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Manifestazione nella serata di oggi, in piazza Nettuno, in seguito ad un appuntamento rilanciato da associazioni di migranti marocchini e non da tutta Italia e da numerose altre realtà cittadine per prendere posizione sull’omicidio del 39enne El Boussetaoui, avvenuto a Voghera martedì scorso per mano di un assessore leghista. Presenti sorella e fratello della vittima.

25 Luglio 2021 – 20:47

Bologna in piazza per Youns El Boussetaoui, ucciso per strada a Voghera da un colpo di pistola sparato dall’assessore leghista Massimo Adriatici. Con la presenza di sorella, fratello e amici della vittima, e in un clima di grande emozione soprattutto quando è stato riprodotto un audio della figlia, si è svolto un presidio nella serata di oggi in piazza Nettuno, in seguito ad un appuntamento rilanciato in rete nei giorni scorsi da associazioni di migranti marocchini e non da tutta Italia oltre che da numerose altre realtà cittadine. “La morte di Youns El Boussetaoui parla chiaro. Non è morto per mano di chi intendeva sventare una molestia possibile, non è morto in nome di una maggiore e reale sicurezza di tutti gli abitanti di Voghera. Lui è morto perché era un migrante marocchino, perché come migrante vai bene se stai zitto, calmo e quando ti fai sfruttare al lavoro, è morto perché incarnava il nemico per eccellenza di chi come l’assessore leghista Adriatici odia i migranti, i neri, tutti coloro che non siano bianchi e italiani. Quanto accaduto ha un solo nome: razzismo. Con buona pace di chi cerca le ragioni nel possesso di un’arma che non sarebbe dovuta essere a portata di mano, o nelle smanie dispotiche dell’assessore leghista adepto delle ordinanze anti degrado, non è l’arma che l’ha ucciso ma il razzismo di chi la impugna, un razzismo esplicitamente difeso dalla Lega. Un ex poliziotto che evidentemente ha deciso in che modo regolare i conti con quegli odiati migranti che abitano la città di Voghera e che spesso si trovano in Piazza Meardi, piazza San Bovo o all’autostazione. A Voghera per i migranti accusati di pubbliche molestie è stata introdotta la pena di morte. Youns El Boussetaoui non era un violento, non era un pericolo pubblico o un potenziale stupratore, era un ragazzo marocchino che come altri ha pagato a duro prezzo la crisi di questi anni, che ha sofferto e che da questa sofferenza non è riuscito a riprendersi. Ma la sua vita evidentemente valeva poco, almeno per il leghista Adriatici che in pochi secondi l’ha stroncata con un colpo che solo nelle parole dell’assassino era casuale, perché casuale non era la ragione che lo ha giustificato”, è il testo firmato da Associazione lavoratori marocchini in Italia, Coordinamento Migranti, Anis Crotone, Ass. della Comunità del Marocco a Perugia, Ass. diritti e dignità casa e lavoro, Ass. donna e diritto, Ass. donne di qua e di là, Ass. donne e bambini in difficoltà, Ass. immigrati marocchini nelle Marche (Assim), Ass. Al Yamama Torino, Ass. marocchina diritti infanzia e famiglia Roma, Ass. marocchina onlus Lecco, Association Mellalis du monde, Ass. Prisma, Ass. senegalese Cheikh Anta Diop di Bologna e provincia (Ascad Senegal), Ass. di volontariato Daawa Cosenza, Ass. Unione mondiale dei marocchini del mondo, Ass. Il sorriso di Torino, Associazione immigrati nelle Marche, Ass. Tamkin per le donne marocchine in Italia, Associazione Jasmine, Collettivo Ujamaa, Ass. Sopra i ponti Bologna, Ass. Samira Bergamo, Centre national des droits de l’homme Marocco, Centro culturale islamico di Recanati, Club biker del Sahara, Mama Africa onlus, Movimento Pavia, Organizzazione internazionale della società marocchina in Italia, Organizzazione italo marocchina per i diritti umani.

