Gennaio 10, 2022
Da Il Manifesto
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È un esperimento ben riuscito quello che Francesco Della Puppa, sociologo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha fatto insieme a Francesco Matteuzzi, sceneggiatore, e Francesco Saresin, disegnatore. L’esperimento è stato quello di presentare i risultati, ma anche il percorso concreto di una ricerca sociale attraverso il fumetto. La linea dell’orizzonte. Un etnographic novel sulla migrazione tra Bangladesh, Italia e Londra (BeccoGiallo, pp. 168, euro 18) illustra i significati e le ragioni di chi, arrivato dal Bangladesh in Italia negli anni ’90, dopo circa due decenni si è trasferito a Londra, successivamente all’acquisizione della cittadinanza italiana. Esso «getta uno sguardo su questo mondo di lavoratori e famiglie in movimento», come ha scritto nel suo testo di accompagnamento Pietro Daniel Omodeo.

IL RACCONTO presenta l’esperienza di una serie di migranti maschi, facendo immergere il lettore, così come si è immerso il ricercatore Della Puppa, nel mandato sociale che pesa sulle loro spalle: da giovani, chiamati a inviare una parte del loro salario alle famiglie di origine; da adulti, obbligati a rispondere alle esigenze dei loro nuovi nuclei familiari, rese ancora più pressanti dall’eredità dei matrimoni combinati oltre che dalla determinazione delle mogli, come Maurizio Ambrosini evidenzia nell’introduzione al testo.
Al tempo stesso, la lettura di questo fumetto conferma quanto le migrazioni svolgano una funzione specchio nei riguardi della società di immigrazione. In altre parole, esse fanno vedere nel modo più limpido possibile le principali caratteristiche e modalità di funzionamento delle società di arrivo. In questo caso, i cittadini italiani nati in Bangladesh ed emigrati successivamente a Londra mostrano due grandi limiti della società: la miopia verso le immigrazioni, cioè l’incapacità di evitare politiche opportunistiche e atteggiamenti razzisti e il declino economico ventennale, che ha provocato un’emorragia di centinaia di migliaia di persone, in cerca di un futuro prevalentemente in un altro paese europeo.

I PROTAGONISTI DEL FUMETTO, infatti, si sentono «immigrati di nuovo, anche se già da adulti, per garantire un futuro migliore ai nostri figli; un futuro possibile a Londra, sicuramente negato in Italia». E questa speranza, che probabilmente si trasformerà in un’illusione almeno per una parte di essi, è coltivata nonostante la nuova esperienza di emigrazione sia verso la metropoli dell’ex impero coloniale, che tanta povertà ha prodotto nel subcontinente indiano. Come scrive lo stesso Della Puppa, quell’impero è vissuto e pensato all’interno di un’ambivalenza, «percepito come responsabile della subalternità economica e politica, ma verso il quale si nutre anche una malcelata ammirazione». È questo uno dei tratti più tipici di quelle che si sono definite migrazioni postcoloniali, nelle quali, secondo quanto Abdelmalek Sayad ci ha spiegato, il rapporto di subalternità coloniale prosegue, seppure trasformato e aperto a ulteriori cambiamenti.

IL LINGUAGGIO del fumetto rappresenta una sfida per tutte le persone che si occupano di ricerca sociale, poiché sceglie una forma di narrazione che «permette di mostrare l’avanzamento del lavoro sul campo e i rovelli del protagonista», come sottolinea Matteo Sanfilippo, elaborando «nuovi linguaggi che portino i temi della ricerca alla portata di pubblici non accademici», secondo le parole di Shaul.
La linea dell’orizzonte è un graphic novel tutto da apprezzare: «un resoconto partecipe e ben documentato dell’esperienza dei migranti bengalesi in Italia e Inghilterra», secondo le parole dell’antropologo indiano Amitav Ghosh.




Fonte: Ilmanifesto.it