Luglio 31, 2021
Da Bu
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A grandi linee sappiamo tuttə benissimo quel che sta accadendo. Per esempio sappiamo che la pandemia di covid-19 e varianti attualmente in corso è in larga misura conseguenza della devastazione ambientale causata dallo sfruttamento capitalista non solo dell’uomo sull’uomo ma di tutto il vivente [1] [2] [3], e sappiamo che nonostante l’insorgenza di pandemie fosse stata prevista dalla scienza (vedi i link precedenti), a quella del covid-19 ci siamo arrivati con sistemi sanitari pubblici e statali inadeguatissimi (quello italiano ha subito tagli enormi negli ultimi 10 anni [4] [5]), e sappiamo che i vaccini pagati dagli stati da 4 a 24 volte il costo di produzione [6] “forse non bastano” e per la gran maggioranza della popolazione mondiale “non ci sono”; e sappiamo che in Italia gli enormi tagli statali e la privatizzazione del pubblico hanno riguardato anche la scuola statale pubblica [7], del resto sempre più svenduta al mercato; e sappiamo che abbiamo perso la gran parte dei diritti sul lavoro che avevamo conquistato a costo di tanto sangue; e sappiamo di condizioni di lavoro sempre più precarie e di licenziamenti selvaggi; e sappiamo che la crisi climatica è già ovunque e fa sempre più danni, mentre il grosso delle emissioni di co2 in atmosfera è causato dall’impiego di combustibili fossili per la produzione di elettricità e calore (25%), per l’agricoltura (24%), per l’industria (21%), per i trasporti (14%) [8]; e sappiamo tante altre cose, riassumibili così: la politica delle istituzioni fa gli interessi del capitalismo a danno di tutto il vivente. Sappiamo abbastanza, ma per ora non facciamo abbastanza per l’unica cosa sensata che potrebbe mettere fine allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e su tutto il vivente: l’Internazionale, non per la “dittatura del proletariato”, ma per una riduzione drasticissima della delega e della concentrazione di potere e per l’autogestione diffusa dei mezzi di produzione, che permetterebbe tra l’altro il dirottamento della produzione stessa su percorsi realmente ecosostenibili. Il Rojava dappertutto insomma, con tutte le differenze dei vari territori. È la stessa guerra, solo che noi non ne stiamo nemmeno lontanamente facendo la nostra parte, preferendo arrovellarci e scontrarci sui dettagli sui social, perdendo la visione d’insieme, forse principalmente per paura e per mancanza di coraggio.

(Testo, accordi, informazioni)




Fonte: Bu.noblogs.org