Ottobre 11, 2021
Da Il Manifesto
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Si aggira in televisione il ritorno di una pubblicità che promuove attrezzi per il bricolage, pratica molto amata nel nord Europa e molto meno praticata in Italia dove prevale il sentimento del «Vorrei, ma non posso», nel senso che a molti piacerebbe sapersi costruire un tavolo, sostituire un interruttore o appendere delle mensole, ma non lo fanno perché non si sentono capaci. C’è poi chi osa e, dopo, si pente amaramente come quell’ingegnere che durante il lockdown si intestardì a voler montare da solo una libreria nell’appartamento appena ristrutturato con costosi lavori e bucò con il trapano una tubatura allagando se stesso e il vicino di sotto con danni a parquet e muri per alcune migliaia di euro.

ALCUNI RIVENDITORI di prodotti del fai-da-te da anni hanno capito che, per poter vendere meglio, bisogna prima educare e quindi insegnare le basi che vuol dire imparare a usare un trapano, conoscere il tipo di punte e i materiai che si vogliono bucare, saper prendere le misure corrette, conoscere l’utilità di una bolla e magari scoprire che non tutti i chiodi sono uguali. Anche per imbiancare bisogna farsi edotti su tinture, pennelli e rulli perché pitturare una parete richiede un minimo di conoscenza di strumenti e materiali. Ricordo un’intervista a un celebre sindacalista, credo fosse Pierre Carniti, che raccontò di quando era appena andato in pensione e si intestardì, visto che aveva tempo a disposizione, a voler ritinteggiare l’appartamento. Dopo sbordacci e imbrattamenti durati quindici giorni capì che, se avesse pagato un vero imbianchino, avrebbe risparmiato tempo, denaro e ottenuto un lavoro migliore per cui confermò che il detto «Ofelè fa el to mesté» è quanto mai attuale.
Per creare affinità emotive con l’aspirante bricoleur, la suddetta pubblicità punta proprio sull’ignoranza del cliente dicendo: «Vuoi rinnovare il tuo box doccia? Da noi trovi quegli affari bucati per far cadere l’acqua dall’alto come se piovesse, i migliori prezzi sui tubi di metallo che si piegano anche se sono fatti di metallo, i cosi per far uscire l’acqua calda e fredda, l’aggeggio per bucare le cose». Credo che qualunque ferramenta possa vantare una lunga lista di richieste quali «Il coso per far passare il robo dentro il bagaglio», o «Quei pirolini a triangolo per tenere ferme le porte», se non «Il comesichiama rotondo che sta sotto il rubinetto». In effetti, se non hai mai preso in mano un martello o un cacciavite, detto anche giravite, ci si può spaesare di fronte a termini come succhiello, cremagliera, cancano, occhiolo, tassello, dado, bullone, barra bilettata, connettore, punteruolo, gancio a vite. Già la differenza fra gamba e piedino può mandare in crisi, figurarsi quando trovi scritto «sacchetto di pitoneria».

LA MANUALITA’ non si inventa, ma si può imparare e comunque serve un po’ di pratica. Se muratori, idraulici, imbianchini ed elettricisti non lavorano a gratis, una ragione ci sarà. E se grazie al mobilificio svedese ora quasi tutta l’Italia sa che cos’è una chiave a brugola, non vuol dire che siamo diventati in automatico esperti di bricolage. Che poi, anche lì, se si vanno a vedere i risultati ne succedono di tutti i colori tipo schienali o supporti montati a rovescio.
Quindi, onore al merito a chi ci prova e si mette a studiare, ma teniamo salda la consapevolezza dei nostri limiti. Soprattutto, se per rinnovare il box doccia dovete chiedere «Gli affari bucati per far cadere l’acqua dall’alto», se per appendere una mensola domandate «Il bagaglio per bucare i robi», non osate procedere. Potrebbe cadervi in testa il coso che avete appena montato.

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Fonte: Ilmanifesto.it