Novembre 10, 2021
Da Il Manifesto
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Una presenza aliena si aggira per l’Europa, potrebbe essere la paura per qualche malattia sconosciuta, potrebbe essere l’incertezza del futuro o la mancanza di fiducia nell’essere umano diventato violento e razzista. L’Europa non sembra più essere il migliore dei mondi possibili, lo sguardo si punta verso l’Europa centrale, e le sue caratteristiche disturbanti, la certezza di una fine, sono catturate fin dal titolo del film Non cadrà più la neve di Malgorzata Szumowska.
Oggi è la regista polacca più in vista, raccoglie premi in vari festival, Mug (La faccia) ha ricevuto il gran premio della giuria a Berlino, ha fatto scalpore al festival di Gdynia di due anni fa ed è stato distribuito anche nelle nostre sale. La situazione messa in scena da Non cadrà più la neve è inconsueta, la presenza del protagonista inquietante, gli intrecci non prevedibili, l’atmosfera satura di pericolo imminente. Il protagonista Zenia (Alec Utgoff, attore di formazione inglese, nato in Ucraina, a Kiev) sarebbe più rassicurante come alieno che come abitante di Prypiat nei pressi di Chernobyl da dove dice di arrivare. È un massaggiatore che presta servizio per la clientala borghese delle villette a schiera dei suburbi, in un complesso edilizio esclusivo con tanto di guardiano e sbarre di ingresso.

LE VETRATE che mettono in esposizione gli interni non sono tanto diverse dalle finestre che non prevedevano tende dei blok del periodo comunista che si intravedono un po’ a distanza, con tutta la vita privata in esposizione. E il suo lavoro, si suggerisce fin dall’inizio, ha qualcosa di illegale, di non esattamente lecito.
Zenia sembra una presenza non particolarmente umana per i suoi comportamenti distaccati dalle cose di questo mondo, per i suoi poteri psichici appena più oltre il credibile, e inoltre non ha bisogno di niente per vivere, solo di pochi metri quadrati (che se non ricordiamo male, erano 40 ai tempi del comunismo, come si vedeva nei film di Zanussi che metteva in scena la nuova borghesia degli anni ’60). La sua attività si svolge da un appuntamento all’altro, porta con sé il lettino da massaggio e suona diversi campanelli dalle tonalità fantasiose.

DONA SERENITÀ a casalinghe inquiete, a malati terminali, a rigidi militari, ma non entra in rapporto diretto con altri esseri inquietanti come lui che sono i bambini e i silenziosi adolescenti del posto, una specie di abitanti da «Villaggio dei dannati» chi attento osservatore, chi vincitore delle olimpiadi della chimica fabbricatore di pastiglie allucinogene.
In Mug la storia grottesca svelava le trasformazioni della società rurale sotto l’ala della statua del Cristo più alta del mondo. Qui il coté cattolico è appena accennato dalla catena con la croce che Zenia porta al collo e dalle preghiere di radio Maria che si sentono talvolta appena accennate da qualche radio accesa. Il credo degli abitanti è diventato per lo più un neopaganesimo vegetariano. Grazie alle visite nelle case si scopre il volto della borghesia senza speranza, i ritrovati e le ritualità scoperte da poco, come la festa di Halloween (cukierek albo psikus? dolcetto o scherzetto?), l’erboristeria, le sostanze psicotrope, l’ipnosi e tutto quello che può scacciare l’ansia e la sofferenza.

ANCHE I CANI da salotto e da passeggio (come già aveva notato Iosseliani per le strade di Parigi) servono a lenire ansia e solitudine, ma sono poi anche abbandonati, resi randagi, costretti a vagare nei boschi, a riempire piscine svuotate (la temperatura esterna non aiuta) come in un lager. Ad assorbire anche loro (Szumowska touch) sostanze stupefacenti.
Lega il tutto la rete di appuntamenti che l’uomo aggiunge uno dopo l’altro, come una litania, come un rituale che è costretto a compiere fin da quando bambino, cercava di salvare con il suo «potere» delle mani la madre stesa su un lettino che non ce l’avrebbe fatta.




Fonte: Ilmanifesto.it