Maggio 25, 2021
Da Radio Blackout
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Nella notte tra il 22 e il 23 maggio nel CPR di Torino è morto un ragazzo di 23 anni. Si chiamava Musa Balde ed era nato in Guinea.
Il 9 maggio era a Ventimiglia: tre uomini lo assalgono a calci, pugni e sprangate. Qualcuno fa un video: Musa è a terra, rannicchiato mentre i tre infieriscono su di lui.
Il video va il giro del web e approda anche i sui media main stream
I tre picchiatori verranno arrestati e rilasciati pochi giorno dopo.
Musa invece, dopo un breve passaggio all’ospedale, viene portato al CPR di Torino e rinchiuso nell’Ospedaletto, le celle di isolamento della prigione per migranti.
Nonostante le vistose ferite al volto, Musa non viene mai visitato.
Gianluca Vitale, il suo avvocato lo ha incontrato due volte e gli è parso molto giù, incapace di capire perché lo avessero imprigionato, dopo aver subito un’aggressione.
Musa non sa nulla del video, dell’eco mediatica del pestaggio subito.
Musa viveva a Ventimiglia da cinque anni, frequentava il centro sociale “La talpa e l’orologio”, aveva partecipato anche a manifestazioni. Era riuscito a costruirsi una rete di amicizie e relazioni.
All’improvviso, dopo l’incubo delle botte e delle sprangate, si trova catapultato in una prigione per migranti.
Per la Questura quello che conta sono i suoi documenti, che lo bollano come clandestino.
Musa è morto da solo. Secondo i media si tratterebbe di suicidio. Voci che escono dal CPR narrano di un ulteriore pestaggio da parte delle guardie.
Un fatto è certo la morte di un ragazzo nel CPR di Torino, l’ennesima, è un omicidio di Stato.

Alla notizia della sua morte nel CPR i prigionieri iniziano uno sciopero della fame. Nella notte vengono appiccati fuochi in due sezioni.
Il giorno successivo compaiono scritte di denuncia sui muri dell’ufficio immigrazione della Questura.
Un gruppo di antirazzisti si reca al CPR per un saluto solidale.

Oggi alle 18 è stato indetto un presidio al CPR di corso Brunelleschi.

Ne abbiamo parlato con l’avvocato di Musa, Gianluca Vitale.

Ascolta la diretta:





Fonte: Radioblackout.org