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Ferito un operaio coinvolto in un incidente con il muletto durante la preparazione degli stand destinati al Cersaie; e nella fase di allestimento della manifestazione sono state individuate tre ditte che impiegavano lavoratori in nero. L’Sgb, intanto, inaugura in via Zampieri la “bacheca delle buste paga (di merda)”.

23 Settembre 2022 – 18:09

L’ennesimo infortunio sul lavoro nel territorio di Bologna si è verificato, stavolta, in Fiera: un operaio un’azienda che sta allestendo gli stand del Cersaie ha avuto un incidente con un muletto e si è ferito ad un piede, fortunatamente non in maniera grave. L’Ausl sta svolgendo gli accertamenti del caso per ricostruirne l’esatta dinamica. Inoltre, sempre durante le operazioni di allestimento del Cersaie sono state individuate dai Carabinieri tre ditte che impiegavano lavoratori in nero, multate in totale per 28.000 euro.

Nel frattempo, l’Sgb fa sapere di aver inaugurato nella sede di via Zampieri una “bacheca delle buste paga (di merda)”. Il sindacato spiega così l’iniziativa: “In queste settimane con l’esplodere della crisi energetica, legata alla partecipazione del nostro paese alla guerra, ha avuto grande eco mediatico l’iniziativa ‘delle bollette in vetrina’ organizzata dai commercianti. Per quanto riguarda invece la condizione dei lavoratori, i quali pagano doppiamente questa crisi, sia per le pessime condizioni contrattuali sia per l’aumento vertiginoso del carovita, per grande parte dei media gli unici titolati a parlarne sembrano essere Cgil, Cisl e Uil i quali in realtà sono parte del problema. Non è certamente un caso che L’Italia sia l’unico paese europeo dove gli stipendi dal 1990 (anni in cui ha avuto inizio la concertazione) ad oggi, anziché aumentare siano diminuiti. Sono coloro che, insieme a qualche altro sindacato concertativo, hanno stipulato contratti nazionali vergognosi dando vita così a quello che loro stessi ora definiscono ‘il lavoro povero’. Paghe da fame con cui ora i lavoratori devono fare fronte anche agli effetti nefasti di una guerra dalla quale dobbiamo uscire subito! Per questo, a Bologna, nella ‘città più progressista d’Italia’, delle ‘istituzioni meglio amministrate del Paese’, nella ‘capitale del mondo cooperativo’, abbiamo deciso di dare vita alla vetrina delle busta paga (di merda), in via Zampieri 10. Una vetrina che mettiamo a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori che, nel rispetto dell’anonimato, ci chiedano di affiggere la loro”.

La prima busta paga affissa in vetrina “appartiene ad un lavoratore che da 18 anni lavora presso una delle portinerie della Regione Emilia-Romagna, dove ogni giorno si recano assessori vari (formazione e lavoro, sport, trasporti, ecc). Ha percepito per un netto di 1048 euro, incluso il rateo di tredicesima! Ogni due anni si svolge un cambio di appalto ed ogni due anni la sua anzianità si azzera, come se fosse un nuovo assunto. Il contratto applicato è quello Safi, 1072 euro lordi per 40 ore settimanali. E non si può neppure dire che è un contratto pirata perché sottoscritto da una delle oo.ss ‘maggiormente rappresentative’. Tra le altre cose nella busta si evince che vengono detratte (in ogni busta) 25 euro per la divisa che però non è stata mai consegnata!”, racconta l’Sgb.

Poi, continua il comunicato, c’è la busta paga “di una lavoratrice in allattamento. Stesso appalto, ma operativa presso una delle portinerie della Regione di viale Silvani. Stessa azienda. Stesso lordo. Stesso orario lavorativo di 40 ore settimanali, ma paga giornaliera inferiore, perché a differenza del suo collega (maschio) il suo è un part-time al 95,24%. Ha percepito un netto di 992 euro, incluso rateo di tredicesima. Perché il ccnl Safi prevede che l’orario lavorativo, a parità di salario possa essere di 40 o di 42 ore settimanali. Anche a lei mensilmente vengono detratte 25 euro per la divisa. Ma a differenza del suo collega la divisa gli è stata consegnata. Maglia e gonna di due taglie in meno. Lei ha richiesto inutilmente un paio di pantaloni, ma si sa… nella città più progressiva d’Italia la donna mette la gonna, l’uomo il pantalone”.

A seguire “la busta paga di una lavoratrice dei servizi scolastici in appalto al Comune di Bologna alla quale viene applicato il Contratto Nazionale delle Cooperative Sociali. La busta paga è del mese di giugno, mese in cui finisce la scuola e come è noto le educatrici e gli educatori operativi presso questo servizio, pur avendo un contratto indeterminato per 12 mesi l’anno e un preciso monte orario contrattuale, non percepiscono lo stipendio alla chiusura della scuola, dunque in coincidenza delle vacanze di Natale, Pasqua o estive. La busta paga quindi riporta un totale di 285 euro + bonus statale di 200 che corrisponde ad una sola settimana di lavoro. Di fatto il pagamento è a cottimo in quanto gli appalti pubblici nei servizi prevedono il pagamento per le ore svolte e non per l’orario contrattuale”.

Scrive ancora il sindacato: “Non poteva poi mancare una busta paga di una delle aziende in appalto dei magazzini della COOP, questa è la paga degli addetti al picking: turni di 40 ore alla settimana, con inizio alle 5 del mattino.Il CCNL è quello della Logistica, sezione speciale per le imprese cooperative: cioè la parte in cui i sindacati complici fanno ‘speciali sconti’ alle loro cooperative. Il lavoratore in questo mese ha avuto la sfortuna di ammalarsi e soprattutto la sfortuna di ammalarsi come socio-dipendente di una cooperativa che, grazie agli “sconti” dei suoi sindacati amici, non paga i prime tre giorni di malattia. Risultato: 1068 € al mese, pari a 6,36 euro/ora. La paga è di novembre 2021, ma da allora nulla è cambiato: unico aumento l’elemosina arrivata a gennaio 2022, pari a 8,70 euro lordi/mese (un aumento di 5 centesimi di euro per ora)”.

Infine, “una busta paga di un lavoratore pari a 1091 euro al mese che, senza il Trattamento Integrativo 21/2020, diventano poco più di 990 euro. Questa è la paga di un lavoratore addetto alle pulizie industriali nello stabilimento della Marcegaglia di Ravenna. Le ore pagate in questo mese sono 166, risultato: 5,98 euro/ora. Meno di 6 euro all’ora per rimuovere le polveri di metallo prodotte dalle saldature delle linee, sgrassare gli impianti, distaccare con il martello pneumatico i residui ferrosi solidificati nelle condotte di aspirazione, liberare le linee dagli scarti della lavorazione. Il ccnl è quello del Multiservizi che meglio sarebbe chiamare il ccnl per il Multisfruttamento dei lavoratori negli appalti. Il ccnl che più piace alla committenza privata e pubblica: appalti a prezzi stracciati sulla pelle dei lavoratori”.




Fonte: Zic.it