Aprile 16, 2021
Da Umanita Nova
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Lo sgombero del presidio di San Didero, attuato di notte con enorme dispiegamento di forze, non ha nulla a che fare con l’apertura di un banale cantiere per la realizzazione di un’area di sosta sull’autostrada.
La partita che si gioca qui, come già a Chiomonte, è quella tra lo Stato e una popolazione indisponibile a piegarsi all’imposizione di un’opera utile solo a garantire lauti guadagni alla lobby del cemento e del tondino e ai suoi padrini politici.
Una montagna di soldi pubblici, ora nuovamente disponibili grazie al recovery fund, sono la torta da spartire per fini privatissimi.
Dopo un anno di pandemia, dopo vent’anni di tagli alla sanità, con 500 morti al giorno di covid e tanti altri che muoiono e moriranno per mancanza di prevenzione e cure, il governo continua a devastare e depredare un paese estenuato dalla cementificazione, ridotto alla fame dall’intersecarsi della crisi pandemica con le accelerazioni dell’economia 4.0.
La partita che si gioca in un paesino di montagna, dove diossina ed altri veleni hanno già contaminato la terra grazie ad un’acciaieria che solo la crisi ha chiuso pochi anni fa, va al di là di un parcheggio per i tir.
Il nuovo autoporto costerà più soldi per la recinzione e la continua sorveglianza armata che per la realizzazione dell’infrastruttura autostradale.
Lo Stato deve spezzare le ossa al movimento che quasi 16 anni fa dimostrò che insorgere e vincere era possibile. Questa volta siamo in bassa valle, lungo una strada statale, sotto gli occhi di tutti.
Per questa ragione la carta che stanno giocando è quella della violenza e dell’occupazione militare. Provano a far paura, per evitare che la resistenza cresca e si generalizzi.
A quattro giorni dall’invasione militare un gruppetto di No Tav è ancora sul tetto del presidio, circondato dalla polizia.
Il giorno dello sgombero, martedì 13 aprile, un corteo partito dal centro di San Didero, appena arrivato sulla statale 25 è stato bloccato da un ingente schieramento di polizia.
Subito è partita la danza dei manganelli, dei gas e degli idranti.
I No Tav sono stati gasati più e più volte, provando a resistere come possibile. Per sfuggire ai lacrimogeni tanti si sono dispersi per i prati, cercando di aggirare il blocco di polizia, che ha continuato a sparare gas in ogni direzione. Il vento teso della Val Susa per fortuna soffiava forte in direzione delle truppe dello Stato.
I No Tav sono finiti sui binari della ferrovia, i treni si sono fermati a lungo.
Dopo quasi tre ore i No Tav hanno dovuto indietreggiare sino all’imbocco del paese, dove la polizia ha sparato lacrimogeni sin dentro i cortili delle prime case. Poco prima del centro storico una barricata ha chiuso la via. Solo a questo punto le truppe dello Stato hanno desistito.
Il giorno successivo i No Tav sono tornati in strada, provando ad aggirare per i prati i blocchi sulla statale. C’è stata nuovamente un’invasione dei binari della ferrovia. Ad un certo punto anche la polizia si è piazzata sulla ferrovia. I No Tav sono poi riusciti a raggiungere il piazzale di fronte all’area militarizzata.
Giovedì il coordinamento comitati, riunito a San Didero, ha lanciato tre giorni di campeggio No Tav, che sorgerà in un’area messa a disposizione dal comune, nei pressi del cimitero.
Saranno tre giorni di lotta contro l’occupazione militare.
Il programma di sabato è molto denso. Nelle prime ore del mattino i lavoratori del mercatino, come ogni sabato, proveranno a montare i loro banchi nel piazzale del Baraccone, che, sebbene non sia nell’area del cantiere, è stato occupato dalle camionette della polizia.
Alle 15 sindaci e tecnici faranno una sorta di consiglio comunale aperto in strada.
Nella seconda parte del pomeriggio, intorno alle 17, ci sarà un corteo.
Da un anno il governo ha vietato i cortei. Le misure di contenimento della diffusione del virus sono state usate per limitare le nostre già esili libertà.
Siamo di fronte ad un paradosso: chi lavora è obbligato a stare in ambienti chiusi, senza reali protezioni, ed è costretto a salire su pullman sovraffollati, perché la produzione e circolazione delle merci deve essere garantita ad ogni costo.
Chi invece manifesta in strada è considerato un untore.
Quest’anno di pandemia ha acceso una vivida luce sulla violenza insita in un sistema politico e sociale la cui unica logica è quella del profitto. Le vite dei poveri sono inessenziali, quindi sacrificabili.
É tempo di riprendersi le strade. In Val Susa e in ogni dove.

Ci vediamo sabato 17 a San Didero.

tratto da Anarres

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13 aprile 2021

Le truppe dello Stato si sono ammassate per ore in Val Susa, mentre i No Tav preparavano la resistenza al presidio di San Didero, nel luogo dove dovrebbe sorgere il nuovo autoporto sulla A32, in sostituzione di quello di Susa, che verrà demolito per fare spazio ai lavori per la nuova linea ad alta velocità tra Torino e Lyon.
Il coprifuoco è una misura militare, che oggi viene utilizzata per la guerra ai No Tav.
Questa notte, intorno all’una, è partito l’attacco al presidio.
Migliaia di poliziotti, accompagnati da mezzi pesanti con ruspe e torri faro, hanno invaso l’area, oltrepassando una prima barricata incendiata per poi procedere verso l’area del presidio, che è stato circondato. I poliziotti sono avanzati sparando lacrimogeni in aria e ad altezza d’uomo. L’aria è stata appestata per ore dal fumo acre dei cs.
Torri faro sono state montate per illuminare a giorno tutta l’area, mentre stuoli di operai venivano fatti entrare per cominciare i lavori di distruzione della zona.
I No Tav si sono sparsi per il bosco, cercando per tutta la notte di contrastare l’avanzamento dei lavori.
Sul tetto del presidio resistono ancora cinque persone.
In mattinata due presidi, uno a Borgone, l’altro a Bruzolo, si sono mossi in direzione del presidio di San Didero sotto assedio ed occupazione militare.
La polizia ha replicato bloccando la strada e distribuendo qualche manganellata.
Oggi appuntamento al presidio di San Didero e, alle 18, al Polivalente di San Didero.

Tratto da Anarres




Fonte: Umanitanova.org