Ottobre 29, 2022
Da Inferno Urbano
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Dietro la richiesta di applicazione della Sorveglianza speciale a Dario e Claudio, ci sono molte singolarità su cui vale la pena soffermarsi. Innanzitutto le modalità di notifica: nel caso di Claudio la comunicazione questurina è avvenuta alla vigilia della scadenza dei termini di consegna.

Se già la Sorveglianza speciale è una carta che gli inquirenti di Stato usano per potere vincere facile contro i nemici dell’autorità, in questo caso l’infamia arriva a dei livelli così parossistici che pure il più grande sostenitore delle garanzie dello stato di diritto si ricrederebbe.

Un altro elemento che ci preme sottolineare è che dietro le indagini sui nostri compagni – e in generale sull’isola, ad indagare su qualsiasi pericolo di turbamento minacci la pace sociale degli sfruttatori e degli eserciti – c’è il ROS. Più di dieci anni di vita e di lotta di due individui vengono passati al setaccio, al solo scopo di dimostrare la loro pericolosità sociale, per poi confluire nel faldone a firma Direzione Distrettuale Antimafia. Se non ci fosse di mezzo la libertà di due persone, ci sarebbe da ridere a crepapelle, ma sarebbe una risata amara: la violenza alle parole è solo l’altra faccia della violenza del dominio sui viventi, e questo caso dimostra come la prima serva a lubrificare gli ingranaggi della seconda. Nella città eternamente sospesa sul progetto del Ponte e sul suo giro di affari inestricabilmente legali e illegali, l’antimafia indaga su chi ha lottato contro di esso; non saremo sicuramente noi a stupirci, né tanto meno a indignarci, ricordiamo ancora i mezzi della DDA di Niscemi scortare la ditta costruttrice del MUOS (in odor di mafia) e scattare foto alle attiviste in lotta che tentavano di bloccarli.

L’antimafia, che in mano alle oppresse e agli oppressi in lotta è (stato) uno strumento di demistificazione del potere e di liberazione, in bocca ai dominanti diventa una parola puzzolente come una montagna di merda, uno strumento in più di sottomissione e colonizzazione: dei corpi, degli spiriti, dei territori. Passiamo a quello che hanno scritto carabinieri e procura nelle richieste di sorveglianza. A quale elemento di fatto si sono appellati per dimostrare la pericolosità sociale di Claudio e Dario?

Come è successo in occasione di richieste verso altri/e compagni/e, anche in questo caso sono stati utilizzati documenti d’indagini morte in itinere per insufficienza di indizi insieme a procedimenti ancora in corso (nota bene, in assenza di condanne definitive). Il senso dell’operazione è dato dalla circolarità logica tutta interna al paradigma poliziesco/ inquisitoriale: questi soggetti sono finiti dentro il radar dell’azione inquirente perché antagonisti al sistema, quindi pericolosi; questa presunzione di pericolosità produce come effetto la richiesta di azioni penali; queste azioni penali “dimostrano” la loro pericolosità. Gli unici fatti citati e accertati sono espressioni di solidarietà: un manifesto in solidarietà agli arrestati dell’operazione Bialystok e l’organizzazione di concerti per raccogliere fondi per i prigionieri rivoluzionari. Come nel caso del nostro compagno Alfredo recluso in 41bis, che da qualche giorno ha iniziato uno sciopero della fame a oltranza, o della persecuzione dei lavoratori SiCobas, lo Stato vuole minare quel reticolo di relazioni che unisce gli individui in lotta in un ambiente di possibilità di azioni e di vita più lieta. È qui che forse va ricercata la ragione di questa operazione e del processo più generale di costruzione dell’equivalenza anarchico = terrorista: da un lato la forma di vita, dall’altro i modi della lotta. La forma di vita della società digitale prevede individui isolati e perennemente connessi al macchinario tecno- industriale, su queste basi si stanno ristrutturando governalità ed economia e tutto ciò che non si adegua è nemico dell’ordine. Allo stesso tempo, i tutori dell’esistente devono scongiurare l’incontrarsi esplosivo tra le idee e le pratiche anarchiche e lo scontro senza precedenti che gli spossessati dovranno portare avanti per garantirsi la sopravvivenza nell’ immediato futuro. Lor signori rischiano che chi sostiene l’azione diretta contro l’oppressione trovi più di qualche complice nelle rivolte a venire; perché non si saldi il no future della catastrofe con l’impazienza della passione ci dipingono come mostri. Ogni atto repressivo è un timore trasfigurato.

Compagne e compagni solidali

Fonte: ilrovescio.info

Il Ros-tro, l’Inchiostro e il Mostro PDF




Fonte: Infernourbano.altervista.org