Dicembre 21, 2021
Da Il Manifesto
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Una svolta storica, benché in ritardo: dal prossimo primo gennaio 2022 l’Italia mette al bando gli allevamenti di animali – visoni, volpi, procioni, cincillà – per ricavarne pellicce. È grazie a un emendamento alla Legge di Bilancio 2022, approvato ieri dalla Commissione Bilancio del Senato, che viene riconosciuto un principio che organizzazioni come la Lav (Lega Anti Vivisezione) chiedono almeno dal 2011. Si tratta di un emendamento trasversale, la cui prima firmataria è la senatrice Loredana De Petris (LeU, con altri suoi colleghi di gruppo) ma che è stato sottoscritto anche dai senatori Croatti, Perilli e Maiorino (M5S), Giammanco (FI), Unterberger (SVP).

La decisione permetterà di salvare anche i 7.039 visoni riproduttori presenti a oggi negli ultimi 5 allevamenti in funzione fra Lombardia, Emilia-Romagna e Abruzzo, dopo che per tutto l’anno in corso l’attività era stata sospesa dal ministro della salute per prevenire la diffusione di Covid da e verso gli animali. La misura consente in deroga agli allevamenti di mantenere gli animali già presenti nelle strutture ma non oltre il 30 giugno 2022.

Agli allevatori saranno concessi indennizzi proporzionati alla numerosità dei visoni presenti, un contributo del 30% del fatturato registrato nell’ultimo ciclo produttivo, e un contributo a fondo perduto massimo di 10.000 euro per la copertura delle spese di demolizione dei fabbricati e degli impianti oppure di quelle sostenute per la ristrutturazione e riconversione in attività agricola diversa dall’allevamento di animali. L’indennizzo non potrà essere maggiore di 3 milioni di euro per allevamento.

«L’Italia è un Paese più civile, abbiamo messo la parola fine a una industria crudele, anacronistica, ingiustificabile che non ha più motivo di esistere in una società dove il valore di rispetto per gli animali, in quanto esseri senzienti, è sempre più diffuso» ha spiegato ieri Simone Pavesi, responsabile Area Moda Animal Free della Lav.
Secondo l’attivista, «inizia una nuova epoca di civiltà nella quale i nostri figli avranno difficoltà a credere che un tempo gli animali venivano allevati per poi strappare loro la pelliccia. Il Parlamento ed il Governo hanno finalmente posto il sigillo istituzionale ad un cambiamento sociale radicato tra i consumatori italiani ed europei e le principali aziende globali della moda che hanno fatto proprio e concretizzato questo valore tramite politiche commerciali fur-free», cioè capi realizzato utilizzando materiali alternativi alle pellicce con pelli di animali.

Il provvedimento è frutto di una mobilitazione continua negli ultimi dieci anni ma anche il traguardo finale di un percorso che si è rafforzato nell’ultimo anno, complice l’inizio della epidemia di coronavirus Sars-CoV-2 anche negli allevamenti di visoni allevati per la produzione di pellicce. Lav aveva da subito monitorato l’evoluzione dell’epidemia e lanciato la campagna «#EmergenzaVisoni» al fine di rappresentare alle istituzioni la necessità di vietare per sempre questi allevamenti, inaccettabili e insostenibili innanzitutto per gli animali e, poi, anche per la salute pubblica. Era arrivato un primo importante traguardo, con un’Ordinanza ministeriale che aveva stabilito la temporanea sospensione degli allevamenti (ossia divieto di riproduzione dei visoni) sino al 31 dicembre 2021 e che, di fatto, ha consentito di evitare la nascita di 40mila visoni altrimenti destinati a diventare pellicce, nonché di ridurre significativamente il rischio di formazione di nuovi focolai dopo quelli già intercettati in 2 allevamenti, quelli di Capralba (Cr) e Villa del Conte (Pd), che avevano visto l’abbattimento di circa 30mila capi.

Ora è arrivato il traguardo finale: il divieto per sempre agli allevamenti di animali per produrre pellicce. L’Italia si unisce così all’elenco di Paesi europei che – alcuni anche vent’anni – hanno preso la stessa decisione. Tra gli altri, Regno Unito (dal 2000), Svizzera (2000), Austria (2004), Slovenia (2013), Repubblica di Macedonia (2014), Croazia (2017), Lussemburgo (2018), Repubblica Ceca (2019), Serbia (2019). Dal 2022 anche Germania e Irlanda. «L’impegno di Lav prosegue: il nostro prossimo obiettivo sarà l’estensione del divieto agli allevamenti di animali per produrre pellicce in tutta l’Unione europea» conclude Pavesi.




Fonte: Ilmanifesto.it