Dicembre 28, 2021
Da Il Manifesto
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L’ironia non è roba per tutti. Soprattutto non va d’accordo con gli algoritmi che, educati a ragionare per massimi sistemi, sono incapaci, o non vogliono, cogliere le sottigliezze, i doppi sensi, il non detto, le allusioni, i giochi di significato, i salti mortali dei riferimenti.
Uno degli ultimi a farne le spese, in quel minestrone dall’aspirazione censoria che è Facebook, è stato Renato Minutolo, attore e autore comico già noto sul web per le lezioni di storia narrate nello stile di Alessandro Barbero, i personaggi di Massimo Recanati, Nietzsche Motivatore, Amaro Cioran, Diego Fumaro spiega la Pornografia (ogni allusione a quasi omonimi noti è voluta).

Finché Minutolo si è limitato ai suddetti siparietti, fra cui anche «La guida coniugale per vincere le tue litigate» l’algoritmo di Zuckerberg l’ha lasciato fare. Quando però ha affrontato la «Rilettura politicamente corretta di Mein Kampf», ah beh, lì lo ha bloccato, forse perché evocava un titolo fomentatore di odio, oppure segnalato da qualcuno incapace di distinguere una citazione da una sottoscrizione, una presa in giro da un’adesione.
Per la cronaca, Minutolo distrugge lo scritto di Hitler esordendo con «Il Mein Kampf fa schifo, è improponibile» e conclude dicendo che, epurandolo dalle numerose vaccate che contiene, lo si potrebbe ridurre da 254 pagine a 5 righe che dicono «Immaginate che non ci siano patrie e nessuna religione, non è difficile farlo. Immaginate tutta la gente che vive la vita in pace. Si potrebbe dire che io sia un sognatore, ma non sono l’unico. Spero che un giorno vi unirete a noi e il mondo sarà come un’unica entità».
È evidente che non siamo di fronte a un’apologia di Mein Kampf, ma alla sua ridicolizzazione. Lo si capisce se si guarda il contesto, l’insieme e non la singola parola, cosa che invece fanno gli algoritmi.

Lo sanno bene all’ente del turismo di Vienna dove, pochi mesi fa, sono stati costretti a inserire le immagini di opere d’arte di Egon Schiele, Richard Gerstl, Koloman Moser e Amedeo Modigliani su un portale per adulti perché i quadri ritraevano nudi e il nudo, qualunque nudo, viene considerato pornografia dagli algoritmi dei social. Serve molta poca conoscenza della vita per ritenere che Lovers o Donna distesa di Schiele possano essere equiparati a Il glande freddo o Il silenzio degli impotenti, tanto per citare i titoli di due film porno.
L’ironia è una forma di intelligenza. Comprendere la complessità è un esercizio di cultura che richiede curiosità, analisi, ricerca, studio, esperienza. Finora solo il cervello umano è in grado di muoversi nei rizomi del senso e del controsenso, nelle sfumature dei toni e delle parole, nelle allusioni del non detto. Gli algoritmi invece vanno giù con l’accetta, parcellizzano, si muovono su parole o immagini isolate, questo sì questo no, catalogano, schematizzano. Insomma, sono più stupidi di noi perché prendono tutto alla lettera. Il problema è che ci governano sempre di più, ci profilano, ci incasellano, vorrebbero orientare le nostre scelte, decidere che cosa fa o non fa per noi, che cosa dovremmo vedere e ascoltare, indossare, acquistare, per che cosa dovremmo indignarci. Esercitano una forma di dittatura del gusto e del pensiero sottile, pervasiva, strisciante.

Adesso, visto che per scrivere questo pezzo ho cercato sul web titoli di film porno, penseranno che io li guardi, i film porno. La differenza è che io so chi sono e cosa mi interessa davvero, loro no, loro possono solo fare ipotesi ed è lì che possiamo ingannarli, come non comprare nulla di quello che ci suggeriscono.

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Fonte: Ilmanifesto.it