Gennaio 11, 2022
Da Il Manifesto
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Negli scorsi mesi a Dublino un contenzioso legale ha riguardato le sorti di uno dei simboli musicali della città: il pub Cobblestone nel quartiere Smithfield, sulla sponda nord del Liffey, a pochi passi dal centro della città.

IL COBBLESTONE è uno dei pub (abbreviazione di public house) storici della capitale irlandese interamente dedicato alla musica tradizionale celtica. All’interno del locale si tengono sessioni di musica celtica, le cosiddette trad sessions, ogni giorno della settimana. Si tratta di esecuzioni di brani di repertorio tradizionale, solitamente eseguiti su violini, flauti, uillean pipes, chitarre, e talvolta cantati.

È caratteristica delle sessioni di musica celtica l’assenza di palcoscenico (i suonatori si trovano di solito in un angolo del pub), che contribuisce a creare uno spazio comune tra musicisti e ascoltatori, e favorisce la partecipazione amatoriale di chiunque voglia accompagnare la resident band con il proprio strumento. Qualsiasi guida turistica della città di Dublino segnala immancabilmente il Cobblestone come uno dei migliori (se non il miglior) pub della città per la musica tradizionale.

Non sorprende perciò che recenti intimidazioni al futuro del pub abbiano generato un’ondata di proteste popolari. La principale minaccia è rappresentata dai piani immobiliari del costruttore Marron Estates: l’impresa edile intende costruire un hotel a 114 camere su nove piani che finirebbe per sovrastare, avvolgere, e quasi “fagocitare” il Cobblestone. A parte le critiche che sono state mosse a un simile colosso, che risulterebbe, a detta di molti, poco integrato nel quartiere in questione, il piano di costruzione ingloberebbe di fatto l’area retrostante del pub, uno spazio adibito a prove musicale, lezioni di musica e di canto. Tale progetto metterebbe a repentaglio il ruolo di centro di aggregazione sociale e di riferimento musicale svolto dal pub all’interno del quartiere e nella città di Dublino.

UN EPISODIO del genere è perfettamente in linea con il modello neoliberista di sviluppo urbano: la costruzione di un hotel di lusso in un’area molto centrale di Dublino rappresenta un investimento sicuro, che “riqualificherebbe” la zona in questione e contribuirebbe all’aumento del valore degli immobili in tutta l’area. A finanziare simili investimenti immobiliari sono spesso fondi internazionali alla ricerca di rendimenti sicuri. A farne le spese in termini di gentrificazione, depauperamento culturale, e omogeneizzazione del panorama urbano, sono spesso invece gli abitanti dell’area interessata.

POCO PRIMA DI NATALE ero stata accolta con giubilo il rifiuto del piano di costruzione dell’hotel da parte del comune di Dublino. Tale risoluzione era stata preceduta da numerose proteste popolari patrocinate da cantanti e musicisti locali, che avevano portato centinaia di persone in strada a manifestare per la salvaguardia dello storico pub. Una petizione contro il progetto immobiliare aveva raccolto 25.000 firme. Tuttavia, Marron Estates ha appena fatto appello perché la decisione del comune di Dublino venga riconsiderata; occorrerà seguire gli sviluppi della questione legale nel corso del nuovo anno (la decisione è attesa ad Aprile 2022).

Le proteste contro il progetto immobiliare in oggetto erano state motivate non solo dal radicamento del pub nella città e dalla sua simbolicità, ma anche dal contesto generale rappresentato dalla crisi immobiliare in cui imperversa ormai da anni la capitale irlandese: affitti aumentati del 98% negli ultimi dieci anni, insufficienza di unità abitative, crescente numero della popolazione dei senzatetto, sovraffollamento di abitazioni vecchie e in urgente stato di manutenzione aggravato dalla pandemia ancora in corso. Ciononostante, il governo e la gestione locale approvano spesso e volentieri progetti immobiliari per la costruzione di hotel di lusso e altri immobili destinati a facoltosi turisti o acquirenti a caccia di investimenti, a discapito della popolazione della città; il tutto senza alcuna supervisione democratica in fase decisionale.

Un caso simile a quello del Cobblestone ha riguardato nel 2019 un altro storico, amatissimo, e ormai compianto pub della zona sud di Dublino, il Bernard Shaw, che dovette abbandonare la sua sede storica dopo 13 anni di attività per fare posto a un hotel di lusso.

VI È, A BEN VEDERE, un legame evidente tra la crisi immobiliare che attanaglia la capitale irlandese e il suo lento ma inesorabile impoverimento culturale, legame che i suoi abitanti non stanno tardando a notare. C’è da sperare che le istituzioni della città saranno anche in futuro ricettive nei confronti delle esigenze e desideri dei suoi abitanti.




Fonte: Ilmanifesto.it