Dicembre 20, 2021
Da Inferno Urbano
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Un giovane anarchico greco carica la polizia al termine di una protesta contro l’inquinamento. Come si comporta lo Stato nei confronti di coloro che ne cercano l’abolizione? Con manganellate, bugie e silenzi.

All’età di 18 anni, Vasilios Mangos distrugge la sede locale del partito neonazista greco Alba Dorata. Viene condannato per vandalismo da un tribunale della sua città natale, Volos, ma poiché la sentenza viene sospesa, evita di andare in prigione. Sette anni dopo, il 14 giugno 2020, Mangos finisce nuovamente nei guai con la legge. Questa volta però, non viene emessa alcuna sentenza: la punizione viene somministrata all’istante, davanti le porte del tribunale di Volos. Mangos viene preso a calci, picchiato con i manganelli e portato alla stazione di polizia più vicina, dopo essersi scagliato contro un gruppo di agenti durante una protesta fuori dal tribunale. Rilasciato senza accuse qualche ora dopo, viene ricoverato in ospedale, dove gli vengono diagnosticate sei costole fratturate e contusioni al fegato e alla cistifellea. Quattro giorni dopo, viene dimesso e mandato a casa, intontito dagli antidolorifici.

Tornato dalla sua famiglia, il 26enne cura le sue ferite e fa causa alla polizia. Il governo sostiene le azioni compiute dagli agenti, dichiarando che Mangos – noto alle autorità come attivista anarchico – si era comportato in modo minaccioso. Ma, grazie a numerosi video girati dai manifestanti con i propri telefonini, emerge una realtà ben diversa: la polizia ha davvero oltrepassato il limite.

Mangos si era unito a un gruppo di attivisti della scena locale anarchica e di sinistra, che stava progettando un’azione contro la polizia locale, perche aveva represso una manifestazione ambientalista pochi giorni prima. Su Facebook, Mangos ha spiegato il motivo del suo gesto e perché ha deciso di affrontare gli agenti: era arrabbiato per il loro comportamento e per la brutalità con cui avevano represso la manifestazione. Ha detto che gli agenti lo hanno lasciato andare solo quando hanno capito che avrebbe avuto bisogno di cure mediche. “Li ho sentiti dire che sarebbero stati obbligati a portarmi in ospedale se mi avessero trattenuto più a lungo”, ha scritto. “Due mesi di convalescenza ora, e chissà quanti anni prima di ottenere giustizia”.

Qualunque forma di giustizia prevalga alla fine, arriverà troppo tardi per Mangos. Un mese dopo il suo scontro con la polizia, viene trovato morto, a causa di un’overdose di droga. La famiglia Mangos crede che stesse facendo uso di eroina per far fronte al forte stato di stress causato dall’aggressione, e ritiene la polizia parzialmente responsabile della sua morte. “Crediamo che Vasilios sia morto un mese dopo il suo omicidio”, ha detto il padre di Mangos, Yannis, al Balkan Investigative Reporting Network (BIRN). Tuttavia, un rapporto del procuratore di Volos, ha concluso che non ci sono prove che le ferite inferte a Mangos dalla polizia siano state la causa della sua morte; è stato ucciso dall’eroina e dagli antidolorifici che gli erano stati prescritti.

Nel 2020, l’Ombudsman, l’organo di controllo dei diritti umani in Grecia, ha ricevuto circa 18.500 denunce contro la polizia: il numero più alto della sua storia, nonché un aumento del 75% sul totale dell’anno precedente. Questa è la storia di uno di quelle denunce, e ci offe un’istantanea delle forze di polizia completamente fuori controllo, che compiono abusi sapendo benissimo che la faranno franca per via della divisa che indossano.

Gli anarchici sono i protagonisti di quella che la Grecia chiama la “sinistra extra-parlamentare”, una costellazione di gruppi che operano al di fuori – e in opposizione – al sistema politico. Molte città greche hanno una vivace scena anarchica incentrata su spazi (“horos”) composti da edifici occupati, ricoperti di scritte, che godono di una certa autonomia nei confronti dello stato. Il movimento anarchico è anche in prima linea nelle proteste, potendo contare su una massiccia presenza di strada, che rivaleggia con le roccaforti storiche come l’Italia e la Spagna.

In Grecia, come altrove, gli anarchici rappresentano un problema: come dovrebbe comportarsi lo stato con coloro che ne cercano l’abolizione? La risposta tipicamente coinvolge la polizia. Gli anarchici stessi spesso credono nel confronto diretto con le forze dell’ordine: il monopolio dello stato sulla violenza, esercitato dalla polizia, deve essere sfidato con altrettanta violenza. Questa storia che stiamo raccontando offre uno sguardo su come le forze di polizia greche trattano le persone che vogliono sbarazzarsi del loro datore di lavoro.

