Giugno 18, 2021
Da Round Robin
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Comunicato sull’attacco mafioso contro il compagno anarchico Giannis Dimitrakis nel carcere di Domokos

Il 24 maggio 2021, il compagno anarchico Giannis Dimitrakis viene pestato selvaggiamente da un gruppo di detenuti nel carcere di Domokos. A seguito dell’aggressione nei suoi confronti Giannis è stato trasportato all’ospedale di Lamia in condizioni critiche. Otto giorni dopo, sebbene il nostro compagno sia fuori pericolo di vita, i rischi per la sua salute esistono ancora: alcuni danni neuronali che ha accusato potrebbero essere permanenti. La forza e la tenuta mentale di Giannis ci rendono ottimisti sul fatto che uscirà vittorioso anche da questa battaglia.

Il motivo dell’aggressione a Giannis è stato il suo rifiuto di accettare e sottomettersi alle leggi autoritarie e brutali che la mafia carceraria, in piena sintonia con la polizia penitenziaria, vuole imporre ai detenuti. La causa dell’attacco è la difesa incrollabile della sua esistenza morale, etica e politica, come anarchico, come insorto, come attivista sociale. Il motivo dell’attacco è il suo rifiuto di chinare il capo a chi vuole umiliare e picchiare i detenuti più deboli per acquistare prestigio nel malato codice “legale” mafioso. È il suo rifiuto di piegarsi alle situazioni sfavorevoli che prevalgono nelle carceri e più in generale nella competizione sociale e di classe. È il suo rifiuto di accettare la prigione come condizione di vita, è, in fondo, il suo rifiuto di sottomettersi allo Stato e ai suoi meccanismi.

Perché questo è il nostro Giannis. Questo rifiuto di chinare il capo, anche dove tutto sembrava impossibile, è ciò che lo ha caratterizzato per tutta la vita. Il rifiuto di sottomettersi a qualsiasi autorità, formale o informale, dentro e fuori le carceri, è ciò che lo ha portato sul tetto del carcere di Malandrino durante la grande rivolta del 2007; questa negazione lo ha portato al conflitto sempre in carcere con il fascista Periandro nel 2009; questa negazione lo ha condotto per 25 anni con immutata forza e coerenza attraverso i percorsi della lotta sociale e di classe. Dai blocchi stradali degli anni ’90 alla difesa dell’esproprio della Banca nazionale nel 2006, e dalle sue decine di testi politici alla sua partecipazione alle lotte anti-memorandum degli anni 2010-2013, alle lotte contro le mafie della droga a Exarchia e la partecipazione a tutti i tipi di pratiche rivoluzionarie. Ciò che arma la mente e le mani di Giannis è un senso unico di giustizia, un senso che scaturisce da un cuore e da un’anima unici.

Le caratteristiche della banda che ha aggredito il nostro Giannis sono note. Uno dei protagonisti dell’attentato è una forma archetipica del mondo della mafia, della notte, del narcotraffico. Ovvero una forma archetipica del mondo del Potere. Appartiene a quel circuito mafioso che non ha esitato a uccidere anche i bambini dei suoi avversari, appartiene al circuito che trafficava grandi quantità di droga e teneva sotto controllo strip club e bordelli, sotto la copertura della polizia, a Kalamata e in altre città della provincia. All’interno del carcere, i membri di questo circuito esercitano specifiche responsabilità – in cambio, ovviamente, di una “ricompensa” – per il controllo e la manutenzione del carcere nell’ambito del quadro stabilito dal servizio penitenziario e dal ministero competente. Ovvero nel contesto di soffocare le pratiche di rivolta e consolidare una cultura del cannibalismo, della personalizzazione, della sottomissione ai forti e della cooperazione con il servizio penitenziario.

In coloro che hanno vigliaccamente colpito Giannis, riconosciamo i piani repressivi del servizio penitenziario, del Ministero della Giustizia e della Tutela dei Cittadini, del Governo, dello Stato. Come tante volte ha detto lo stesso Giannis, dentro o fuori le carceri, dove i manganelli della polizia non arrivano, le armi dei poliziotti diventano i coltelli e le armi dei mafiosi. Quindi, se gli autori dell’attacco contro Giannis sono uno specifico gruppo di mafiosi, gli autori morali dell’attacco sono la direzione della prigione di Domokos, il segretario generale della politica anticrimine S. Nikolaou, il ministro della Giustizia K. Tsiaras, il ministro di protezione del cittadino M. Chrysochoidis.

Il provocatorio tentativo di insabbiare e distorcere l’evento da parte dello Stato, conferma e sottolinea il ruolo di quest’ultimo nell’attentato a G. Dimitrakis. In ogni caso, il tentato omicidio di un prigioniero politico da parte di mafiosi nelle carceri greche è un grande evento politico, che deve mobilitare l’intero movimento rivoluzionario e aprire un altro campo di conflitto contro il mondo marcio delle carceri, delle mafie, dello Stato e del Capitale.

Da parte nostra, quello che dobbiamo dire, guardando Giannis nei suoi occhi verdi, è che siamo orgogliosi del suo atteggiamento e che chiederemo conto agli autori materiali e morali dell’attentato nei suoi confronti, come dicono i compagni turchi.

Forza al combattente anarchico G. Dimitrakis!
Libertà per Giannis!

Taksiki Antepithesi [Contrattacco di classe]
(Gruppo di anarchici e comunisti)

Ταξική Αντεπίθεση
(Ομάδα Î‘ναρχικών ÎºÎ±Î¹ ÎšÎ¿Î¼Î¼Î¿Ï…νιστών)

fonte: infernourbano.altervista.org




Fonte: Roundrobin.info