Gennaio 9, 2022
Da Il Manifesto
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Geniale, intensissima, assolutamente imprevedibile. Moor Mother è capace di aprire squarci su mondi inaspettati, riuscendo a mettere in connessione secoli di storia e di oppressione con la visione di un futuro luminoso. Poetessa, musicista, rapper, attivista, artista visuale, anche dal vivo Moor Mother si muove tra gli estremi, alterna esplosioni arrabbiatissime e momenti più riflessivi, mescola hip hop, jazz, punk, elettronica, in un flusso avvolgente e catartico. Appena passata al Bronson di Ravenna nell’unica data italiana del tour dell’ultimo disco Black Encyclopedia of the Air, in un evento collaterale del festival Transmissions, Moor Mother sembra provenire da un cosmo parallelo. Parla in modo calmo, spiegando concetti complessi e riflettendo sui messaggi nascosti che inserisce nella sua musica. I moltissimi rimandi, il lavoro stratificato che mette insieme denuncia politica, la rabbia contro il razzismo, la speranza per una comunità nuova e finalmente libera, sono simili a profezie, sembrano formule magiche a un passo dal realizzarsi.
Tutti elementi che hanno reso Black Encyclopedia of the Air, il disco pubblicato da Anti- Records a settembre, uno dei lavori più interessanti tra quelli usciti nel 2021, sia per la profondità dei contenuti che per lo stile musicale, quanto mai influenzato dall’hip hop dei primi anni Novanta. Un album nato quasi per caso, come divertissement dall’opera cui sta lavorando da due anni e che vedrà la luce a luglio del 2022. «È un disco che ho fatto soprattutto per divertimento», racconta Moor Mother, «per distrarmi durante il lockdown nel 2020. Da tempo stavo lavorando a un disco, senza avere ancora la possibilità di portarlo a termine. È difficile, perché mi servivano diversi cantanti e musicisti. Stavo usando la mia voce, sto migliorando, ma non pensavo che il mio cantato fosse buono abbastanza. Così ho coinvolto diversi musicisti e nel frattempo ho realizzato Black Encyclopedia of the Air, che io vedo come un divertente progetto parallelo in attesa del nuovo lavoro». In tredici pezzi, in cui compaiono moltissimi ospiti, come Brother May o Saydah Ruz, il rapper Pink Siifu e la performer Eliane Mitchener, Moor Mother cita gli scritti della poetessa Audre Lorde, si richiama alle lotte delle Black Panthers e alle proteste di Black Lives Matter, omaggia Alice e John Coltrane (la cui casa appare nel video di Obsidian). «La mia ispirazione la trovo nelle storie delle persone, in particolare nelle musiciste. Oggi ad esempio ho suonato una canzone sulla vita di Billie Holiday: a colpirmi sono queste vite, la loro forza, la lotta, le sconfitte».
All’orizzonte c’è Jazz Codes, che sarà un disco e insieme un libro di poesie. Il lavoro con il produttore svedese Olof Melander ha preso il via proprio dal tentativo di trovare il giusto linguaggio musicale per accompagnare i testi scritti da Moor Mother. Anche nel disco previsto per l’estate saranno molti gli ospiti coinvolti. «Questo album è quello cui ho lavorato più a lungo», prosegue Moor Mother, «ed è diverso rispetto a qualsiasi altra cosa abbia prodotto. Sarà un disco jazz, dalla mia prospettiva. Credo sarà davvero molto interessante».
Nel frattempo, a novembre, International Anthem ha pubblicato Open the Gates, il nuovo disco degli Irreversible Entanglements, un viaggio astrale in cui si sente fortissima l’influenza di Sun Ra. Nel quintetto, Camae Ayewa (il vero nome di Moor Mother) si muove tra cantato, rap, spoken word, in un manifesto per la libertà creativa senza alcun limite. «Rispetto a tutti gli altri miei progetti, con la mia band è davvero facile: ci sono altre quattro persone a suonare, e io posso semplicemente mettermi lì e tirare fuori qualsiasi cosa mi venga in mente. Con gli Irreversible Entanglements non so mai cosa andremo a fare, anche ai concerti arrivo sul palco senza un piano preciso, improvvisiamo sempre. È per questo che funziona».
Non è stata l’unica collaborazione in quest’anno pieno di musica: Moor Mother è stata ospite anche nel disco dedicato al Libano di Jerusalem in My Heart, il progetto di Radwan Ghazi Moumneh con la regista Erin Weisgerber. «A me piacciono le persone molto più di quanto mi piaccia la musica che fanno», spiega Camae Ayewa.