La polizia “non affronta gli anarchici come un fenomeno senza volto – li tratta con ostilità anche socialmente e personalmente”, dice George Sotiropoulos, uno scienziato politico di Atene ed esperto del movimento, che descrive il rapporto tra le due parti come avente “le caratteristiche di una vendetta” – oltre a combattersi per strada, si insultano a vicenda “come le opposte tifoserie allo stadio”.

Cultura della menzogna

Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, interrogato sul caso Mangos nel marzo di quest’anno, dopo le rivolte scatenate dalla rabbia per il comportamento tenuto dalla polizia, disse che l’indagine ufficiale era ancora in corso e che una decisione sul suo esito sarebbe stata presa “molto presto”. Nove mesi dopo, completata un’inchiesta interna della polizia e una revisione da parte dell’Ombudsman, non si sa ancora nulla sul suo esito. La famiglia di Mangos dice di essere stata tenuta completamente all’oscuro del processo in corso.

Un funzionario dell’Ombudsman, rilasciando al BIRN una dichiarazione anonima, ha detto che la sua revisione ha richiesto più tempo del previsto perché l’indagine della polizia era “superficiale” e “piena di lacune”. Una portavoce della polizia greca di Atene, il tenente Anna-Anniela Efthymiou, ha detto al BIRN che la polizia sta lavorando per affrontare le questioni sollevate nel rapporto del mediatore, compresa una richiesta di “molte testimonianze aggiuntive”.

Mentre non è stato ancora emesso alcun verdetto sulla condotta della polizia, sono state preparate però le accuse contro Vasilios Mangos. Secondo il suo avvocato, Anny Papparousou, la polizia locale ha fatto di tutto per perseguirlo penalmente per alcuni reati di droga, a poche ore dal suo decesso nonostante, per legge, non si possa perseguire una persona deceduta. “Questa è tanto una violazione della legge quanto della logica”, ha detto la Papparousou al BIRN.

Le autorità di polizia di Volos non hanno risposto alle richieste di commentare l’accaduto, tuttavia, un ufficiale di polizia, in forma anonima, ha detto al BIRN che Mangos, affrontando i suoi colleghi fuori dal tribunale ha “assunto una posizione da pugile, allungando le braccia”.

Mentre l’ufficiale ha ammesso che i suoi colleghi hanno reagito in maniera eccessiva contro Mangos e che dovrebbero essere “puniti in modo appropriato”, ha anche difeso i loro caratteri. “È una vergogna… sono ragazzi che lavorano sodo, onorevoli, seri uomini di famiglia, il tipo che chiunque vorrebbe come genero”. L’ufficiale ha sottolineato che le ferite di Mangos non hanno avuto alcun ruolo nella sua morte. “Rispetto il dolore di suo padre, ma non vedo come la polizia possa essere incolpata della morte del ragazzo”, ha concluso.

Dopo i disordini scoppiati a marzo, il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, in una rara ammissione pubblica, ha confermato l’esistenza di “un codice d’onore” all’interno delle forze dell’ordine, codice che porta gli organi della polizia a coprire i propri eccessi. “La nostra polizia è ben lontana dall’essere adatta a una democrazia moderna” ha concluso. I suoi commenti hanno avuto molto risalto ed hanno portato ad una revisione giudiziaria, a lungo ritardata, sulla violenza della polizia, ordinata dal governo ed approvata, seppur con ampie riduzioni, l’anno scorso. Ha commentato poi che gli agenti operano in un ambiente di eccezionale impunità, sottoposti alle costanti critiche delle organizzazioni internazionali per i diritti umani.

“Le forze di polizia sono di fatto complici degli atti illegali compiuti dai singoli agenti, senza necessariamente cercare di esserlo”, ha detto Anastasia Tsoukala, professore associato di criminologia all’Università di Paris-Sud. “C’è una cultura della menzogna nella polizia, e una paura di assumersi la responsabilità che si muove attraverso l’intera scala gerarchica”. Come risultato, ha detto, la maggior parte degli abusi della polizia vengono coperti “a meno che non siano troppo gravi, o troppo ben documentati”.

