Dicembre 17, 2022
Da Radio Onda D'Urto
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IRAN: IL QUARTO MESE DI RIVOLTA INIZIA CON LO SCIOPERO DEI LAVORATORI DELL’INDUSTRIA PETROLIFERA

Inizia il quarto mese dall’inizio delle proteste antiregime, scoppiate dopo l’omicidio poliziesco della 22enne studentessa curdoiraniana Mahsa Jina Amini. Le proteste proseguono, in particolare nella provincia sudorientale del Sistan-Baluchistan. Come tutti i venerdi nel capoluogo, Zahedan, un folto corteo ha sfilato al grido di ‘Morte al dittatore’, ossia Ali Khamenei. Sabato 17 dicembre i lavoratori dell’industria petrolifera iraniana hanno iniziato scioperi in diverse città, tra cui Assaluyeh, Mahshahr, Ahvaz e Gachsaran. Scioperi organizzati dopo le chiamate degli attivisti del settore petrolifero. Anche i lavoratori e il personale dell’industria petrolifera di Assaluyeh, dell’Organizzazione per gli studi chimici legati al petrolio e delle industrie del gas e del petrolio dell’Iran occidentale a Tang Bijar si sono uniti alle agitazioni. Secondo i video sui social media, i lavoratori gridano slogan come “Non vogliamo funzionari bugiardi”. Anche i vigili del fuoco del settore petrolifero dell’isola di Kharg nel Golfo Persico hanno aderito.

Continuano le persecuzioni del regime nei confronti dei giovani manifestanti. In Kurdistan Sonia Sharifi, 17enne arrestata un mese fa con la pesante accusa di “inimicizia contro Dio”, è stata rilasciata su cauzione ed è tornata a casa. La ragazza, in carcere, è stata pestata ripetutamente, interrogata e costretta a “confessare”. Durante la detenzione non ha mai visto un avvocato né un famigliare. Oggi però il rientro a casa, con centinaia di persone che l’hanno accolta nel suo villaggio natale, Abdanan.

E’ andata meno bene a Donya Farhadi, studentessa di Ahvaz. I suoi genitori hanno cercato il corpo della figlia per 9 giorni in mare prima di trovarlo, dove era stata gettata dal regime – questa l’accusa arrivata da amici e famigliari – in seguito a un omicidio poliziesco. Stessa sorte per la dottoressa Aida Rostami che curava i manifestanti a Ekbatan presso la sua abitazione per impedire che venissero arrestati in ospedale. Scomparsa da circa 24 ore il suo corpo torturato è stato consegnato alla famiglia. Bahman Maroufi, un altro giovane curdo,è morto invece questa mattina nell’ospedale di Oshnavieh, nel Kurdistan iraniano poche ore dopo essere stato rilasciato dall’intelligence del regime islamico che lo aveva sequestrato e torturato. Morto tra atroci sofferenze si pensa sia stato avvelenato prima del rilascio.

Questa mattina a Milano è intanto tornata in piazza la comunita’ iraniana per chiedere la fine del regime. Il collegamento con Anna Togheder for Iran Ascolta o scarica




Fonte: Radiondadurto.org