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Oggi l’udienza dei processi ai manifestanti scesi in piazza dopo che nel 2016 un facchino era stato investito da un camion durante un picchetto ai magazzini Gls di Piacenza: rinviata a marzo prossimo. Prosegue anche il dibattimento per i fatti di via Erbosa del 2014, pronuncia della sentenza confermata per il 7 luglio.

29 Giugno 2021 – 16:52

Presidio davanti al Tribunale, stamattina, in occasione dell’udienza per il processo sulla manifestazione che si svolse a Bologna nelle ore successive all’assassinio di Abd Elsalam Ahmed Eldanf che, nel 2016, fu investito da un camion durante un picchetto ai magazzini Gls di Piacenza: una vicenda molto simile a quella che pochi giorni fa ha portato alla morte di Adil Belakhdim a Novara. La manifestazione è stata convocata dall’Usb, che spiega come a Bologna e a Roma cadessero quasi in contemporanea le udienze  “contro un nutrito gruppo di militanti dell’Unione sindacale di base accusati di molteplici reati: resistenza, interruzione di pubblico servizio, invasione di azienda, blocco stradale etc per le manifestazioni spontanee tenutesi nelle stazioni di Bologna e a Roma di fronte agli uffici del ministero del Lavoro, il 15 settembre 2016. Nella notte tra il 14 e il 15 settembre a Piacenza un delegato Usb nel settore della logistica, Abd Elsalam Ahmed Eldanf, veniva ucciso, travolto da un camion, mentre animava un picchetto di lavoratori in lotta di fronte ai magazzini della Gls. Non un incidente stradale ma un omicidio vero e proprio, anche se il tribunale di Piacenza non lo ha mai riconosciuto”. La pronuncia della sentenza da parte del Tribunale di Bologna è stata rinviata al 22 marzo 2022 per l’assenza di un testimone. Rinvio anche per il processo romano, al 24 marzo 2022.

Le manifestazioni sotto processo, “insieme a tante altre svoltesi in ogni angolo del paese – scrive il sindacato – furono frutto dell’immensa rabbia per l’omicidio volontario di un lavoratore, delegato sindacale, durante un picchetto operaio, commesso per consentire il passaggio di camion e impedire l’interruzione del flusso delle merci, cioè del capitale. Ieri con Abd Elsalam, oggi con Adil, sindacalisti in lotta vengono uccisi per garantire il profitto. Siamo tornati agli anni in cui per impedire le proteste popolari e sociali si sparava sulle manifestazioni e si uccidevano i sindacalisti. Oggi come ieri il profitto vale più della vita umana. I due processi cadono quindi in un momento in cui, con l’assassinio di Adil, viene dimostrato che non siamo più di fronte a incidenti o fatalità – ammesso e non concesso che ci fossero dubbi – ma di veri e propri omicidi. Oggi come ieri nascono manifestazioni, cortei, picchetti di lavoratori per denunciare i mandanti e gli esecutori. Con le sentenze di Bologna e Roma si capirà definitivamente se le lacrime di coccodrillo, in questi giorni come all’epoca dei fatti di Abd Elsalam sparse a piene mani da ministri, presidenti del Consiglio e media, produrranno condanne per i compagni imputati di aver manifestato la loro rabbia, oppure per gli assassini e per chi ha armato la loro mano”.

In Tribunale si è svolta oggi anche un’udienza a carico delle 16 persone accusate, a vario titolo, di violenza privata e danneggiamento aggravato per quanto avvenuto al campo di via Erbosa l’8 novembre 2014 e nei confronti di quali la pm ha chiesto pene di un anno e quattro mesi per il reato di danneggiamento, un anno e nove mesi per la violenza privata e di due anni per le lesioni. La pronuncia della sentenza è confermata per il 7 luglio.




Fonte: Zic.it