Nucleo radicale

Su ordine del nuovo governo, la polizia è tornata nuovamente ad usare il pugno duro contro i suoi avversari ideologici di sempre, gli anarchici. Il giro di vite compiuto sul movimento non ha fatto altro che andare a completare il cerchio storico del ritorno istituzionale. Le forze di polizia greche hanno avuto un rapporto difficile con il governo di sinistra Syriza, che ha cercato di tenerle al guinzaglio. Il partito conservatore Nuova Democrazia, eletto nel 2019, si è impegnato molto, tra le altre cose, a ripristinare la legge e l’ordine. Una volta insediatosi al governo, ha incrementato i ranghi degli agenti di polizia ed ha ampliato i loro poteri. La questione più controversa però è stata la volontà di far rivivere le forze speciali di polizia in moto, scioltesi per volere del governo di Syriza a causa delle continue violazioni dei diritti umani. Molti degli agenti reclutati infatti vengono presi dai ranghi delle forze speciali militari, bypassando di fatto il percorso attraverso l’accademia.

Finora, le energie di questa forza allargata si sono concentrate sulla sorveglianza degli spazi pubblici durante il lockdown, sul controllo delle proteste e sulla riconquista di zone urbane che avevano tradizionalmente goduto fino ad allora di una certa autonomia nei confronti dello stato. Nel centrale quartiere ateniese di Exarcheia, una roccaforte degli anarchici e della sinistra radicale, sono state fatte numerose irruzioni, perquisizioni e sgomberate case occupate abusivamente da molti anni. La polizia, inoltre, ha anche ottenuto il permesso di entrare nei campus universitari, ponendo fine a un divieto, in vigore dal crollo della giunta militare nel 1975, quando gli studenti venivano proclamati eroi della resistenza e i loro campus erano considerati paradisi del dissenso.

Mano a mano che le forze di polizia si sono spinte nella vita pubblica, hanno dovuto affrontare un controllo senza precedenti. I suoi eccessi sono stati immediatamente documentati, con i filmati dei delle aggressioni condivisi ampiamente sui social. I video della brutalità poliziesca hanno scatenato innumerevoli proteste e hanno preparato il terreno per un’ulteriore escalation, inutilmente sedata da promesse sulla riforma delle forze di polizia che non si è mai realizzata concretamente.

Per ben due volte quest’anno, le proteste contro la brutalità della polizia ad Atene, sono sfociate in disordini. A ottobre per l’uccisione di Nikos Sampanis, e a marzo per il brutale pestaggio ad un uomo che aveva violato il lockdown nel quartiere di Nea Smyrni. Diversi manifestanti sono rimasti feriti durante i disordini e anche un agente, scaraventato a terra mentre era a bordo della sua moto e picchiato da una folla di ultras di una squadra di calcio.

Storicamente, lo stato prende di mira gli anarchici con una combinazione di maggiore violenza da parte delle forze di polizia e un’ullteriore stretta sulla sorveglianza, spesso operando sulla soglia dell’illegalità. Nel frattempo, la violenza degli anarchici, è tradizionalmente associata ai disordini, rapine in banca, attentati incendiari e omicidi da parte di gruppi di guerriglia urbana, designati come terroristi dallo stato greco.

Dopo l’ultimo giro di vite con il governo di Nuova Democrazia, tuttavia, il movimento sta rivedendo il suo uso delle tattiche violente, ha detto il politologo George Sotiropoulos. “A livello teorico, gli anarchici non hanno mai abbandonato l’idea della violenza politica, ma ora c’è un atteggiamento più sfumato verso di essa”, ha detto, “proprio a causa del livello di repressione da parte della polizia”.

L’influenza del movimento è aumentata quando la crisi finanziaria globale ha colpito la Grecia, 13 anni fa. L’uccisione di un adolescente disarmato, colpito da un proiettile della polizia a Exarcheia nel dicembre 2008, ha scatenato disordini a livello nazionale. Le rivolte che hanno seguito la morte di Alexandros Grigoropoulos non hanno fatto altro che amplificare la rabbia per il peggioramento delle condizioni economiche.

Oggi, gli anarchici attingono anche al malcontento per la risposta dello stato a questioni come l’inquinamento e gli incendi, formando l’avanguardia di un nascente movimento ambientale. La sinistra greca e gli anarchici “si intersecano con il movimento ambientalista a livello di lotte locali”, ha detto Sotiropoulos. Tuttavia, gli anarchici “non sono stati particolarmente attivi sulla questione del cambiamento climatico”, ha aggiunto, a causa dell’assenza in Grecia di un “ampio movimento ambientalista che si occupa di queste problematiche”.

Ma è solo questione di tempo. E’ prevedibile che le cause ambientali guadagnino maggior forza in Grecia, soprattutto a causa degli incendi catastrofici e delle condizioni meteorologiche estreme, dovute al surriscaldamento del pianeta. Sotiropoulos ha detto che lo stato è molto allarmato dalla prospettiva che gli anarchici formino “il nucleo radicale” di un movimento ambientalista in espansione – “una lotta radicalizzata” è molto più difficile da gestire.

