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Al periodo preistorico della raccolta del cibo succede
il periodo della caccia nel corso del quale si formano i clan cercando di aumentare
le loro probabilità di sopravvivenza. Una tale epoca vede costituirsi e delimitarsi
delle riserve e dei terreni di caccia sfruttati a profitto del gruppo e dai quali
gli stranieri restano esclusi, interdizione tanto più assoluta in quanto su di essa
poggia la salvezza di tutto il clan. In modo che la libertà ottenuta grazie ad una
collocazione più confortevole nell’ambiente naturale, e il tempo stesso con una
protezione più efficace contro i suoi rigori, genera a sua volta la propria negazione
al di fuori dei limiti fissati dal clan e costringe il gruppo a limitare la sua
attività lecita organizzando i rapporti con i gruppi esclusi che costituiscono una
minaccia costante. Fin dalla sua apparizione, la sopravvivenza economica socialmente
costituita postula l’esistenza di limiti, di restrizioni, di diritti contraddittori.
Bisogna ricordarlo come si ripete l’abc, fino ad oggi il divenire storico non ha
cessato di definirsi e di definire in funzione del movimento di appropriazione privativa,
dell’assunzione da parte di una classe, di un gruppo, di una casta o di un individuo,
di un potere generale di sopravvivenza economico – sociale la cui forma resta complessa,
a partire dalla proprietà di una terra, di un territorio, di una fabbrica, di capitali,
fino all’esercizio puro del potere sugli uomini (gerarchia). Al di là dell’opposizione
contro i regimi che pongono il loro paradiso in un welfare – state cibernetico,
appare la necessità di estendere la lotta contro uno stato di cose fondamentale
e inizialmente naturale, nel cui movimento il capitalismo non gioca che un ruolo
episodico, e che non scomparirà senza che scompaiano le ultime tracce del potere
gerarchizzato, o i “cinghialetti dell’umanità”, ben inteso.




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com