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Cerimonia laica al Nettuno nel pomeriggio di oggi, tra canzoni popolari e interventi al microfono che accusavano l’Università, ma anche il governo di Roma, di fare troppo poco di fronte alla feroce repressione del regime di Teheran.

05 Gennaio 2023 – 20:11

Alcune centinaia di persone hanno risposto alla chiamata della comunità iraniana di Bologna e hanno partecipato in piazza Nettuno a una veglia funebre in ricordo di Mehdi Zare Ashkari, l’ex studente universitario dell’ateneo bolognese morto in Iran in seguito alle torture subite in carcere. Insieme ai tanti amici e compagni di corso di Mehdi, c’erano anche diversi iraniani di età avanzata, residenti nella nostra città da anni. Con loro le attiviste e gli attivisti della sezione bolognese di Amnesty International che per primi avevano denunciato l’ennesimo omicidio di Stato provocato dal regime iraniano. Tante le donne e gli uomini, i ragazzi e le ragazze che, in silenzio, hanno seguito il “rito laico” predisposto sotto la fontana del Nettuno, con la grande foto di Mehdi, innalzata sopra un tappeto steso a terra su cui erano adagiati anche vassoi di dolci, di mandarini e di banane. Così, nel cuore di Bologna, si è dato vita a una cerimonia funebre come avviene tradizionalmente nelle case delle famiglie iraniane. A segnare però che la morte di Medhi non è avvenuta per caso, ma a causa della feroce repressione messa in campo dal regime degli ayatollah, c’era steso anche uno striscione con la scritta “Donne vita libertà”, lo slogan che ha rappresentato le manifestazioni di protesta contro l’apartheid delle donne che stanno scuotendo l’Iran dopo l’uccisione di Mahsa Amini, la ventiduenne uccisa perché non indossava “correttamente” il velo.

Roozbeh, un amico di Medhi, ha dato il via agli interventi che si sono alternati a canzoni popolari iraniane: “Insieme a Mehdi, noi non dobbiamo dimenticare anche chi è stato ammazzato dal regime per strada. Tutti i giorni noi dobbiamo parlare di Mehdi e delle ragazze, dei giovani e dei vecchi che scendono in piazza, che muoiono o vengono arrestati, delle tante e dei tanti di cui non si sa nulla”,

Molte le testimonianze di solidarietà di uomini e donne italiane. Tra i giovani iraniani che hanno preso la parola durante il “microfono aperto”, in diversi hanno criticato l’Università di Bologna che per tanti giorni non ha detto una parola su quello che sta avvenendo in Iran e solo ultimamente, dopo la denuncia dell’omicidio di Mehdi, ha preso posizione. E’ stato pure detto che dovrebbero essere interrotti i rapporti di collaborazione scientifica e di partenariato economico tra l’ateneo bolognese e alcune università iraniane. Qualcuno si è domandato se sono ancora in corso rapporti tra la Scuola Nazionale di Cinema – Cineteca Nazionale di Roma, la Cineteca di Bologna, la Casa del Cinema e il Museo del Cinema di Teheran. Nel caso questi rapporti siano ancora in vigore, andrebbero interrotti per quello che sta avvenendo in Iran. Un intervento ha anche chiesto al rettore Molari di espellere dall’Alma Mater alcuni “agenti del governo iraniano” iscritti come studenti.

Critiche sono state rivolte anche al governo italiano: “E’ troppo poco e troppo comodo chiamare l’ambasciatore e dire che non ci si deve comportare così… Se si voleva dare un segnale efficace contro il regime iraniano occorreva chiudere le due sedi diplomatiche di Roma e di Milano”.




Fonte: Zic.it