Gennaio 21, 2022
Da Il Manifesto
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Prolifica, dissacratrice, romantica, nel corso di un quindicennio Lucia Calamaro ha indagato l’essere umano nelle sue pieghe più nascoste e doloranti, affermandosi per l’originalità del suo teatro in cui la parola è padrona assoluta. All’inizio formando compagini attorali di area romana e legate ai circuiti indipendenti e «underground», per approdare presto nelle maggiori sale italiane e coinvolgere artisti e realtà produttive più convenzionali e strutturate. Intollerante e battagliera, la drammaturga e regista (anche attrice, in Diario del tempo era in scena con Federica Santoro e Roberto Rustioni) analizza i rapporti umani con dedizione e con una netta predilezione per quelli familiari, ponendoli in contesti quotidiani grotteschi e colorati.

CREA PERSONAGGI all’apparenza semplici che subito si rivelano macchine per scandagliare la complessità della psiche, le sue emozioni e i sentimenti che ne compromettono gli equilibri. Un assaggio di questa scrittura è in scena a Roma. Al Teatro India, dove con L’origine del modo riceveva la consacrazione definitiva, è arrivato ora Darwin inconsolabile – un pezzo per anime in pena (fino a domani), una coproduzione che comprende anche il Teatro di Roma e ripropone i suoi topoi drammaturgici. Una madre (Maria Grazia Sughi di Sardegna Teatro), artista performativa in pensione, che si finge morta per attirare l’attenzione delle figlie, un’ostetrica (Simona Senzacqua) e prole e un’artista (Gioia Salvatori, l’epigona più legata alla vecchia madre), e del figlio (Riccardo Goretti). Sul palco libero da scenografie, tra plastiche e ortaggi, i dialoghi meditabondi sono occasione per sollevare urgenze ecologiste e di conservazione di specie esotiche, con un’ironia che talvolta provoca proprio il riso e la perplessità di quel piccolo gruppo familiare. Più intimo e con una scenografia funzionale alla partitura drammaturgica è Da lontano – chiusa sul rimpianto, che si è visto al Teatro del Lido, scritto da Calamaro per Isabella Ragonese, in scena nel ruolo di una psicoterapeuta alla ricerca di un dialogo con sua madre, la quale si manifesta da dietro una porta con tutta la sua fragilità e giovinezza, data dal naturale spaesamento di Emilia Verginelli.
Ma quando Ragonese varca quella porta l’occhio della telecamera inquadra solo il suo volto, la perdita è irrimediabile. Chiude il trittico romano Smarrimento, a India dall’1 al 6 febbraio.




Fonte: Ilmanifesto.it