Spirito autoritario

Dalla collina a forma di croce dove suo figlio è sepolto, Yannis Mangos può vedere i tetti di Volos, la città portuale che è stata la sua casa negli ultimi 30 anni. È cresciuto in un villaggio della vicina provincia di Tessaglia, trasferendosi in città dopo il suo matrimonio con Dati Mourtzopoulou, la figlia di un importante avvocato e poeta. La coppia, entrambi insegnati, ha avuto tre figli, Vasilios era il secondo.

La politica di sinistra ha sempre fatto parte famiglia Mangos. Da giovane, Yannis era stato membro del partito comunista greco. Suo padre era stato un guerrigliero comunista durante la guerra civile greca. Yannis mirava a tramandare questa tradizione di famiglia, portando il giovane Vasilios a fare escursioni sulle montagne dietro Volos, teatro di alcune delle leggendarie battaglie della guerra civile. Parlavano della storia della regione e dell’ eroe della resistenza comunista, Aris Velouchiotis, che si era rifugiato su queste montagne per combattere l’occupazione nazista della Grecia. Vasilios sarebbe diventato un giovane “profondamente politicizzato”, ha detto Yannis, molto interessato e preoccupato alle ingiustizie, e si chiedeva continuamente: “perché esistono, e cosa possiamo fare a riguardo”.

Il ragazzo è cresciuto in una città in declino. Una volta Volos era stata un centro commerciale molto attivo, che collegava l’Europa danubiana al Mar Nero e al Medio Oriente. Nel 20° secolo, divenne il terzo porto più grande della Grecia, le sue fabbriche sul lungomare producevano acciaio e cemento. Con la globalizzazione, però, Volos ha fatto la fine dei centri manifatturieri di qualsiasi provincia. Le fabbriche sono ancora lì, ad emettere fumi, ma producono meno e assumono meno persone. Gran parte della vecchia borghesia si è trasferita nella capitale, e molti dei giovani che si ritrovano sul lungomare la sera, finiranno per usare i loro passaporti europei per inseguire un futuro all’estero.

Vasilios Mangos sarebbe rimasto a vivere li. Aveva una personalità ottimista e una vena impulsiva, e si faceva facilmente degli amici. Era soprannominato Billy. Tifava per il Volos Victory FC, la squadra di calcio locale fondata dai rifugiati che ingrossarono la popolazione della città, dopo la guerra greco-turca del 1922. Fin dall’adolescenza, condivise l’appetito del padre per la letteratura politica, leggendo opere canoniche di Camus, Dostoevskij e dell’ambientalista greco e dissidente di sinistra, Chronis Missios.

Il suo orientamento politico, tuttavia, si discosterà da quello del padre. Mentre Vasilios condivideva lo scetticismo di Yannis nei confronti dei principali partiti politici greci, considerandoli legati agli interessi americani o tedeschi, allo stesso tempo rifiutava il dogmatismo dei comunisti. Suo figlio, dice Yannis, “ha finito per spostarsi in uno spazio politico un po’ più avanti”. Vasilios gravitava nella scena anarchica di Volos, spesso abitando nel più grande dei suoi squat, il Matsangou Occupation, dove organizzava raccolte fondi ed eventi culturali.

Le origini del moderno movimento anarchico greco risalgono al periodo successivo alla seconda guerra mondiale. L’insurrezione comunista che aveva combattuto i nazisti nelle montagne dietro Volos fu sconfitta nella guerra civile greca del 1946-9. Nella divisione dell’Europa del dopoguerra, la Grecia fu attirata nell’orbita degli Stati Uniti, diventando membro della Nato e, almeno nominalmente, una democrazia. In pratica, tuttavia, i suoi partiti di sinistra furono spinti alla clandestinità da uno stato post-bellico che temeva un revival comunista. Il movimento anarchico si espanse durante questo periodo, prosperando accanto ai comunisti che vivevano in clandestinità. “L’anarchismo moderno in Grecia emerse come una tendenza all’interno del più ampio radicalismo di sinistra”, ha detto il politologo George Sotiropoulos. “Si sviluppò nel contesto di un movimento che chiedeva la democratizzazione”.

Dopo che un colpo di stato militare installò una giunta autoritaria di estrema destra nel 1967, alcuni elementi radicali di sinistra e anarchici, approvarono l’idea della violenza politica. La loro fede nella lotta violenta sopravvisse fino al crollo della giunta e alla revisione del sistema democratico a metà degli anni Settanta. L’anarchismo greco ha dato ampio spazio alla violenza politica, perché vedeva “lo stato di diritto democratico come una facciata”, ha detto Sotiropoulos. Nella visione anarchica, lo stato è controllato da interessi profondamente conservatori e reazionari con tendenze fasciste, e quindi il suo monopolio della violenza deve essere continuamente sfidato.

