Gennaio 3, 2022
Da Il Manifesto
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Io sono una da gatti, nel senso che, se vivessi con un animale, sceglierei un gatto e non un cane, un canarino, o un coniglio, per dire. I gatti però non li tengo, perché per occuparsi di qualcun altro, che non sia un figlio che prima o poi cresce e prima o poi se ne va di casa, ci vuole dello spirito di sacrificio e anche un po’ di dedizione, che io non ho essendo un po’ sgrusa, ovvero tirata su, come capita a quelli che sono nati a Parma e dintorni, con la spugnetta per lavare i piatti, di quelle che grattano.
Per vocazione e destino, vivo Un po’ qua e un po’ là, e uno dei miei là è un casone di pietra a strapiombo su un fiume e addosso a una roccia, un posto un po’ da isolati, per intenderci, e in questa casa, dicevo, ho una vicina che invece una gatta la tiene e che con il tempo è diventata la gatta di tutti, o meglio di quelli che lei sceglie, la gatta. La gatta è rossa, sta fuori tutta la notte a cacciare, e quando torna, per dimostrare alla sua padrona quanto la ama, le porta in casa topi sventrati, uccelli spennati, ghiri sbudellati. Anche la gatta rossa è un po’ sgrusa, nel senso che se cerci di accarezzarla si scansa e ti evita. Come tutti i gatti che davvero fanno i gatti, e non gli animali domestici, la gatta rossa va dove le pare, quando le pare.
A me non ha mai portato in casa né topi morti, né uccelli spennati e neanche ghiri sventrati, per fortuna, perché io non le do da mangiare e quindi non ha nessuna ragione per dirmi che mi ama. Però la nostra casa le piace e ogni tanto ci viene a trovare, a me e al mio compagno, che anche lui ama i gatti che fanno i gatti. Quando viene da noi, la gatta, perlustra tutte le stanze, si infila fra i libri, dentro gli armadi, e dorme un po’ dappertutto, sui tappeti, sui cuscini, fra gli scaffali.

L’ALTRO GIORNO ha cambiato rifugio e credo che questa cosa c’entri con il libro che sto leggendo e che amo molto. Il libro si intitola Sanguina ancora, l’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij e lo ha scritto Paolo Nori, che anche lui è nato a Parma, e che da quando ha letto Delitto e castigo, da ragazzino, si è innamorato di Dostoevskij e degli scrittori russi ed è diventato un esperto.
Poiché nei miei spostamenti Un po’ qui e un po’ là ho sempre con me una valigia che ormai serve solo a portare dei libri e il computer, questa volta, visto che sto leggendo il libro su Dostoevskij di Paolo Nori, nella valigia ho messo anche Delitto e castigo, che tanti anni fa non avevo finito di leggere perché mi metteva un po’ troppa angoscia, ma che adesso mi sono detta Devi proprio finire di leggerlo perché è ora.
Accanto ho infilato anche un Philip Roth, Ho sposato un comunista, perché mi sono detta Se poi Delitto e castigo ti angoscia ancora, devi avere un’alternativa. Quando sono arrivata nella casa di pietra che sta vicino alla gatta, ho lasciato Roth e Dostoevskij nella valigia, perché avevo da finire Nori e gli altri due potevano star lì ad aspettare. Ieri ero stesa sul divano, a leggere Nori che mi piace tantissimo, perché a me piace leggere stesa sul divano e non seduta, ed entra la gatta rossa che si fa il suo solito giro per tutti i pertugi, poi scompare dalla mia vista. Dopo due ore mi alzo, perché anche se un libro ti piace, dopo due ore hai bisogno di sgranchirti, cerco la gatta e la trovo non su un cuscino, non su un tappeto, ma nella mia valigia. Si era andata ad arrotolare su Philip Roth e Dostoevskij. Ho il sospetto che se lì dentro ci fosse stato, che so, Giovannino Guareschi, la gatta non ci sarebbe andata lì sopra. È pur sempre una che per dirti che ti ama ti regala dei topi sventrati.

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Fonte: Ilmanifesto.it