Gennaio 11, 2023
Da Dinamo Press
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Lützerath è un villaggio di poche case situato a 50 km da Colonia, che si affaccia direttamente su Garzweiler e Hambach, le miniere di lignite (la tipologia di carbone maggiormente inquinante) a cielo aperto più grandi del mondo. Rischia di venire evacuato e distrutto a metà gennaio 2023 per i profitti dell’estrattivismo fossile, minacciando persone e territori in tutto il mondo.

Nel 2020 è diventato il simbolo del movimento di giustizia climatica tedesco quando centinaia di attivistə hanno deciso di occupare il territorio conteso tra l’ultimo contadino rimasto nel villaggio e RWE, la società più inquinante del continente per emissioni di CO2 nell’atmosfera. La società è interamente privata, ma ha un potere enorme nell’influenzare le politiche energetiche tedesche.

Nonostante l’immagine ‘pulita’ che politica e media vorrebbero dipingere, la prima fonte di energia in Germania rimane il carbone con un terzo della produzione statale (31,4% nella prima metà del 2022).

L’Italia, secondo l’agenzia Re-Common e il programma Presa Diretta andato in onda su Rai 3, è complice finanziariamente con soldi pubblici tramite la Cassa depositi e presiti SACE, le società Azimut, Anima e Intesa San Paolo tra le altre. Intesa è il primo investitore italiano con 135 milioni di euro e non è un caso: la “banca fossile italiana numero uno” ha concesso 6,4 miliardi di euro di finanziamenti all’industria fossile nel solo 2021. Dal 2016 al 2022 si calcola che le principali banche del mondo hanno finanziato il settore dei combustibili fossili per 4600 miliardi di dollari (rapporto Banking on climate chaos).

Migliaia di attivistə per la giustizia climatica hanno annunciato che proteggeranno Lützerath contro i piani di sfratto del governo statale. Per garantire che il carbone dannoso per il clima non alimenti ulteriormente la crisi, più di 10.000 persone hanno dichiarato sul sito web X-tausend.de che si opporranno allo sfratto.

Molte delle persone che si trovano a Lützerath oggi vengono da diversi background: alcuni dai movimenti per la giustizia climatica o da Fridays For Future e per loro è il primo contatto con l’azione diretta e l’ambiente autonomo; altri arrivano da altre occupazioni cittadine e forestali, e alcuni gruppi dai paesi vicini tra cui Francia, Belgio, Svizzera, Olanda per scambiare idee e tattiche di difesa.

«Resteremo qui perché l’estrazione di 600 milioni di tonnellate di carbone nel bel mezzo di una catastrofe climatica è un crimine. Questo crimine è un crimine coloniale. Dobbiamo smettere di usare il carbone ora, altrimenti creeremo altre morti per il caldo e carestie ancora peggiori, come quelle che si stanno verificando nel Corno d’Africa», ha dichiarato recentemente Jule Flinn portavoce di ‘Lützerath Lebt’.

La zona occupata è viva più che mai e a oggi comprende tutto il villaggio di Lützerath, con blocchi stradali all’ingresso: ci sono quattro case occupate che possono accogliere centinaia di persone, più di 20 case sugli alberi e circa 40 capanne a terra. Visitatori e curiosi sono i benvenuti, rispettando il luogo e la privacy delle persone: la sicurezza viene presa sul serio con protocolli per il Covid, incendio, igiene, attrezzatura di arrampicata.

C’è una lavagna di autogestione per le attività quotidiane a cui tuttə sono invitati a iscriversi, per la cucina vegana che prepara tre pasti al giorno, la pulizia quotidiana dei servizi igienici e la sorveglianza notturna. I gruppi di lavoro sono numerosi e si riuniscono per affrontare questioni specifiche come comunicazione, awareness (sensibilizzazione), infrastrutture, azione (veglie e team legale), accoglienza, küfa (cucina per tutti), antirazzismo, ecc.

L’obiettivo dichiarato dello spazio occupato è quello di massificare il movimento contro il carbone per vincere la battaglia mediatica e impedire la distruzione dei villaggi della zona, in solidarietà con le lotte in tutto il mondo e per una buona vita per tuttə.

Contro tutte le forme di sfruttamento del pianeta che mettono a rischio la vita consumando risorse finite e non riproducibili, fondamentali alla sopravvivenza delle comunità umane, vegetali e animali e degli ecosistemi. Per questo, la maggior parte delle comunicazioni avviene sui social network e utilizza formulazioni consensuali per convincere il maggior numero di persone possibile.

Alcune settimene fa esponenti di spicco del partito dei Verdi al governo hanno dato il via libera per la demolizione del villaggio occupato. Secondo fonti della polizia, lo sgombero di questo luogo non luogo è previsto per il 14 gennaio 2023, mostrando il vero volto del capitalismo fossile che non guarda in faccia a nessuno. La speranza delle attivistə è quella di resistere fino al 1 marzo, giorno in cui non si possono più tagliare alberi in Germania per una legge che protegge gli animali. Per questo, si stanno mobilitando per attirare più attenzione possibile e persone che vogliono difendere Lützerath.

Per maggiori informazioni su come supportare la resistenza/arrivare al campo: https://luetzerathlebt.info/en

Immagine di copertina da pagina fb Lea Berta Caceres




Fonte: Dinamopress.it