Se gli anarchici si considerano i tedofori della resistenza alla giunta, le forze di polizia conservano un po’ dello spirito autoritario di quell’epoca. Respingono costantemente gli sforzi per renderla più responsabile, mentre reclutano dalle file dei simpatizzanti di estrema destra e neonazisti. “C’è stato uno sforzo per democratizzare gli organi di sicurezza all’indomani della giunta”, ha detto Anastasia Tsoukala dell’Università di Paris-Sud. “Ma mentre questo è avvenuto in modo soddisfacente con le forze armate, e non siamo più a rischio di un colpo di stato, è fallito miseramente con la polizia”.

“Ha cercato il sangue della polizia”

Dopo aver terminato la scuola, Vasilios Mangos si iscrisse a un istituto tecnico di Atene, e si immerse nella controcultura anarchica della capitale, incentrata sulla rete di squat di Exarcheia. Si esibiva occasionalmente come rapper e frequentava i festival musicali, prendendo treni su e giù per il paese, accompagnando i suoi amici in epiche sbronze. Insieme alle inevitabili droghe leggere, Vasilios sviluppò un certo gusto per l’eroina. Consumatore funzionale, fece diversi tentativi di disintossicarsi, partecipando ad alcuni programmi di riabilitazione a Volos e nella vicina città di Larisa. Alla fine dell’ultimo decennio, era riuscito a smettere con la sua dipendenza. Tornato a Volos, aveva trovato lavoro come autista addetto alle consegne e aveva una relazione stabile con una sua coetanea.

Mangos, antifascista fin da adolescente, nel 2013 attaccò la sede di Alba Dorata della sua città. Negli anni successivi, partecipò ad alcune campagne ambientaliste promosse dal movimento anarchico. Gli anarchici di Volos si mobilitavano ovunque rilevassero una presenza eccessiva da parte del governo. Protestavano contro le fabbriche inquinanti della città, i piani ufficiali per deviare una sorgente di montagna, e i piani per costruire parchi eolici nella regione.

Il 13 giugno 2020, Vasilios si è unito a circa 5.000 persone in una protesta contro la fabbricazione di un nuovo impianto, progettato per convertire i rifiuti commerciali in combustibile per l’incenerimento, nella fabbrica di cemento che dominava la periferia della città a nord. Il combustibile solido recuperato, o SRF, prodotto da carta trattata, rifiuti tessili e plastica, è sempre più utilizzato nella produzione di cemento e nella generazione di energia in tutto il mondo.

Promosso come un’alternativa più sostenibile ai combustibili fossili, ha il vantaggio aggiuntivo di ridurre la quantità di rifiuti destinati alle discariche. A Volos, tuttavia, molti temono che l’impianto SRF previsto non rispetti le norme ambientali e peggiori l’inquinamento dell’aria. Il cementificio Heracles della città, di proprietà del conglomerato svizzero LafargeHolcim, è tra i più grandi impianti di questo tipo in Europa. Un rapporto del 2011 dell’Agenzia europea dell’ambiente, EEA, lo ha classificato come il decimo peggior sito industriale in Grecia, in termini di impatto sull’inquinamento dell’aria e sulla salute pubblica.

Vasilios ha partecipato alla manifestazione del 13 giugno con un gruppo di tifosi del Volos Victory FC, che avevano il compito di fare da steward. I manifestanti – un mix di attivisti, studenti e famiglie con bambini – sono avanzati verso i cancelli del cementificio, portando bare simboliche e cartelli con slogan che sono diventati comuni nelle proteste ambientali in tutto il mondo: “Se il clima fosse stato una banca”, si legge in uno, “il governo l’avrebbe salvato”.

Gli attivisti e la polizia danno spiegazioni contrastanti per il caos scoppiato mentre la protesta si stava concludendo, verso le 21.00 di quella sera. Secondo una dichiarazione del sindacato di polizia locale, un gruppo di manifestanti incappucciati aveva “cercato il sangue della polizia”, lasciando almeno due agenti con ferite alla testa. Tuttavia, gli attivisti hanno detto di essere stati colpiti da gas lacrimogeni e granate stordenti mentre si avvicinavano al cementificio con un grande striscione.

Alcuni attivisti hanno detto che lo striscione doveva essere collocato ai cancelli della fabbrica; altri hanno sottinteso che doveva essere collocato all’interno dei locali della fabbrica. In entrambi i casi, la polizia ha finito per inseguire gruppi di manifestanti per due chilometri, fino ai cancelli dell’ospedale cittadino. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto i manifestanti sdraiati a terra, sopraffatti dal gas lacrimogeno, o tuffarsi in mare per sfuggire ai suoi effetti.

