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Mobilitazioni di Mujeres Libres, Collettiva Matsutake e La Mala Educacion, che evidenziano tutti i limiti della legge approvata nel 1978 e attaccano l’attività dei movimenti antiabortisti, la loro infiltrazione nei consultori pubblici e l’accaparramento di fondi pubblici.

22 Maggio 2021 – 19:09

“22/05/1978: 43 anni dalla legge 194 e ancora lottiamo per abortire!”. Recita queste parole lo striscione attaccato oggi su Porta Mascarella dal collettivo Mujeres Libres Bologna, che in un comunicato diffuso sui social spiega come “obiezione di coscienza, stigma, traumi psicofisici e disinformazione” siano “gli ostacoli che ancora oggi rendono difficile l’accesso ad un aborto libero e sicuro. Per non parlare dell’unione tra ultracattolici e destre reazionarie, in Italia come nel mondo, che cercano in tutti i modi di minare la nostra libertà di scelta e il nostro diritto all’autodeterminazione. I gruppi antiscelta si sono sempre più radicati nel territorio nazionale, determinati ad ostacolare la piena applicazione della 194, a suon di delibere e infiltrazioni nei consultori e accaparramento di fondi pubblici. Noi siamo qui, ancora una volta, per ribadire che sui nostri corpi, sulla nostra salute, sul nostro piacere decidiamo noi! Vogliamo aborto libero da ostacoli, procedure chiare e non pregiudicanti nei consultori come negli ospedali, possibilità di aborto farmacologico in ogni struttura pubblica, l’uscita dalle strutture pubbliche degli antiscelta sedicenti prolife, che minano continuamente la nostra libertà di scelta. Abbiamo sempre abortito, e sempre abortiremo! Sei una persona che ha scelto di intraprendere una Ivg? Contattaci se vuoi, noi mujeres libres ci siamo per supportarti come e quando vuoi!”

Collettiva Matsutake segnala di avere tenuto un attacchinaggio di manifesti nei pressi della sede del Movimento per la Vita: “Nel giorno del 43esimo anniversario dall’approvazione della Legge 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza) è stata sanzionata una delle sedi del Movimento per la Vita a Bologna con dei manifesti che rivendicano come valga ‘una sola legge: l’autodeterminazione’ e per ‘molto più di 194′”. In un comunicato inviato in redazione il gruppo transfemminista, che ha recentemente attivato una pagina su Facebook, aggiunge: “I movimenti per la vita nascono a partire dalla ‘nostalgia’ derivata dal ‘declino’ della famiglia tradizionale: bianca, eterosessuale, riproduttiva e maschilista. Il loro obiettivo è quello di controllare i nostri corpi, intendono normare i nostri comportamenti affettivi e sessuali, ma è sul divieto di aborto che fin da subito internazionalmente hanno concentrato le loro energie. L’emergenza connessa alla situazione aborto in Italia dovuta al boicottaggio che si fa della legge 194 ci spinge a ripensare la posizione di mera difesa della legge. La legge è in sé problematica, ipocrita e contraddittoria, predisposta per sua natura ad attacchi e boicottaggi. Con l’aggiunta dell’offensiva neofondamentalista la 194 può di fatto diventare inoperante non garantendo alle persone che intendono abortire il diritto all’autodeterminazione riproduttiva. Non lo volevamo in passato e non lo vogliamo oggi…lottiamo alleandoci alle sorelle argentine, irlandesi, polacche: non ci ridurrete al ruolo di uteri e incubatrici della nazione, per questo non ci limitiamo a difendere le poche e cattive leggi esistenti: abbiamo bisogno di #moltopiùdi194 perché vale una sola legge l’autodeterminazione!”.

Il collettivo La Mala Educacion ha invece distribuito volantini e materiale informativo in zona universitaria  e in un comunicato spiega: “Sono passati 43 anni dal 22 maggio 1978, data in cui è stata approvata la legge 194 che ha legalizzato l’interruzione di gravidanza in Italia, ma ancora oggi l’autodeterminazione delle donne viene ostacolata continuamente! In 43 anni, ai problemi legati al limite della legge si sono aggiunti e moltiplicati quelli connessi alla non applicazione. La 194 prevede che ogni medico obiettore possa rifiutarsi di eseguire una procedura per motivi di natura etica o religiosa. Nel 2021 in Italia il 69% dei ginecologi italiani è obiettore di coscienza. Persiste ancora l’ingiustificato limite del 90° giorno, oltre il quale l’aborto è consentito solo in presenza di gravi patologie, materne o fetali. Mentre in molti paesi il limite per procedere all’interruzione di gravidanza si basa sull’autonoma valutazione della persona. Un altro problema per l’accesso libero alla salute è il ‘periodo di riflessione’, previsto dalla legge nei casi in cui non vi siano condizioni di urgenza. Questo espediente è inaccettabile sia per ragioni mediche, in quanto espone la persona coinvolta a maggior rischio di complicazioni, sia per ragioni politiche, in quanto nega la capacità di prendere decisioni responsabili di chi vuole iniziare la procedura”.




Fonte: Zic.it