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Siamo lavoratrici e lavoratori della terra: braccianti, contadini, operatori dell’agricoltura multifunzionale, raccoglitori ed hobbisti. Stabili, stagionali ed occasionali. Dalla terra traiamo reddito, sostegno al reddito o autosussistenza.

Siamo figlie e figli dei nostri territori, conosciamo bene la stretta relazione tra il lavoro agricolo, quello industriale e dei servizi. In diverse aree geografiche molte famiglie integrano il salario con autoproduzioni enogastronomiche. Coraggiosi resistenti e nuovi pionieri provano a vivere di piccola contadinanza sfuggendo ai veleni economici e chimici delle multinazionali e dell’agro industria. Alcuni giovani fanno esperienza nei campi per pagarsi gli studi. Molti svolgono periodiche mansioni agricole, sfruttate, malpagate e spesso anche in nero (con giornate che vengono “scaricate” in busta a volere e capriccio del padrone), nell’alternanza dei più svariati lavori a cui si è condannati da una precarietà permanente. Altri lavorano nell’industria alimentare da anni ma, anziché essere inquadrati come operai, vengono annualmente ricattati con i vergognosi ed incongrui contratti dell’agricoltura. Una minoranza, una stretta minoranza, riesce a vivere (o sopravvivere?) di lavoro agricolo stabile e regolare, assunta almeno nel rispetto del pur scandaloso e vessatorio contratto nazionale che scade giusto quest’anno. In questo quadro, anzi, in questi campi, si è affacciato prepotente il fenomeno del caporalato!

CONTRATTO: Molto ci sarebbe da ridire sul contratto dell’agricoltura e a ciò ci dedicheremo producendo del materiale apposito; qui basta fare presente che non offre alcuna tutela a chi lavora, e che il meccanismo delle giornate minime di lavoro consente la più assoluta ricattabilità (fatte le tue 70 giornate, se solo dici “a” puoi essere lasciato a casa per gli altri 295 giorni) e poco importa se per produrre un tot di vino (o qualsiasi altro prodotto) servono necessariamente tot giornate di lavoro con tot dipendenti: nessuno andrà a verificare come l’impresa abbia prodotto tanto senza la necessaria manodopera… figuriamoci, il lavoro nero non esiste!! Proprio in questi giorni si sta discutendo il nuovo CCNL: facciamo sentire la nostra rabbia!

PESTICIDI E DISERBANTI: Vogliamo la messa al bando del glifosato e delle altre molecole dannose per la biodiversità, la salute e l’economia contadina. La biodiversità viene devastata dall’utilizzo di pesticidi, diserbanti e concimanti di sintesi, tant’è che nei campi coltivati con tali metodi la terra è praticamente morta, materiale inerte: le ricerche dimostrano che in questi campi ci sono meno forme di vita che nel deserto del Sahara! Diversi studi rivelano la tossicità del glifosato e di altre sostanze cancerogene: queste non solo possono contagiare i prodotti alimentari, ma vengono assorbite dal corpo tramite contatto, inalazione e inquinamento delle falde acquifere, mettendo a repentaglio la salute di chi lavora e di chi vive in campagna. Anche l’economia contadina è fortemente danneggiata dalle molecole di sintesi in quanto legate all’uso di specifiche sementi create in laboratorio, non riproducibili naturalmente: la privatizzazione della vita!

CONTADINANZA E GRANDE DISTRIBUZIONE: Sosteniamo i piccoli contadini che provano a vivere del proprio lavoro, strozzati dai prezzi imposti dalla Grande Distribuzione Organizzata e impossibilitati a trasformarsi da soli i propri prodotti, dati i costi esorbitanti per l’allestimento di laboratori a norma. Lavoriamo per trovare soluzioni che favoriscano l’accesso alla terra, mirando ad una nuova riforma agraria che spezzi il fenomeno della latifondizzazione.

AGROINDUSTRIA: Denunciamo la situazione lavorativa delle tante operaie ed operai dell’industria alimentare che vengono inquadrate/i col contratto agricolo pur svolgendo mansioni industriali continuative. Evidenziamo come il fenomeno del caporalato, anziché essere sradicato dalle campagne del sud Italia, si sia diffuso ovunque tramite il ricorso ad agenzie che forniscono manodopera a prezzi stracciati per l’industria alimentare e i nuovi latifondi. Contrastiamo la politica dei prezzi al massimo ribasso stabiliti dalla Grande Distribuzione Organizzata che strozza la piccola produzione e distrugge la biodiversità, consentendo guadagni solo a chi riduce al minimo il costo del lavoro, portando a forme di vera schiavitù.

ALTERNATIVE: Costruire alternative al modello dell’agroindustria è possibile, oltre che necessario. Tutelare i beni comuni (suolo agricolo, boschi, foreste, fiumi, laghi, mari ecc…) rivendicare gli usi civici e le proprietà collettive delle terre, promuovere esperienze comunitarie, di vita e di lavoro, come le comuni autogestite e le cooperative di comunità. Difendere e diffondere l’agroecologia contadina come modello agricolo volto al rispetto e alla difesa della terra, delle persone, della biodiversità e della sovranità alimentare.

Le istanze che portiamo dal mondo del lavoro agricolo sono connesse con quelle di chi lavora nell’industria, così come nei servizi. La nostra vicinanza alle lotte operaie è certamente frutto di una coscienza di classe, della consapevolezza della necessaria unione tra tutti coloro che vengono spremuti per accrescere le altrui rendite e profitti; ma ancor prima la nostra vicinanza è una vicinanza immediata, quotidiana, fatta di volti, ascolti, conoscenze e relazioni.

Mentre i poteri politici, economici e mediatici si arrovellano per accecare la ragione ed avvelenare gli animi spacciando odio, divisioni e paure (divide et impera, il gioco è sempre quello), noi ci adoperiamo per costruire relazioni, scambi, libertà, mutuo appoggio ed autogestione.

La lotta per vivere dignitosamente attraverso un’agricoltura liberata, sganciata dalle schiaccianti condizioni di multinazionali e grande distribuzione organizzata, è la stessa lotta per qualsiasi lavoro: deve essere sicuro, gratificante, sostenibile, equo e dignitoso!

PIENO APPOGGIO ALLA LOTTA OPERAIA!

INTERSEZIONE E MUTUO APPOGGIO TRA LE BATTAGLIE SOCIALI, ECOLOGISTE, FEMMINISTE, ANTIAUTORITARIE E ANTIMILITARISTE!

ESPROPRIO SENZA INDENNIZZO A CHI DISLOCA PER MERO PROFITTO E GESTIONE OPERAIA DELLE FABBRICHE!

TRASFORMAZIONE DELL’APPARATO PRODUTTIVO VIGENTE SECONDO I BISOGNI DELLE COLLETTIVITÀ, NEL PIENO RISPETTO DEGLI EQUILIBRI ECOLOGICI!

AUTOGESTIONE GENERALIZZATA E SOLIDALE!

Unione Contadina (USI-CIT)




Fonte: Usi-cit.org