Non tutti però simpatizzavano con gli attivisti ambientali. Un deputato conservatore di Volos li ha descritti come “teppisti incappucciati che operano ai margini dell’illegalità”. Il deputato, che ha rilasciato alla BIRN una dichiarazione anonima, ha detto che i manifestanti hanno sbagliato a voler prendere di mira il cementificio. “Se Lafarge lascia la sua sede attuale”, ha detto, “si stabilirà una volta per tutte in Bulgaria, portando con sé molti posti di lavoro”.

Forza necessaria

Il giorno dopo, i disordini scoppiati durante la manifestazione, erano sulla bocca di tutti. All’ora di pranzo, una piccola protesta si era formata fuori dal palazzo di giustizia dove si stavano preparando le accuse contro i manifestanti arrestati la sera prima. I manifestanti si sono tenuti su un lato della strada, di fronte ai furgoni della polizia antisommossa che stazionavano fuori dal tribunale.

L’atmosfera era molto ostile. E’ stato riferito che gli agenti della polizia hanno utilizzato gli altoparlanti per fare commenti sulle donne presenti nella folla di dimostranti radunati sul marciapiede opposto, mentre i manifestanti gridavano slogan contro di loro, mettendo in rima il termine greco per la sicurezza “asfalites”, con la parola “alites”, teppisti.

Vasilios Mangos non era presente alla protesta, ma viveva nelle vicinanze e stava passando con la sua moto proprio mentre i detenuti venivano condotti fuori dal tribunale. Riconoscendo uno di loro, ha parcheggiato la moto e, d’impulso, è corso verso la polizia, gridando: “Cosa gli state facendo?”.

In un video disponibile su You Tube, un poliziotto vestito di scuro è ripreso, mentre si gira a sinistra dell’inquadratura, con il braccio teso. Vasilios è appena fuori dall’inquadratura, ma la sua ombra si può vedere proiettata sull’asfalto. Un altro poliziotto vestito di nero si precipita verso di lui, seguito da un gruppo di agenti in tenuta antisommossa. La telecamera fa una panoramica su due agenti che picchiano Vasilios mentre giace a terra. Uno degli agenti usa un manganello mentre un altro è ripreso mentre prende a calci Vasilios, che alza le mani per proteggersi la testa. Un terzo ufficiale in tenuta antisommossa si unisce a loro mentre i suoi colleghi si dividono a ventaglio, formando un rapido cordone tra i manifestanti e Vasilios.

Si sentono grida scioccate della folla. “Lasciatelo!” grida qualcuno; “Cosa gli state facendo, porci?” grida un altro. Gli agenti sparano granate stordenti e la telecamera riprende i manifestanti che si allontanano in fretta, inseguiti dalla polizia antisommossa. “È stata la cosa più brutale che abbia mai visto”, ha detto S., un amico d’infanzia di Vasilios e un membro della scena anarchica della città che ha parlato al BIRN: “La polizia ci ha inseguito per due isolati, oltre i tavolini di un ristorante, con i clienti seduti a guardarci, esterrefatti”.

Un secondo video, disponibile sempre su YouTube, mostra l’assalto al tribunale da un’altra angolazione e ne cattura i momenti più drammatici: Vasilios è inginocchiato sulla strada con tre agenti in piedi sopra di lui, mentre i manifestanti si disperdono al suono delle granate stordenti. Più tardi, Vasilios disse al suo amico S. che le sue costole erano già state fratturate. Ammanettato e straziato dal dolore, Vasilios ha urlato alla polizia che non riusciva a respirare.

Condotto di peso in un vicolo, circa due ore dopo è stato visto vicino alla stazione di polizia locale, da alcuni conoscenti che stavano portando del cibo ai loro amici detenuti. Visibilmente ferito, Vasilios è stato aiutato a tornare a casa, e poi trasportato in ospedale. Ha raccontato a suo padre e ai suoi amici che era stato ulteriormente picchiato dagli agenti prima che lo lasciassero andare, trattenuto in una cella, chiamato “frocio”, e deriso quando ha cercato di bere l’acqua che gocciolava da un lavandino rotto.

Dopo un’ora di custodia, è stato rilasciato senza accuse. Sul registro della stazione di polizia c’è scritto che Vasilios Mangos è stato trattenuto perché sospettato di aver commesso un crimine. Come motivo della detenzione, il registro cita anche la sua “attività in vari collettivi” e il suo “comportamento criminale” – un chiaro riferimento ai suoi legami con i gruppi anarchici locali e alla sua condanna per l’attacco alla sede di Alba Dorata. Sul registro c’è scritto anche che è stato trattenuto usando solo la forza “assolutamente necessaria”.

