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Dipende solo da noi diventare gli inventori della nostra vita.

La chiave di svolta è in ciascuno. Non ci sono istruzioni per l’uso.
Quando avete scelto di non riferirvi che a voi stessi, riderete al riferimento a
un nome – il nostro, il vostro – a un giudizio, a una categoria, cesserete di imparentarvi
a quella gente a cui il rimpianto astioso per non aver partecipato a un movimento
della storia impedisce ancora di inventarsi una vita per se stessi.

Quanta energia gettata in questa vera fatica che è vivere in virtù degli
altri, quando sarebbe sufficiente applicarla, per amore di sé, al compimento dell’essere
incompiuto, del bambino chiuso dentro di noi.

A forza di snaturare ciò che pareva ancora naturale, la storia della
merce tocca il punto dove bisogna deperire con essa, o ricreare una natura, una
umanità totali. Sotto l’inversione dove il morto mangia il vivo, il soprassalto
dell’autenticità abbozza una società dove il piacere va da se.

Il nostro godimento implica così la fine del lavoro, della costrizione,
dello scambio, dell’intellettualità, del senso di colpa, della volontà di potenza.
Non vediamo alcuna giustificazione se non economica alla sofferenza, alla separazione,
agli imperativi, ai rimproveri, al potere. Nella nostra lotta per l’autonomia, c’è
la lotta dei proletari contro la loro proletarizzazione crescente, la lotta degli
individui contro la dittatura onnipresente della merce. L’irruzione della vita ha
aperto la breccia nella vostra civilizzazione di morte.




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com