Luglio 14, 2022
Da COMIDAD
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Il giornalista Federico Rampini rappresenta il modello ideale dell’italiano, infatti si è preso la cittadinanza americana, il che gli conferisce uno status, un rango particolare. Da questa condizione di privilegio morale e geografico può dedicarsi senza rischi allo sport nazionale, cioè istigarci alla guerra civile, in questo caso contro i “putiniani”, che secondo Rampini sarebbero in Italia un partito “immenso”. Le incongruenze del messaggio sono dissimulate con la tipica retorica suggestiva in cui si alternano moralismo e cinismo per confondere le acque. Non a caso Rampini prima predica ossessivamente che l’Occidente dovrebbe liberarsi dei suoi sensi di colpa verso il proprio passato coloniale, poi si indigna a morte se la Russia continua a considerare l’Ucraina come una propria colonia e non come una colonia USA. Il problema è che il colonialismo occidentale non è mai “passato”, quindi è una balla che l’Occidente si senta in colpa, semmai è solo ipocrisia. L’ultimo mantra che Rampini ci impone è che l’accordo con l’altro autocrate, il dittatore turco Erdogan, sarebbe giustificato dalla priorità in campo, che oggi vede Putin come maggiore pericolo; ciò allo stesso modo in cui Roosevelt si alleò con il diavolo Stalin contro Hitler.
In realtà non c’è niente di concreto che indichi che Erdogan sia peggio della media dei leader delle mitiche democrazie occidentali, poiché, in quanto a crimini, nessuno si fa mancare nulla. Il problema semmai sarebbe di capire come mai in dieci anni la Turchia sia balzata dalla mediocrità al ruolo di grande potenza. Tutto è partito dall’aggressione della NATO alla Libia del 2011, avviata da Francia e Regno Unito; un’aggressione a cui la Turchia non partecipò direttamente, ma attraverso il suo alleato e finanziatore, il Qatar. A creare il mostro mediatico Gheddafi furono infatti le fake news di Al Jazeera, di proprietà di Al Thani, all’epoca emiro del Qatar.
Oggi la Libia è divisa in due sfere d’influenza, ad ovest la Tripolitania e Sirte, sotto il controllo della Turchia, e ad est la Cirenaica, sotto il controllo della Russia. Regno Unito e Francia sono completamente fuori gioco; ed il bello è che il presidente francese Sarkozy aveva aggredito la Libia per strapparla all’Italia, in modo da chiudere l’anello della colonizzazione del nostro Paese, occupando anche l’altra sponda del Canale di Sicilia. La Francia fece il tipico sforzo inutile, dato che per colonizzare l’Italia basta chiedere, poiché l’oligarchia italica è sempre in cerca di sponde imperialistiche estere per poter opprimere meglio la propria popolazione. L’Italia è già in gran parte una colonia francese, ma ora, sempre grazie alla Francia, si avvia a diventare anche una colonia turca, visto che i flussi di petrolio dalla Libia dipendono dal benestare di Erdogan, a cui Draghi oggi si inchina, dopo averlo chiamato “dittatore” lo scorso anno.
La destabilizzazione della Siria non è stata operata direttamente dalla NATO, ma USA, Francia e Regno Unito ci hanno messo del loro, insieme con l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia. Il risultato di quella destabilizzazione è che oggi anche la Siria è spartita di fatto tra Turchia e Russia. La Turchia e la Russia quindi per ben due volte hanno agito con logica spartitoria, in Libia ed in Siria. Cosa impedirebbe che possa accadere altrettanto con l’Ucraina?

Russia e Turchia sono imperialismi in durissima competizione da secoli; d’altra parte Russi e Turchi si capiscono a vicenda, persino nei loro rispettivi miti fondanti, per quanto campati in aria. Sia agli uni che agli altri devono invece risultare del tutto incomprensibili i leader occidentali, che appaiono sempre come esaltati propugnatori di verità tanto assolute quanto effimere. Per capire come funziona il Sacro Occidente, occorre tener presente la sinergia tra le Borse e i media; e, non a caso, nello stesso periodo in cui furono costituite le prime società per azioni, nacquero anche le prime Gazzette. Bolle finanziarie e bolle mediatiche si alimentano a vicenda, per cui il cosiddetto Occidente non è altro che un gigantesco reato di aggiotaggio: notizie infondate che alimentano business che non avrebbero alcuna ragione di esistere, come le armi o i vaccini. Il moralismo dei media e l’affarismo delle Borse vanno in sinergia creando fantasmi di minacciosi super-nemici; nemici che possono cambiare a seconda delle esigenze, per cui il cattivo del giorno prima diventa il buono del giorno dopo. Il Sacro Occidente non conosce il senso della misura: prima ti spingono al consumismo ed alla ricerca del superfluo, poi d’improvviso ti lesinano persino la doccia, perché il business di moda ora è il razionamento.
Valeva la pena di tradire gli alleati curdi, consegnandoli ad Erdogan? La rimozione del veto turco all’entrata di Svezia e Finlandia nella NATO non cambia di una virgola il quadro strategico; e non solo perché Svezia e Finlandia sono già partner NATO dal 1994, ma anche perché con l’esercitazione militare congiunta “Trident” del 2018, l’integrazione dei due Paesi baltici nel livello operativo della stessa NATO poteva dirsi compiuta, a detta degli stessi attori. I Curdi quindi sono stati traditi solo per propinarci la fiaba mediatica secondo cui Putin sarebbe stato punito per le sue malefatte con l’uscita di Svezia e Finlandia da un’inesistente neutralità. L’evento narrato è inesistente, ma l’allarmismo mediatico droga ugualmente i movimenti di capitale, che a loro volta determinano effetti reali.
La dilatazione della NATO ha senso in una logica di business, ma non ne ha in una logica strategica, poiché si squilibrano i rapporti tra gli Stati. I Paesi di frontiera della NATO attuale assumono un ruolo ed un protagonismo che li avvantaggia rispetto ai Paesi che detenevano la posizione di frontiera quando la NATO aveva confini più ristretti. Fronti di destabilizzazione si aprono tra la Germania e la nuova “star” della NATO, la Polonia. La Germania ha recentemente rifilato un bidone alla Polonia, che si è sovraesposta per assistere l’Ucraina. La Polonia ha svuotato i propri arsenali per consegnarli a Kiev, e inoltre accoglie milioni di profughi ucraini. Dal canto suo Berlino ha sospeso l’invio dei blindati e dei finanziamenti che aveva promesso a Kiev e Varsavia.
Poi c’è il riarmo tedesco, condotto senza scrupoli. Con un accordo parlamentare ed una leggina ad hoc, la Germania ha aggirato la sua Costituzione per finanziare a debito il proprio riarmo. Ciò dimostra quanto se ne freghino dei dettati costituzionali anche a quelle latitudini. I primi cento miliardi di investimenti tedeschi in armi possono partire, e c’è da supporre che si aprano tempi duri per le velleità neo-imperialistiche della Polonia.




Fonte: Comidad.org