In ospedale, Vasilios ha ricevuto degli antidolorifici per le ferite alle costole e agli organi interni. “Erano anni che non lo vedevo così abbattuto”, ha detto il padre, Yannis Mangos. “Era quasi come se stessero cercando di sottometterlo”. Dopo una lunga convalescenza a casa, Vasilios ha fatto domanda per il sussidio di invalidità ed ha provato anche ad uscire. Guidare lo distraeva, ma doveva andarci piano – gli scossoni del veicolo erano insopportabili se andava più veloce di 20 km/h. L’amico d’infanzia di Vasilios, S., che lo vedeva quasi ogni giorno in quel periodo, ricorda che gli diceva di non raccontare barzellette perchè ridere era troppo doloroso.

Vasilios parlava dell’aggressione con toni disinvolti, ma chi lo conosceva sapeva che l’esperienza lo aveva colpito psicologicamente. “Era stressato e aveva problemi a dormire, sembrava depresso”, ha detto il suo amico S. al BIRN. “Non era più il solito compagno di sempre”. Gli amici hanno detto che Vasilios si lamentava anche di essere stato contattato da persone che gli avevano venduto droga, quando era tossicodipendente, per questo motivo creò un nuovo profilo Facebook per evitare che lo rintracciassero.

Alcune settimane dopo l’aggressione, Vasilios si è rivolto al suo medico per chiedere aiuto. Gli fu diagnosticata una forte depressione da stress post-traumatico, e gli furono prescritte delle benzodiazepine, una classe di farmaci utilizzati nel trattamento di ansia e insonnia. Anche se ampiamente prescritte e considerate sicure per l’uso a breve termine, le benzodiazepine possono scatenare un’overdose se prese in combinazione con altre sostanze che inibiscono il sistema nervoso, come l’alcol o gli oppioidi. La sera di lunedì 13 luglio 2020, un mese dopo essere stato aggredito dalla polizia, Vasilios viene trovato morto nella camera da letto dalla madre. L’autopsia confermerà che la morte è stata causata da un’overdose di sostanze stupefacenti, una combinazione di droghe lecite e illecite, in particolare di eroina.

Yannis Mangos si trovava fuori casa per occuparsi della madre malata, quando suo figlio è morto. Yannis ha detto al BIRN che Vasilios era calmo e loquace quando hanno parlato al telefono domenica, mentre il giorno dopo, lunedi mattina, era in “uno stato terribile: irritato, sconvolto, stressato”.

Il padre aveva proposto di andare a fare un’escursione in montagna quando Vasilios si fosse ripreso, facendo qualcosa che entrambi amavano – e quella è stata l’ultima volta che hanno parlato. L’overdose sembra essere stata causata da un tragico errore di calcolo, perchè Vasilios ha mescolato i farmaci che gli erano stati prescritti con un oppioide, per il quale il suo corpo aveva perso tolleranza. “Era pulito da molto tempo, avrebbe dovuto fare molta attenzione al dosaggio e alla combinazione”, ha concluso Yannis.

Non ci sono prove che suggeriscono che Vasilios avesse intenzione di togliersi la vita. Anche se il suo umore era molto altalenante dopo il pestaggio subito, e la richiesta di un risarcimento sembrava avergli dato uno scopo, un motivo per cui lottare. Nella settimana precedente alla sua morte, ha incontrato Anny Paparoussou, un avvocato di Exarcheia nota per prestare la sua difesa alle vittime della violenza della polizia. L’incontro è stato organizzato da Yiannis Hadziyannis, un attivista di sinistra di Volos che stava aiutando a organizzare una difesa legale per gli attivisti accusati per la manifestazione del 13 giugno. Ha dichiarato al BIRN di essere stato colpito dalla forza e dalle convinzioni politiche di Vasilios: “Vasilios è stato chiarissimo e non si è fatto illusioni perché sapeva bene da quale parte della barricata si trovava”.

Una presenza viva

Quando la notizia della morte di Vasilios si è diffusa nei circoli anarchici e di sinistra, si è sollevato un moto di indignazione. Il video del suo pestaggio, fuori dal tribunale è stato visto sotto una nuova luce: la polizia era implicata non solo in un’aggressione ma anche, potenzialmente, in una morte. “La gente mi diceva che gli attivisti si stavano preparando a riunirsi in tutta la Grecia, che si stavano preparando a scendere in piazza”, ricorda Yannis Mangos, che rilasciò una breve dichiarazione nella speranza di poter disinnescare le tensioni: disse che la famiglia non riteneva lo stato responsabile della morte del figlio. “Stavo soffrendo terribilmente”, confessa Yannis, “e Vasilios doveva ancora essere sepolto”.

