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Il popolo ha paura, voi dite. Noi lo governiamo con il
terrore della repressione; se grida, lo gettiamo in prigione; se brontola, lo deportiamo,
se si agita lo ghigliottiniamo. Cattivo calcolo, signore, mi creda. Le pene che
infiggete non sono un rimedio contro gli atti della rivolta. La repressione invece
di essere un rimedio, un palliativo, non fa altro che aggravare il male. Le misure
coercitive non possono che seminare l’odio e la vendetta. E un ciclo fatale. Del
resto, fin da quando avete cominciato a tagliare teste, a popolare le prigioni e
i penitenziari, avete forse impedito all’odio di manifestarsi? Rispondete! I fatti
dimostrano la vostra impotenza. Se mi sono dato al furto non e per guadagno o per
amore del denaro, ma per una questione di principio, di diritto. Preferisco conservare
la mia liberta, la mia indipendenza, la mia dignità di uomo, invece di farmi l’artefice
della fortuna del mio padrone. In termini più crudi, senza eufemismi, preferisco
essere ladro che essere derubato.

Certo anch’io condanno il fatto che un uomo s’impadronisca
violentemente e con l’astuzia del furto dell’altrui lavoro. Ma e proprio per questo
che ho fatto guerra ai ricchi, ladri dei beni dei poveri. Anch’io sarei felice di
vivere in una società dove ogni furto sarebbe impossibile. Non approvo il furto,
e l’ho impiegato soltanto come mezzo di rivolta per combattere il più iniquo di
tutti i furti: la proprietà individuale.

Per eliminare un effetto, bisogna, preventivamente, distruggere
la causa. Se esiste il furto e perché tutto appartiene solamente a qualcuno. La
lotta scomparirà solo quando gli uomini metteranno in comune gioie e pene, lavori
e ricchezze, quando tutto apparterrà a tutti.




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com