Dicembre 1, 2021
Da Il Manifesto
270 visualizzazioni

La giornata era iniziata con la solidarietà portatagli direttamente a casa da Zerocalcare, a Bussoleno, ed è terminata con Emilio Scalzo – 66 anni, storico attivista No Tav – in carcere alle Vallette. Un repentino cambio di registro che stringe ancor più una Valle attorno al suo «gigante», pescivendolo in pensione e infaticabile militante conosciuto per la sua generosità, su cui pende un mandato di cattura internazionale per fatti avvenuti al confine francese, lo scorso maggio, fra Claviere e Monginevro.

Scalzo è accusato di avere aggredito un gendarme, durante una manifestazione No Border indetta contro la repressione che colpisce le rotte migranti.
«Sono arrivati scavalcando il cancello, come degli intrusi, bloccando la statale con le camionette», così il sito notav.info racconta l’arresto di Emilio da parte delle forze dell’ordine. È avvenuto poco dopo le 13 tra le urla dei No Tav che invocavano la sua libertà. L’uomo è stato portato in carcere a Torino, in attesa di essere estradato in Francia. Una decisione diventata esecutiva dopo che la Cassazione ha rigettato il ricorso dei suoi legali.

Negli ultimi giorni svariati attivisti No Tav si sono ritrovati in un presidio permanente sotto casa sua per esprimergli vicinanza. E, così, ieri mattina Emilio Scalzo, in quel momento ancora ai domiciliari, è stato raggiunto anche da Zerocalcare, autore della recentissima serie tv di successo Strappare lunghi i bordi e dell’appena uscito graphic novel Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia. Il fumettista ha registrato, proprio accanto a Emilio, un messaggio: «Tutti si riempiono la bocca della solidarietà con i migranti, Emilio – ha sottolineato Zerocalcare – questa cosa l’ha praticata davvero». Sulla storia di Emilio e sul suo percorso di vita, Chiara Sasso ha scritto un libro intitolato A testa alta (Edizioni Intra Moenia, 2020): dalle sue origini siciliane al lavoro nei mercati della Val di Susa, dalla parentesi giovanile nel pugilato al costante impegno dalla parte dei più deboli.

La decisione di ottenere un aggravamento della misura degli arresti domiciliari è venuta dalla Procura generale del Piemonte, motivata dal «concreto pericolo» che i No Tav potessero impedire l’estradizione dell’attivista. Una mossa che ha lasciato spiazzato il suo legale, l’avvocato Danilo Ghia: «Sono esterrefatto. Il mio assistito è stato arrestato ma non a causa del suo comportamento».

Alle 18 si è svolto a Torino un presidio di solidarietà nei confronti di Scalzo, al capolinea del tram 3 nei pressi della casa circondariale. Il movimento No Tav ha detto che non smetterà di essere al fianco di Emilio e lo farà anche in Francia: «Questa storia ha ancora una volta molto da insegnare. Insegna – si legge su notav.info – la solidarietà, la capacità di uomini e donne di schierarsi contro le ingiustizie mettendo in gioco le proprie vite per un obiettivo più grande, collettivo, per un’esistenza più degna».




Fonte: Ilmanifesto.it