Giugno 11, 2021
Da Supportolegale
16 visualizzazioni


A luglio ricorre il ventennale del G8 di Genova. Vent’anni dall’omicidio di Carlo Giuliani, dalla mattanza della Diaz, dalla violenza delle cariche della Polizia, dalle torture perpetrate ai manifestanti arrestati nella caserma di Bolzaneto. Vent’anni dalla «più grave sospensione dei diritti democratici in Europa dopo la seconda guerra mondiale» (Amnesty International). Le istituzioni di questo paese avrebbero potuto cogliere l’occasione di questo anniversario per finalmente «voltare pagina, mettere un punto» come esclamò in maniera ipocrita quattro anni fa l’allora capo della Polizia Franco Gabrielli, mentre reintegrava, promuovendoli, i pochissimi poliziotti condannati per la «macelleria messicana» della scuola Diaz (copyright dell’allora Vicequestore di Genova Colucci).

Non è andata così e non è un caso. L’incapacità (la non volontà) di voltare pagina rappresenta l’essenza più profonda del significato pubblico che le istituzioni vogliono imprimere al G8 di Genova.

È notizia di ieri (data da Supporto Legale) che Luca Finotti, uno dei condannati in via definitiva al processo contro i manifestanti, è stato di nuovo tradotto in carcere in seguito alla revoca del permesso che gli permetteva di scontare la pena in comunità (i motivi di questa revoca restano tuttora sconosciuti). Il messaggio è chiaro: la vendetta dello Stato avrà termine soltanto quando l’ultimo giorno di carcere sarà stato espiato.

Questo il movente dietro gli arresti di Francesco Puglisi in Spagna nel 2013 e di Vincenzo Vecchi in Francia nel 2019. La mancata estradizione di quest’ultimo dalla Francia (è pendente un ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea) rende ulteriormente evidente come la vicenda giudiziaria contro i manifestanti sia pretestuosa e debole dallo stesso punto di vista penale: la Francia non riconosce la legittimità del reato di “devastazione e saccheggio”, «una disposizione del codice Rocco del 1930 dell’epoca fascista» che prevede il «concorso morale», ovvero una colpevolezza determinata dalla sola presenza nel luogo ove viene commesso il reato. Un reato che, ricordiamo, prevede pene dagli otto ai quindici anni e per il quale stanno scontando la pena ancora in otto.

Questa infinita vicenda giudiziaria perdura mentre le condanne, risibili, per la mattanza della scuola Diaz si possono contare sulle dita di una mano, grazie allo spirito di corpo della Polizia che ha coperto mandanti ed esecutori.

E mentre gli stessi condannati sono stati reintegrati e zelantemente promossi dai vertici della Polizia (per non parlare di chi, come l’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, uscito indenne dalle inchieste, ha avuto una brillante carriera, passando dal gabinetto del Ministero degli Interni, al direttore dei servizi segreti, alla Presidenza del Consiglio come sottosegretario di Stato, fino alla presidenza di Finmeccanica).

Se si volesse veramente fare i conti con Genova, come afferma l’ex-capo della Polizia Gabrielli (ora sotto-segretario di Stato con delega ai servizi!) bisognerebbe immediatamente dare l’amnistia a chi ancora sta scontando pene del tutto irricevibili, radiare a vita dai pubblici uffici i condannati e chi ricopriva ruoli di comando all’epoca del G8 e varare una legge sulla tortura degno di questo nome con cui perseguire chi a Bolzaneto si è macchiato di sevizie inaudite.




Fonte: Supportolegale.org