“Giustizia per Youns. Quante vale la nostra vita? A questa domanda continuiamo a voler trovare delle risposte che solo noi possiamo costruire attraverso pratiche di resistenza e autodeterminazione. Per l’assessore della Lega Nord Adriatici è ‘legittima difesa sparare per sbaglio’ ad un ragazzo di origini straniere, ucciderlo e saltare i convenevoli di un processo”, recita l’appello diffuso da Associazione lavoratori marocchini in Italia, Black lives matter Bologna, Agedo Bologna, Associazione Sopra i Ponti, B-side Pride, Cassero LGBT+ Center, Coalizione Civica, Collettiva Matsutake, Decolonising The Academy, Funamboli – Saperi dal Basso, La MALA Educaciòn, Laboratorio Smaschieramenti, Lesbiche Bologna, Link Bologna – Studenti Indipendenti, Mit – Movimento Identità Trans, Mujeres Libres Bologna, RitmoLento: “Lo sceriffo Adriatici, forte del suo curriculum, si fa giustizia sociale, quella contorta visione di giustizia che riconosce gli/le stranierə come barbarə, incivili, violentə, che portano degrado, figlia di un ideologia che da decenni di dipinge come stupratori, invasori, terroristi… crescere e vivere in questo paese significa sorbirsi tutto il razzismo necessario volto a difendere quel vittimismo Italiano, che si vendica preventivamente perché ‘italiani brava gente’ è uno slogan consolatorio che ci serve per dirsi vittime e mai carnefici. Successivamente ad un omicidio l’assessore si giustifica dicendo ‘legittima difesa’, ma da cosa? La vera vittima di questa storia continua a subire attacchi razzisti anche se il cuore ha smesso di battere, anche se il suo corpo ha smesso di respirare, hanno bisogno di continuare a dirsi che in fondo la vittima è chi ha ucciso, perché difensore del decoro, perché portato all’estremo, e uno spintone deve essere punito con la collera razzista che fa di te uno scarafaggio. Lo sciacallaggio mediatico sta uccidendo Youns El Boussettaoui una seconda volta, ha detto la sorella italo-marocchina Bahija El Boussettaoui ieri durante il suo appello per chiedere giustizia e manifestare domani a Voghera. L’uso dell’immaginario delle ‘marocchinate’, che vogliono presentare Younes come possibile pericoloso stupratore, non è ovviamente mancato. Inoltre, assistiamo sempre allo stesso rituale: usare la cittadinanza o provenienza come fosse un’aggravante invece di chiamare Youns per nome, come un essere umano. Il nome e i titoli sono invece riservati solo agli italiani. Una testata giornalistica riportava questo titolo ieri: ‘(…) il marocchino avvicina l’assessore Massimo Adriatici…’. Siamo capaci di pensare che non è nell’interesse di nessunə, fuorché nostro, dare dignità ad un uomo ucciso dal razzismo, un uomo che vivendo al margine non vale niente. Siamo capaci di pensare che questa vicenda è il precedente ideale per un partito che da anni si ispira al modello della supremazia bianca statunitense, liberalizzare le armi e uccidere quellə come noi, che poteva essere nostro fratello, che agli occhi di un leghista, si scosta poco o niente da un parassita da schiacciare. La nostra vita è in grave pericolo, lo è sempre di più, Youns come George Floyd non meritava di morire e noi che viviamo come soggetto ‘altro’ in un paese che è istituzionalmente razzista e pericoloso, non possiamo stare a guardare. La legittima difesa italiana è pensata per difendere la ‘libertà degli italiani’ attraverso una violenza preventiva e si avvale di dispositivi come daspo urbano, crp, esternalizzazione dei confini. La legittima difesa italiana schiaccia le nostre vite e quel disagio che ci accudisce e ci culla è il frutto delle politiche securitarie ed escludenti, bisogna sottolineare e dirlo chiaramente che il disagio sociale, economico, la marginalizzazione sociale e politica non sono scelte di ‘chi non si vuole integrare’ ma sono parte integrante di un sistema che ha bisogno di fare credere che il privilegio va difeso”.




Fonte: Zic.it