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Assemblea e sit-in sotto la sede della cooperativa sociale con annunciato “falò delle buste paga da fame”, spiega l’Sgb, per protestare contro le “modifiche contrattuali peggiorative a cui nessuno vuole sottostare”.

03 Novembre 2022 – 18:12

Presidio e assemblea sotto la sede della cooperativa sociale Società Dolce, oggi, per dire “basta ricatti e precarietà, no alla Banca ore“. Spiega l’Sgb che più di 200 lavoratrici e lavoratori della cooperativa “si sono riuniti in assemblea il 25 ottobre per discutere delle condizioni di lavoro e della Banca ore: istituto imposto a soci e dipendenti da due accordi firmati tra il datore di lavoro e i sindacati Cgil, Cisl e Uil. I lavoratori e le lavoratrici presenti rappresentavano molti dei servizi pubblici gestiti tramite appalti e accreditamento dalla cooperativa, dalle lavoratrici di nidi e scuole, ai servizi di educativa domiciliare fino ai servizi residenziali. Tutti e tutte hanno espresso la loro contrarietà alla Banca ore che sta producendo richieste di modifiche contrattuali in pejus (peggiorative, ndr) a cui nessuno vuole sottostare. Le condizioni di lavoro all’interno della cooperativa Società Dolce già da prima dell’applicazione della banca ore erano problematiche: in molti servizi fino ad ora i contratti di lavoro sono stati tenuti molto bassi, anche 8/10 ore settimanali per poi fare modifiche temporanee mensili, semestrali, annuali a seconda dell’esigenza dell’azienda/cooperativa. Questo modus operandi ha di fatto creato una flessibilità altissima (lavori quanto e quando lo decide la coop) e un forte e spregevole ricatto (la modifica al rialzo te la faccio se assecondi la coordinatrice, diversamente resti a 10 ore)”.

E ora l’avvio della Banca ore nei servizi 0-18 “sta di fatto creando una condizione ancora più schiavizzante: di fatto- scrive l’Sgb. si mantiene il principio della modifica contrattuale spesso e a piacimento dell’azienda/cooperativa proponendo modifiche inferiori al reale lavorato, lavoro 30 contratto 24, e mantenendo strutturalmente lavoro in straordinario non retribuito che andrà in Banca ore”. Inoltre, le lavoratrici e i lavoratori in assemblea “hanno infine voluto ricordare quale trattamento hanno ricevuto dalla cooperativa Società Dolce durante la pandemia , quando molti servizi furono chiusi , tutti furono messi in Fis (cassa integrazione) ma la fis non fu anticipata dalla cooperativa lasciando i lavoratori per ben quattro mesi senza stipendio”. Per questi motivi, “per protestare e continuare a discutere delle condizioni di lavoro e contro l’applicazione degli accordi di Banca ore”, l’assemblea ha deciso di riunirsi sotto la sede della cooperativa e “fare falò delle buste paga da fame e delle tessere sindacali dei sindacati firmatari degli accordi in pejus”, riferisce l’Sgb.




Fonte: Zic.it