Novembre 21, 2020
Da Radio Blackout
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Mentre nel resto del mondo si cerca di uscire con dignitĂ  dall’epidemia la Cina ha avuto modo di convincere della propria affidabilitĂ  commerciale e come realizzatore di vie di comunicazione, di apertura di mercati e  produzione-diffusione di merci, le clausole che consentono una provenienza tale dei beni esportati che i beni intermedi possono originare da uno qualunque dei sottoscrittori, al punto che al sistema messo in piedi – nell’assenza dell’America trumpiana – nello scacchiere pacifico hanno aderito tutti gli stati dell’Indo-pacifico a parte l’India, unico bottino statunitense per scelta di Modi dell’alleato potente piĂč lontano e non confinante e perchĂ© si immagina come potenza equivalente a quella cinese.

Persino Australia, Giappone e Corea del Sud hanno aderito al Regional Comprehensive Economic Partnership, che rappresenterebbe un terzo del pil mondiale; una volta a regime, tra due anni
 ma ecco appunto le prime cautele. Per ora si tratta di un accordo appena ratificato e non si sa ancora come potrĂ  dipanarsi questo flusso e cosa significa la semplificazione doganale e l’estensione a servizi, investimenti, e-commerce di quello che perĂČ non si configura solo come un libero scambio tradizionale, inserendosi nell’idea del multilateralismo abbandonata dalla politica aggressiva dei dazi suprematisti, che ha affossato il Tpp di Bush e Obama che poteva contrastare lo strapotere cinese sull’oceano. Se Biden probabilmente cercherĂ  di ritessere la trama del vecchio Tpp, Ăš un dato di fatto che ormai i firmatari del Rcep (che hanno lasciato comunque aperto l’uscio per un ingresso anche dell’India) sono tali che ne fanno un interlocutore imprescindibile per tutte le economie. Anche se non Ăš ancora un’area regolamentata come l’Unione Europea, si propone come una potenza con cui bisogna fare i conti.

L’oltraggio all’inno e la guerra tecnologica in funzione politica

Leggi sempre piĂč liberticide si impongono in particolare per ridurre alla ragione Hong Kong, manifestazioni sono state disperse, parlamentari sospesi o autodimissionari; si Ăš giunti a una calma apparente a HK, perchĂ© si Ăš imposto il timore continentale. Una linea dura che intende sbarazzarsi dell’opposizione. La strategia Ăš brutale e complessa nella sua elementare applicazione.

Su entrambi gli argomenti abbiamo sentito da Hong Kong Ilaria Maria Sala (sua la foto del luogo da cui si Ăš tenuta la corrispondenza)





Fonte: Radioblackout.org