Novembre 21, 2020
Da Manifesto Antispecista
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A noi Umani sono sempre piaciuti i ribelli e gli eroi perché in definitiva soddisfano una nostra propensione al romanticismo, osando ciò che generalmente noi non siamo disposti ad osare. Non fa eccezione il mondo animalista e antispecista (pur sempre formato da Umani), che ha preso a considerare sempre più quegli Animali che trovano la forza di ribellarsi e di fuggire alla sorte decisa dai loro aguzzini umani. Certo chi tra gli Animali si difende, attacca o scappa per salvarsi la vita, attira sempre simpatie e solidarietà, tanto da giungere ad assumere addirittura un’identità: smette di essere un numero, un oggetto o un corpo destinato a fornire reddito, per divenire un soggetto: un individuo.

Per questi ribelli noi antispecisti giustamente gioiamo, addirittura opinione pubblica specista pare per un attimo aprire gli occhi per accorgersi della loro disperazione; è così che per mezzo di mobilitazioni, petizioni e collette, la loro vita spesso viene salvata. Chiaramente la nostra speranza è che ci siano sempre più di questi Animali disposti a tutto pur di tentare di ritrovare la libertà, perché è un loro inalienabile diritto farlo, ma è doveroso affermare che il mito del ribelle non aiuta la liberazione animale. Gli Animali non dovrebbero essere costretti a distinguersi e a stupirci con atti eroici per “meritare” la libertà. In realtà la libertà per chi la desidera, dovrebbe essere una condizione del tutto normale e non eccezionale. Se così non fosse, torneremmo (come accade anche oggi) al concetto dell’arena romana gremita di pubblico che assiste ad un massacro, per poi decidere con il pollice della vita di “belve” e gladiatori a seconda del loro coraggio.
Le gesta dei ribelli contribuiscono paradossalmente a scavare un solco profondo tra chi si distingue divenendo meritevole di attenzione (l’eccezione), e chi non riesce ad uscire dal cono d’ombra dello specismo, sprofondando ancora più in basso (la regola).
Vorrei invece rivolgere il mio pensiero a tutti coloro – e sono miliardi – che non hanno avuto la forza di ribellarsi, di reagire, di fuggire, forse nemmeno di urlare, ma che hanno sofferto e sono morti in silenzio o lontani dai nostri occhi e dalle nostre orecchie, rimanendo fino alla fine anonimi, disperati e privi di ogni considerazione. E’ a questa immensa moltitudine nascosta e indifesa che dovremmo sempre pensare, perché la vera tragedia sta nella loro assoluta condizione di sottomissione nei confronti di chi infligge ogni sorta di torture per soddisfare i propri interessi.

L’antispecismo è nato per considerare finalmente gli invisibili, gli ultimi tra gli ultimi: più sono lontani da noi e invisibili, più vanno posti al centro dei nostri pensieri. Così dovrebbe essere.

Adriano Fragano

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Fonte: Manifestoantispecista.org