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Come è noto, la critica di Bakunin nei confronti dell’Internazionale
marxista coinvolge i concetti di autorità, burocrazia e centralismo, tutti elementi
ritenuti dannosi per il movimento rivoluzionario. Da lì in avanti gli anti-autoritari
dibattono e sviluppano ulteriormente il tema dell’organizzazione.

La sezione italiana della Prima internazionale è una associazione allo
stesso tempo socialista, anarchica, comunarda, collettivista, atea, rivoluzionaria
e federalista. Organizza diversi congressi regionali tra il 1871 e il 1880, anche
se dal 1880 è indebolita a causa della continua repressione. Include quattro diverse
tendenze: l’evoluzionista, la socialista rivoluzionaria, la comunista anarchica,
l’individualista.

L’anarchismo nasce dalle sue ceneri, è un movimento plurale che comprende
militanti favorevoli all’organizzazione, oltre ai cosiddetti anti-organizzatori,
individualisti e amanti della “propaganda del fatto”.

Un processo di organizzazione in “partito”, come lo definisce anche Malatesta,
nel senso di “associazione fra anarchici”, comincia al congresso di Capolago del
1891. È però una dinamica lenta e Capolago è una tappa di un cammino molto lungo
e difficile: il convegno nazionale successivo si sarebbe svolto sedici anni dopo
a Roma (1907), e dopo di esso sarebbero passati altri otto anni prima di un nuovo
appuntamento nazionale (Pisa, gennaio 1915). La fine della prima guerra mondiale
e la rivoluzione russa sono tra i fattori che contribuiscono ad accelerare il processo
di organizzazione: alla fine degli anni Dieci si tengono vari convegni e congressi
che sfociano nella fondazione dell’Unione comunista anarchica italiana nel 1919,
che diventerà l’Unione anarchica italiana nel 1920.

La maggioranza degli anarchici italiani è anti-organizzatrice fino alla
fine degli anni Dieci e molti anche dopo. Bisogna dire però che da una parte costoro,
nonostante tale definizione, non rifiutano di organizzarsi, dall’altra grosse differenze
li separano dagli individualisti, cui spesso vengono erroneamente accomunati. Questi
ultimi sono influenzati dalle idee di Max Stirner, spesso mescolate con influenze
nicciane. Più che Stirner e Nietzsche a formare il retroterra politico degli anti-organizzatori
sono invece Bakunin, Kropotkin, Gori, Reclus ecc. Al contrario degli individualisti,
gli anti-organizzatori riconoscono il valore dell’azione collettiva e il ruolo del
proletariato nel processo rivoluzionario.

Anche se il tema dell’organizzazione è sempre oggetto di dibattito nel
movimento, ben pochi anarchici rifiutano nei fatti il concetto di organizzazione.
Infatti gli antiorganizzatori negano la validità di qualsiasi struttura formale
stabile e continua perché in essa vedono i primi segni dell’elitismo e della burocrazia,
ma ciò non toglie che essi ritengano utile organizzarsi praticamente per migliorare
la propria azione rivoluzionaria. 


 




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com