Oggi, invece, la famiglia Mangos dice apertamente che le azioni dello stato hanno contribuito alla morte del figlio. Sostengono che abbia fatto uso di eroina per affrontare il profondo stress psicologico in cui era caduto dopo l’aggressione subita. “Vasilios non è morto direttamente per il pestaggio, ma l’incidente lo ha danneggiato psicologicamente e lo ha spinto su un percorso autodistruttivo”, ha detto Yannis al BIRN. “Se non fosse stato picchiato e torturato, oggi sarebbe ancora vivo. Non gli hanno sparato al cuore, ma hanno sicuramente distrutto la sua anima”.

La posizione ufficiale dello stato su Vasilios Mangos è cambiata con la sua morte. Due settimane dopo l’assalto, quando era ancora vivo, lo stato aveva difeso gli agenti di polizia di Volos. Il vice ministro per la tutela dei cittadini, Eleftherios Ikonomou, ha detto che avevano agito in modo appropriato contro un comportamento “violento e minaccioso”. Tuttavia, due giorni dopo la morte, il capo di Ikonomou, il ministro per la tutela dei cittadini, Michalis Chrisohoidis, ha detto che gli agenti erano sotto inchiesta.

Come si è scoperto, anche i trascorsi di Vasilios sono stati accuratamente esaminati. Il 15 settembre 2020, il suo avvocato, Anny Papparousou, ha rivelato che la polizia stava ancora trattenendo il telefono di Vasilios con la motivazione che stavano svolgendo indagini, in modo da poter formulare un’accusa postuma per possesso di droga. “È un paradosso incredibile”, ha detto al BIRN. “Hanno usato il pretesto di questa accusa inesistente per confiscare il telefono di Vasilios”.

Il BIRN ha chiesto alla polizia di Volos perché stavano trattenendo il telefono di Vasilios. In una breve telefonata, il capo della polizia della direzione di Magnesia, Miltos Alexakis, ha detto che la polizia non era in grado di discutere i dettagli del caso. Il BIRN, successivamente, ha fatto diversi tentativi di contattare altre sezioni della polizia, così come i singoli agenti, ma nessuno ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.

Un ex ufficiale di polizia di Volos, che ora lavora nell’industria della sicurezza privata, ha detto che non era “sorprendente” che gli ufficiali in servizio non volessero parlare. L’ex ufficiale ha detto che l’uso eccessivo della forza è “un problema ricorrente” e la “polizia si rifiuta assolutamente di affrontarlo”, in particolare in questo caso. “Questo è stato un incidente davvero molto imbarazzante”, ha detto al BIRN “Non c’è bisogno di continuare a usare la violenza dopo aver immobilizzato il soggetto”.

Yannis Mangos visita la tomba di suo figlio ogni giorno, una breve camminata da casa, su per un rigoglioso sentiero di montagna dietro la città. Lungo la strada, passa davanti a uno scritta che Vasilios usava come motto: “Anche se non vinceremo mai, combatteremo sempre”. La lapide porta un verso di uno dei poeti preferiti di Vasilios, Kostas Kariotakis. “Facciamo pace con il nulla e l’infinito”, recita l’iscrizione, sotto il simbolo del numero zero annodato nel segno dell’ infinito.

Yannis lava la lapide, e ricorda di aver chiacchierato di ingiustizia con un ragazzo che era molto preoccupato. “Aveva una presenza così vivida”, ha detto. “All’inizio, non riuscivo a trovare pace e pensavo che lui fosse ancora in giro da qualche parte”. Durante le passeggiate in città, pensa a suo figlio alla vista di giovani uomini che gli assomigliano, e guardando le scritte fatte con lo spray sui muri: “Vasilios Mangos – Presente! Durante le manifestazioni molte persone si fermano davanti alla casa della famiglia.

Per Yannis Mangos, la morte di suo figlio ha rivelato il vero volto dello stato greco. Ora è più favorevole all’analisi anarchica: lo stato di diritto è una finzione e lo stato è intrinsecamente reazionario – è candidato all’abolizione, non alla riforma. “Quello che è successo alla mia famiglia mi ha mostrato che non c’è democrazia in Grecia”, ha detto. “Vasilios era più avanti con il suo pensiero, io ero più conservatore. L’anarchismo non mi piaceva quando ero giovane. Ora, però, ha senso”.

L’articolo è stato realizzato da Iason Athanasiadis, un giornalista freelance che vive ad Atene. Questa storia è stata curata da Neil Arun. È stata prodotta come parte della Fellowship for Journalistic Excellence, sostenuta dalla Fondazione ERSTE, in collaborazione con il Balkan Investigative Reporting Network.

Fonte: balkaninsight.com via noticiasanarquistas.noblogs.org

Traduzione: infernourbano




Fonte: Infernourbano.noblogs.org