166 visualizzazioni

La sentenza sul corteo bolognese del 2016 dopo l’investimento di un delegato a Piacenza. Usb: “L’assoluzione della maggior parte degli imputati e la riduzione della pena per i condannati dimostrano l’infondatezza dei tanti gravi reati contestati ma evidenzia la volontà di non riconoscere fino in fondo il diritto sacrosanto alla resistenza contro la barbarie padronale”.

12 Luglio 2022 – 17:08

“Il Tribunale di Bologna ha disposto la condanna a quattro mesi con la condizionale per tre dei nove imputati per il corteo che a Bologna aveva denunciato pubblicamente l’omicidio di Abd Elsalam: il delegato Usb travolto da un tir, la sera del 14 settembre 2016, durante un presidio di lavoratori in lotta di fronte ai magazzini della Gls di Piacenza”. Lo riferisce l’Usb di Bologna con un comunicato. “Tra i condannati per questo atto di solidarietà militante due nostri dirigenti sindacali Usb e Marta Collot l’attuale portavoce nazionale di Potere al Popolo. Quello di Bologna- continua il sindacato- è uno dei processi contro le immediate manifestazioni seguite all’omicidio (a Piacenza come a Roma e in altre città). Un processo contro militanti sindacali e sociali, accusati di molteplici reati: resistenza, interruzione di pubblico servizio, blocco stradale etc. per le manifestazioni spontanee tenutesi in tante città, il 15 settembre 2016. L’assoluzione della maggior parte degli imputati e la riduzione della pena per i condannati dimostra, da una parte, l’infondatezza dei tanti e gravi reati contestati ma, dall’altra, evidenzia la volontà di non riconoscere fino in fondo, come si dovrebbe, il diritto sacrosanto alla resistenza contro la barbarie padronale e alle provocazioni messe in atto contro il corteo che in quel giorno attraversò il centro di Bologna”.

Scrive Usb: “Denunciamo ancora una volta che la morte di Abd Elsalam rappresenta la condizione operaia del nostro tempo, raffigura il disprezzo dei padroni nei confronti di chi produce ricchezza, la svalutazione del valore della vita rispetto quello di far profitto a tutti i costi. Ma rappresenta, anche e soprattutto, la voglia di emanciparsi e liberare il lavoro da parte di una generazione di nuovi attivisti sindacali che nel nome e nell’esempio di Abd Elsalam continua la lotta per diritti e dignità. Anche alla luce della sentenza di oggi, siamo sempre più determinati nel costruire una grande mobilitazione sindacale e sociale con sciopero generale che rispedisca al mittente il pesante clima di repressione che colpisce chi lotta, per una mobilitazione per l’aumento dei salari, contro il carovita e la precarietà, contro il governo Draghi e le sue politiche da economia di guerra”.




Fonte: Zic.it