Febbraio 7, 2021
Da Radio Blackout
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Questo è un video di una canzone del movimento di Gezi, composta durante quelle lotte e che rimane come legame tra le lotte di quasi 8 anni fa e l’attuale mobilitazione per la prestigiosa università di Boğaziçi (e in questi ultimi giorni anche altre facoltà vedono imposti rettori ignoranti, compromessi con la cricca del Presidente autocrate, posti a presidio e manipolazione degli organismi culturali che maggiormente possono e fungono da baluardo al populismo confessionale del regime, che invece vuole forgiare il regime autoritario imponendo il suo modello, inserendo anche e soprattutto nelle istituzioni scolastiche suoi fedelissimi, che completino la repressione di ogni voce critica perseguita anche precedente al golpe, come dimostra la repressione di Gezi, che è avvenuta prima. La repressione dei moti di piazza ancora del tutto pacifici è feroce e si possono scaricare video che mostrano la violenza poliziesca, ma anche la determinazione dei ragazzi… da ultimo Erdoğan ha pensato di fare una delle sue provocazioni da bulletto, sfidando a chiedere le sue dimissioni, se osavano: ne è scaturita una valanga di richieste in poche ore da sommergerlo: «Non credere che saremo disposti ad obbedirti» è il messaggio inviatogli dai ragazzi dell’Università del Bosforo, da sempre aperta e liberale. Ma non si è dimesso.

Anzi, potevano mancare questioni anche in relazioni internazionali, che vedono accordi sia con il nemico per eccelelnza da Omero in avanti: l’Ellade. Pur di mettere le mani su parte dell’energia naturale contenuta dall’Egeo si è potuto assistere a una grande pace tra la Grecia fascista e la Turchia fascista e persino il controllo delle zone marine pare che troverà un accordo tra le due nazioni che si erano mostrati i denti solo poche settimane fa nel Mediterraneo orientale.

Ancora più ipocrita è stata la difesa di qualche tempo fa operata da Erdoğan a favore dei turcofoni abitanti autoctoni dello Xinjiang: gli uyghuri, etnia turcodiscendente del Nordovest della Cina di religione musulmana e sottoposti a repressione da parte della maggioranza Han, ai quali Pechino riserva periodi di deportazione, lavori forzati, rieducazione e divisione dalle famiglie dei minori. Purtroppo interessi economici, la Via della Seta, il bisogno di energia han fatto sì che la fratellanza con gli uyghuri non arrivasse più alle proteste. Poi la pandemia (e il vaccino cinese) hanno addirittura portato a un accordo sull’estradizione degli espatriati in Turchia, proprio quando Xi applica la legge sulla sicurezza a tutti i cittadini considerati cinesi dal regime di Xi. Murat ha invitato Sabrina Moles a parlarne con lui al termine della sua rubrica settimanale: 20 minuti di Caffè turco con Murat





Fonte: Radioblackout.org