Novembre 13, 2021
Da Il Manifesto
126 visualizzazioni


Si mette male. Nulla di definitivo ma si mette male. L’11 ed il 12 novembre si sono riuniti a Brdo, in Slovenia, i ministri degli interni dei paesi europei. In videoconferenza anche rappresentanti statunitensi.

A Brdo, i ministri si sono trovati d’accordo nel chiedere la rapida approvazione di un disegno di legge già discusso e “licenziato” dalla commissione. Pacchetto di norme che prevede, tout court, il monitoraggio, lo screening su ogni tipo di comunicazione elettronica. Mail, messaggi sui social, commenti sui blog. Controlli anche sui testi crittografati. Tutto.

Ovviamente, come sempre in questi casi, la misura è giustificata – come devono aver insegnato loro gli “esperti” statunitensi – per far fronte alla pedofilia digitale. Tema che il governo sloveno, presidente di turno della Ue, considera “prioritario”.

Lotta alla pedofilia, dunque. Fatta come? I ministri sollecitano il varo di quel testo che prevede il controllo totale su tutto ciò che si produce in rete: testi, foto, messaggi vocali. Contenuti crittografati. Video. Gli algoritmi dovrebbero controllare il tutto prima che sia on line e segnalare alle polizie nazionali ciò che sembra sospetto.

Ovviamente un controllo totale e di massa così ingiustificato s’è subito scontrato con una forte opposizione (più sociale che politica, va detto anche questo). Così la commissione – che era sul punto di varare definitivamente il testo: “misure legislazione per contrastare efficacemente gli abusi sessuali sui minori online” – ha dovuto far slittare l’approvazione.

Prima era a giugno, poi a dicembre, ora Ylva Johansson, commissario europeo per gli affari interni, ha annunciato una nuova bozza per gennaio. Nel frattempo c’è stata la solita “consultazione”, come sempre fa l’Europa davanti a temi difficili. Consultazione formale, molto formale come tutte le altre.

Anche se stavolta – è agli atti – l’80 per cento degli “interpellati” – singole personalità, studiosi, associazioni – hanno definito semplicemente assurda ed autoritaria una normativa simile.

Ora, invece, i potenti ministri degli Interni – tutti, da Roma a Berlino – chiedono che quelle norme siano approvate senza perder tempo. E tutto fa capire che Ylva Johansson, svedese, socialdemocratica, già soprannominata StasYlva, all’inizio dell’anno le ripresenterà tali e quali. Si mette male.




Fonte: Ilmanifesto.it