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Studentesse e studenti scendono in strada al ritmo di numerosi dj: “Per noi vivere la città significa non esserne esclusə in nessuna sua parte, rifiutarne la militarizzazione e il confinamento, avere la possibilità economica di fruirne, abbattere la dicotomia tra margini e centri”.

11 Maggio 2022 – 18:50

“Portiamo in giro per la città a suon di musica l’animo di rottura di Split, per reclamare una città diversa, per reclamare una vita bella!”. Questo lo spirito della parade promossa nel primo compleanno dello spazio sociale di via San Giacomo e partita da piazza Verdi nel tardo pomeriggio di oggi.

Scrivono le studentesse e gli studenti: “Quando Split era ancora soltanto un pensiero eravamo nel pieno di una sindemia globale, in cui ci chiedevamo come e dove riuscire a creare spazi di socialità differente, spazi in cui fosse di nuovo possibile incontrarsi e scontrarsi per costruire qualcosa di nuovo, come e dove concretizzare i nostri desideri e i nostri bisogni, come uscire dall’isolamento. Ad un anno esatto da quei pensieri e quelle domande ci guardiamo indietro e chiediamo alla città che cosa abbia rappresentato lo Spazio Per Liberare Il Tempo di Via San Giacomo 11 per maestranze, musicistə, artistə, studentə, e per tutto il precariato giovanile che si barcamena tra affitti alle stelle, case fatiscenti, lavoretti precari, ecoansia, frustrazioni e allo stesso tempo voglia di fuoriuscire dalle pressioni quotidiane degli imperativi di produttività e successo. Il contesto della crisi sindemica ci sembra tutt’altro che concluso, guardiamo infatti alla guerra sul territorio ucraino come all’ennesima espressione di logiche di profitto, di espansione, di sete di potere e di mantenimento di gerarchie che ripropongono l’ossatura eteropatriarcale, abile, razzista e classista in seno alla quale è nata e si è sviluppata la crisi ecologica e pandemica che ha messo in ginocchio il mondo, costringendoci all’isolamento e alla rinuncia di tutto ciò che fosse liberogeno per la collettività. Ogni cosa intorno a noi è impregnata oggi di questa complessità di crisi che si commistionano le une con le altre producendo e riproducendo malesseri e diseguaglianze che fanno diventare le nostre esistenze sempre più pregne di sofferenze, precarietà, sfruttamento e oppressioni”.

“Per noi Split – prosegue il collettivo – ha rappresentato e continua a rappresentare uno spazio di liberazione da tutto questo, non soltanto, quindi, di tempo, ma anche di pratiche collettive di decostruzione di tutto ciò che concorre alla riconferma e al consolidamento di questo sistema mortifero e mercificante di ogni aspetto della vita: per noi significa immaginazione, non solo di mondi e modi differenti di abitare la città, ma di ripensarla e costruirla come un insieme di relazioni e rapporti e non di incasellamento, di giustapposizione di fabbricati: per noi vivere la città significa non esserne esclusə in nessuna sua parte, significa rifiutarne la militarizzazione e il confinamento, significa avere la possibilità economica di fruirne, significa abbattere la dicotomia che crea margini e centri inaccessibili riuscendo a rivendicare l’essenzialità dei nostri desideri di vita bella. Per questi motivi durante il corso di quest’anno abbiamo creato insieme a tuttə voi, iniziative di dibattito, di musica, azioni dirette, di protesta, di conflitto all’urlo di Split Ovunque, proprio perché costruire spazi come Split per noi significa inneggiare ad una vita bella, senza confini, senza malesseri, senza discriminazioni, senza militari e guerre”.




Fonte: Zic.it