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La libertà autentica non è
definita da un rapporto tra il desiderio e la soddisfazione, ma da un rapporto fra
il pensiero e l’azione; sarebbe completamente libero l’uomo le cui azioni procedessero
tutte da un giudizio preliminare concernente il fine che egli si propone e il concatenamento
dei mezzi atti a realizzare questo fine. Poco importa che le azioni in se stesse
siano agevoli o dolorose, e poco importa anche che esse siano coronate da successo;
il dolore e la sconfitta possono rendere l’uomo sventurato, ma non possono umiliarlo
finché è lui stesso a disporre della propria facoltà di agire. E disporre delle
proprie azioni non significa affatto agire arbitrariamente; le azioni arbitrarie
non derivano da alcun giudizio e, se vogliamo essere precisi, non possono essere
chiamate libere. Ogni giudizio si applica a una situazione oggettiva, e di conseguenza
ad un tessuto di necessità. L’uomo vivente non può in alcun caso evitare di essere
incalzato da tutte le parti da una necessità assolutamente inflessibile; ma, poiché
pensa, ha la facoltà di scegliere tra cedere ciecamente al pungolo con il quale
essa lo incalza dal di fuori, oppure conformarsi alla raffigurazione interiore che
egli se ne forgia; e in questo consiste l’opposizione tra servitù e libertà.




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com