Gennaio 18, 2022
Da Radio Blackout
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Mercato centrale è stato inserito nella speciale classifica Disgusti del 2021. Montano, il patron dell’impresa, ammette il flop accusando i propri partner commerciali.
La verità è che Porta Palazzo si è dimostrata un ambiente non facile da adattare ai processi di gentrificazione dei quali è investita.

Il fulcro narrativo e materiale della “riqualificazione” dell’area è la gastronomia.
Mercato Centrale è stato aperto nell’aprile del 2019 nello scatolone verde bottiglia dell’archistar Massimiliano Fuksas ma non è mai realmente decollato.
Il Palafuksas ha conosciuto una vita tribolata sin dall’esordio, quando venne costruito al posto della vecchia Ala liberty che ospitava i negozietti/bancarelle degli abiti a basso costo per gli abituali frequentatori del mercato.
Un’operazione destinata a fallire, perché i negozi di lusso non lo trovavano attrattivo e i vecchi negozianti non potevano permettersi i nuovi affitti. Dalla sua apertura è sempre stato una spina nel fianco delle amministrazioni subalpine. Dopo anni di chiusura nel 2019 è arrivato il cambio di destinazione. Nella Porta Palazzo in via di gentrificazione, voluta prima dalle amministrazioni targate PD e poi dalla giunta a 5Stelle, il bottiglione si è trasformato in un polo del gusto, secondo la recente vocazione torinese, che va da Terra Madre ad Eataly, Alti Cibi ad enorme tasso di sfruttamento.
Ci sono voluti dieci mesi di lavoro con un investimento di sei milioni di euro per realizzare a Torino il terzo “Mercato Centrale” in Italia, dopo quelli aperti a Firenze (mercato San Lorenzo) e Roma (Stazione Termini). 4.500 metri quadri distribuiti su tre livelli. All’interno ci sono 26 botteghe, tra artigiani del gusto, ristoranti, bar, birreria e una scuola di cucina.
Ma ancora una volta l’operazione è fallita, perché la boutique del gusto si è inserita nel cuore proletario della città, il mercato all’aperto più grande d’Europa. La commistione tra maghrebini che sorseggiano il caffè ai tavolini e borghesia sabauda non ha funzionato. “L’esotico” rende se assume le vesti “dell’etnico”, ma è poco accattivante se ha l’aspetto dei tuoi concittadini più poveri e razzializzati.
Ne abbiamo parlato con Giovanni Semi, sociologo, che due anni fa aveva intuito le ragioni che avrebbero portato al flop di Mercato Centrale.

Ascolta la diretta:





Fonte: Radioblackout.org