatti, questa è un’invasione con la forza di una altro paese a fianco di un governo che ha perso la fiducia delle persone. Questo significherà una riproduzione senza fine dello scenario “La Russia è una prigione per le persone” e fai il paio con la soppressione delle rivoluzioni ungheresi nel 1848 e nel 1956, con i carri armati per le strade di Praga nel 1968 e con l’invasione dell’Afghanistan nel 1979.

Ora è importante evitare che accada, o almeno mostrare al mondo che non tutti in Russia sono d’accordo con un atto così vergognoso. è stata lanciata una petizione contro l’introduzione di truppe nel Kazakhstan, ma ovviamente, queste firme sono molto distanti dall’essere importanti per Putin. Nonostante ciò, questa è almeno una qualche forma di azione, e vi invitiamo a firmare la petizione.

In più, è importante stabilire contatti con la diaspora kazakh nelle vostre città, e se possibile, andare alle ambasciate e consolati del Kazakhstan per dimostrare la tua posizione. Il popolo kazakho può e deve decidere del proprio destino indipendentemente, senza l’”aiuto” di soldati stranieri.

Nessuna guerra!

Autonomous Action

Primo comunicato: https://avtonom.org/news/kazahstan-vyshel-na-ulicy-policiya-bezhit

Secondo comunicato: https://avtonom.org/news/protiv-vvoda-v-kazahstan-voysk-stran-chlenov-odkb

Vi invitiamo anche a leggere gli articoli di altri compagni, entrambi forniscono un eccellente copertura, un excursus storico e la comprensione del quadro politico della situazione corrente. Continueremo ad aggiornare questo articolo in modo appropriato.

Pramen

Colonialism of the twenty-first century

CrimethInc

https://crimethinc.com/2022/01/06/the-uprising-in-kazakhstan-an-interview-and-appraisal

Media collegati

La polizia ad Akobi- Ovest del Kazakhstan annuncia che non andrà più contro i manifestanti

https://vm.tiktok.com/ZM8o8ymBb/

La LiveUAmap sta tenendo traccia della situazione corrente:

https://centralasia.liveuamap.com/

Hanno anche un feed di twitter qui:

L’account twitter Bad Immigrantc(https://twitter.com/bad_immigrant) ha tenuto traccia degli eventi con una serie di video e media.

Qui l’account del giornalista della BBC Abdujalil Abdurasulov(https://twitter.com/abdujalil/), che è al momento il solo report conosciuto (al momento 6 gennaio) di lingua inglese per strada in Kazakhstan.

La nostra solidarietà va alla classe lavoratrice del Kazakstan che prende posizione contro l’ingiustizia e lo strozzamento del loro governo e la minaccia incombente dello stato russo.

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Il colonialismo del XXI secolo

Sono passati solo pochi giorni da quando sono iniziate le proteste in Kazakhstan.

La determinazione dei dimostranti ha rapidamente trasformato le proteste in una rivoluzione in piena regola contro il regime di Nazarbayev/Tokayev. La presa di edifici amministrativi, gli scioperi e le marce hanno attraversato il paese, e per la sera del 5 gennaio Almaty era completamente libera dall’elite dominante.

Al rapido successo delle proteste, Tokayev ha risposto con spari, assassinii e l’invio dell’esercito in varie città del paese.

Ancora una volta, nella speranza di mantenere il proprio potere, il dittatore ha iniziato a versare il sangue delle persone. Ma la dittatura kazakha, come quella bielorussa, esiste nella sfera dell’influenza politica russa. Questo è il motivo per cui, appena poche ore dopo la liberazione di Almaty, si faceva già un gran parlare dell’intervento di Mosca contro l’insurrezione.

Prima di tutto, hanno ritirato fuori il CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), la struttura a cui era stato destinato il ruolo di essere il gendarme di Putin, pronta a spegnere il fuoco della liberazione nelle dittature filo-russe. La richiesta di aiuto è stata una formalità, e le azioni passo dopo passo sono state molto probabilmente concordate in quella stessa telefonata tra Putin, Lukashenko e Tokayev.

L’invasione moscovita del Kazakhstan nel bel mezzo delle proteste contro il regime mostra al mondo che Putin vede i paesi del CSTO come colonie in cui il sistema discendente dalla Russia esisterà fino a quando il padrone non deciderà che è arrivata l’ora di cambiare qualcosa.

Già durante le proteste del 2020 in Bielorussia, molti temevano l’introduzione di truppe russe per aiutare Lukashenko. Allora il dittatore riuscì a cavarsela da solo senza un inutile conflitto internazionale. Le proteste di questi giorni, senza intervento esterno, avrebbero probabilmente messo fine al regime costruito dal clan di Nazarbayev in pochi giorni o settimane.

Ma ora una spedizione punitiva è già entrata nel paese, e tale spedizione mira precisamente alla stabilizzazione della dittatura. Le storie sul restauro della pace e dell’amicizia sono una palese bugia dei propagandisti di Mosca, che stanno provando ad accusare delle forze esterne di aver organizzato le proteste mentre pubblicano video patriottici delle forze russe in marcia verso il kazakhstan.

Non dovremmo aspettarci molta indignazione dentro la società russa per una tale guerra coloniale – la repressione contro qualsiasi gruppo politico a stento lascia spazio per l’organizzazione di proteste. In Bielorussia, la situazione con la repressione è ancora più dura. L’unico caso interessante è il Kyrgyzstan, il cui parlamento non ha approvato il supporto delle operazioni del CSTO nella regione.

Le azioni di Putin mostrano che egli è pronto a supportare i regimi dittatoriali del CSTO che gli sono fedeli. Per le persone comuni nei paesi che interessano a Mosca, azioni del genere minacciano qualsiasi tentativo di costruire una società libera. L’impero russo continua ad essere una prigione per le persone. E la liberazione del Kazakhstan, della Bielorussia o di altre regioni della fu Unione Sovietica diventa una questione importante non solo per chi vive in quei paesi, ma per chiunque si trova a vivere in questo impero.

Noi, da parte nostra, speriamo che le persone in Kazakhstan mostreranno abbastanza determinazione per cacciare non solo Tokayev, ma anche Putin.

Originale da https://pramen.io/en/2022/01/colonialism-of-the-twenty-first-century/

Traduzione a cura di Demenza HC




Fonte: Umanitanova.org