«Quando incontro qualcuno e ci troviamo in sintonia ho tutto quello che mi serve, non mi interessa se suoni il flauto o il violoncello, se sei una bella persona allora possiamo fare qualcosa insieme». In questo periodo Moor Mother si trova in Europa, dopo un primo periodo in Svizzera ora è a Barcellona. Insieme alla partner Rasheedah Phillips, si trovava infatti in residenza presso il Cern di Ginevra, per una ricerca che coinvolge il centro di ricerca e il collettivo artistico Black Quantum Futurism. «Noi lavoriamo soprattutto con la temporalità», chiarisce. «Alcuni scienziati ci stanno aiutando a realizzare, ad esempio, degli orologi particolari, oggetti che possono essere manipolati dal suono e dalle frequenze del corpo. È un progetto che fa parte della nostra ricerca, che useremo per avanzare ancora».
Molte delle riflessioni che il collettivo sviluppa diventano poi principi e tecniche che Moor Mother applica a tutta la sua arte. «Black Quantum Futurism è una teoria, ma anche una pratica. Riguarda il modo in cui noi vediamo il tempo e come possiamo rompere con la natura oppressiva del tempo. Perché il tempo non è dato a tutti equamente. E in questo modo comunità distinte hanno tempi differenti, vivono su temporalità diverse. A Filadelfia, per esempio, anche solo il codice postale può determinare la tua aspettativa di vita. Puoi abitare in un’area della città e non riuscire a vivere oltre i 40 anni. Mentre in un’altra area di provenienza magari si arriva tranquillamente agli 80. Non è la stessa cosa, quindi. E noi vogliamo mettere in evidenza tutto questo, così che le persone possano comprendere la natura costrittiva del tempo. E riuscire a rivendicare la propria temporalità».
Dal razzismo al capitalismo, sono molti i dispositivi di esclusione messi in atto che hanno a che fare anche con il concetto di tempo. «Siamo stati tagliati fuori dalla nostra storia, dalle nostre tradizioni, dai nostri rituali, e in particolare questo vale per le persone nere negli Stati Uniti. Noi vogliamo mettere in crisi quell’idea di tempo, per creare un nuovo tipo di connessione. Per comprendere che il tempo è circolare, e qualcosa di lineare, con un inizio e una fine. Noi impariamo dai nostri antenati, dai nostri progenitori, a creare delle vie per il futuro».
E Moor Mother, che nel disco incarna la «memoria del dolore» come in un rito di emancipazione, è convinta che ognuno abbia un ruolo in questo processo di liberazione. «Ogni membro della nostra società è importante. Non importa a quale livello ti trovi, tutti stiamo vivendo questa vita e tutti abbiamo qualcosa da dare», afferma. «Siamo tutti già parte di qualcosa di più grande. E non dobbiamo sentirci isolati. Ognuno di noi è parte di un lunga discendenza, di successi, fallimenti, magia, tradizioni, tutte queste cose insieme. Così tante persone hanno lavorato perché tu sia dove sei, perché tu avessi la tua libertà, perché tu pensi nel modo in cui vuoi pensare. Quindi, perché fermarci? Perché non possiamo continuare a creare il futuro? Perché non distruggiamo queste paure cui siamo legati? La tua paura, la tua preoccupazione, non è solo tua singolarmente, è qualcosa per cui tutti noi siamo passati. Quindi quanto più tu ci lavori, tanto più questo crea un sentiero per il futuro di qualcun altro».

LA BIOGRAFIA
Camae Ayewa è nata ad Aberdeen, nel Maryland, dove è cresciuta in un complesso di case popolari. Si trasferisce a Filadelfia per studiare fotografia all’Istituto d’arte. Qui suona come bassista in due band locali, le Girls Dressed as Girls e i punk Mighty Paradocs. Nel 2016, pubblica come Moor Mother il suo esordio solista, Fetish Bones, per Don Giovanni, accompagnato da un testo di poesie. Come Moor Mother ha pubblicato sette dischi, l’ottavo è in preparazione per il 2022. Fa parte, insieme all’autrice Rasheedah Phillips, del collettivo artistico e letterario Black Quantum Futurism. Dal 2017 è membro della band jazz degli Irreversible Entanglements, con cui ha lavorato a cinque album. Nel 2018 è stata curatrice del festival olandese Le Guess Who? di Utrecht, nei Paesi Bassi. Nel 2021 ha pubblicato Black Encyclopedia of the Air come Moor Mother e Open the Gates con gli Irreversible Entanglements.




Fonte: Ilmanifesto.it