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In ballo c’erano richieste di condanne a sei mesi da parte dei pm. Plat: “Auspichiamo che questa sentenza possa restituire forza e dignità a tutte coloro che in città continuano ad occupare a resistere e a credere che neppure le architetture delle Procure potranno fermare i movimenti urbani di lotta per la dignità”.

22 Novembre 2022 – 13:16

Tutte assolte in primo grado le 24 persone accusate di vari reati per quanto avvenne in occasione dell’occupazione e del successivo sgombero dell’ex Telecom di via Fioravanti a Bologna. I giudici hanno dichiarato parte delle accuse prescritte, per un’altra parte ha assolto gli imputati e infine ha rinviato alla Procura gli atti relativi alle accuse di resistenza aggravata per quanto riguarda il giorno dello sgombero, chiedendo di riformulare il capo di imputazione. Nello specifico, è stata dichiarata prescritta l’accusa di invasione di terreni o edifici riguardante il giorno in cui fu occupato l’edificio (4 dicembre 2014), come richiesto dalla stessa Procura. Per le altre accuse (resistenza in occasione della notifica del decreto di sequestro; resistenza aggravata, lesioni e danneggiamento nel giorno dello sgombero), la Procura aveva chiesto per i 24 imputati una condanna a sei mesi per una parte delle accuse e l’assoluzione per altre.

“Dopo più di sette anni, da quella mattina del 20 ottobre 2015 in cui bologna assisteva alla più imponente operazione militare degli ultimi decenni mai eseguita in città- commenta Plat– si è conclusa la vicenda giudiziaria legata allo sgombero ed all’occupazione dell’ex Telecom. Un’esperienza di occupazione abitativa di massa, alla quale presero parte centinaia di uomini, donne e più di 100 minori che aumentarono con otto nascite durante i dieci mesi di permanenza. Un’esperienza simbolica in un periodo di forte crisi economica e dei sistemi di welfare cittadini che non seppero più far fronte all’ondata di impoverimento generalizzato che invece attraverso i processi di autorganizzazione dal basso seppe imporre un cambio di rotta alle politiche abitative cittadine, imponendo un massiccio piano di investimenti nel sistema welfaristico e nel reperimento di centinaia di appartamenti per l’emergenza abitativa. Ma l’esperienza dell’ex Telecom fu molto di più di una lotta per il diritto all’abitare tout court, all’interno degli immobili di via fioravanti nacque una comunità meticcia che aprì le porte alla solidarietà, dando vita ad anni di resistenza agli sfratti con il comitato cittadino delle famiglie resistenti, strutturando laboratori di quartiere per bambini, una distribuzione alimentare per uomini e donne in difficoltà con più di due tonnellate di alimenti distribuiti ogni settimana, laboratori di studio dei processi urbani ecc”.

A tutto questo “l’allora Procura in simbiosi con la Questura e i ministeri competenti- continua il comunicato- decisero di attaccare questa esperienza di riscatto sociale, ore e ore di resistenza e di scontro portarono alla legittimazione che tutte le persone presenti avessero una sistemazione già dalla sera stessa. Di quegli intensi mesi di lotta le accuse delle procure hanno portato a processo attivisti e le attiviste di social log, insieme ad alcuni occupanti, accusati a vario titolo di invasione di terreni ed edifici, danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. L’esito del processo è quello di un’assoluzione per tutti i capi di imputazione. Nonostante, durante l’arco dell’intero processo, l’atteggiamento di giudici e pubblici ministeri sia sempre stato quello di svilire l’esperienza e la pratica dell’occupazione, dell’ex Telecom comunità meticcia e resistente, la forza e la dirompenza di quella esperienza non ha potuto che riaffermarsi anche nelle aule del tribunale. L’esito del processo si traduce in una vittoria che segna, un passsaggio importante nel rafforzare quelle che da sempre sono le nostre convinzioni: le lotte per i diritti sociali e sindacali non sono una questione di ordine pubblico. Per questo auspichiamo che questa sentenza possa restituire forza e dignità a tutte coloro che in città continuano ad occupare a resistere e a credere che neppure le architetture delle Procure potranno fermare i movimenti urbani di lotta per la dignità”.




Fonte: Zic.it