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La prima testimonianza (raccolta dall’Assemblea per la salute del territorio) dell’inchiesta autogestita sul servizio sanitario bolognese nella seconda fase pandemica. Racconta Loretta: “Nel suo piccolo, il mio caso è l’esempio che il sistema di tracciamento è completamente saltato non solo a Bologna ma anche a Ravenna”.

26 Novembre 2020 – 15:55

Nell’ambito dell’inchiesta sociale sul servizio sanitario bolognese nella seconda fase pandemica, pubblichiamo una prima testimonianza, ricevuta dall’Assemblea per la salute del territorio che l’ha presentata in questo modo: “Lo scritto che abbiamo ricevuto mostra inequivocabilmente il fallimento della strategia di tracciamento dei contatti che avrebbe dovuto aiutarci a fronteggiare la diffusione del virus sul territorio, evitando di intasare i presidi ospedalieri. In particolare emerge la debolezza del Dipartimento di Sanità Pubblica, quello che dovrebbe essere lo snodo centrale delle Ausl nella programmazione e nella gestione dell’attività di prevenzione. Chiediamo ad altri cittadini, operatori e utenti di fornirci altre testimonianze e analisi. In particolare sarebbe utile capire: il Dipartimento di Sanità Pubblica era in grado di fronteggiare la situazione in cui ci siamo trovati? Quali risorse tecniche, organizzative e culturali erano a sua disposizione? se non erano sufficienti, come parrebbe dando un’occhiata alla situazione dell’ultimo mese, come mai dopo sei mesi e in previsione della seconda ondata la programmazione politica non ha fatto niente per mettere gli operatori in condizione di lavorare?”. Quella che segue è la testimonianza ricevuta dall’Assemblea.

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Il mio incontro/non incontro con il Covid

Venerdì 6 novembre un amico con cui mi ero intrattenuta a bere qualcosa il lunedì precedente mi telefona per avvertirmi che è risultato positivo al Covid ed è in attesa di essere contattato dalla sua Asl, in questo caso quella della Romagna essendo lui residente nel ravennate. In attesa, ha deciso di avvertire le persone che potrebbe avere contagiato.

Superato il panico iniziale comincio a cercare il numero del Dipartimento Sanità Pubblica della Asl di Bologna per avere le informazioni sulla necessità o meno di fare il tampone in relazione alle modalità del contatto.

La pagina internet del Dipartimento di Salute Pubblica relativa al Covid propone un modulo da inviare per richiedere informazioni, linee guida che spiegano cosa si intende per contatti stretti e cosa fare se si rientra in questa categoria, ma è quasi impossibile trovare un numero di telefono. Dopo attenta ricerca lo trovo, peccato che è impossibile da contattare.

Dalla lettura fatta mi autodefinisco “contatto stretto senza sintomi” che presuppone tampone e isolamento fiduciario .

Compilo e invio il modulo presente sul sito (non viene però rilasciata nessuna ricevuta per cui non si ha la certezza del buon fine dell’inoltro).

Nel pomeriggio riesco a contattare il mio medico di Medicina generale al di fuori dell’orario di ambulatorio che, per fortuna, si fa carico della situazione e calma un po’ le mie ansie. Concordiamo il mio auto isolamento fiduciario e mi programma un tampone per il mercoledì successivo.

Referto del tampone giovedì sera all’interno del Fascicolo sanitario elettronico: risultato negativo.

Perché questo racconto?

Perché nel suo piccolo è l’esempio che il sistema di tracciamento è completamente saltato non solo a Bologna ma anche a Ravenna.

Il mio amico, nonostante il tampone positivo non è mai stato contattato, lui ha fatto il tracciamento.

La mia mail inviata al Dipartimento di Sanità Pubblica non ha mai ricevuto risposta.

Sono stata fortunata perché il mio medico di Medicina generale mi ha preso in carico, altri hanno dovuto fare pressioni, arrabbiarsi con i loro per avere la prescrizione per il tampone anche a pagamento

Loretta Alberani




Fonte: Zic.it