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Presidio organizzato dall’Usb davanti agli uffici del servizio protezioni internazionali dell’Asp dopo che la cooperativa Arca di Noè, unilateralmente, ha deciso di imporre una riorganizzazione e mettere in cassa integrazione le/gli operatrici/ori della scuola di italiano: “Tavolo di contrattazione o sarà sciopero”. La manifestazione si è poi spostata sotto al Comune.

14 Maggio 2021 – 16:40

“Nella cooperativa sociale Arca di Noè, che gestisce numerosi progetti di accoglienza sul territorio metropolitano, è in corso una riorganizzazione che non lascia scampo a lavoratrici e lavoratori. Dopo mesi di una riorganizzazione che ha prodotto un enorme aumento della produttività senza nessun confronto con le parti sindacali, Arca di Noè decide unilateralmente di mettere in cassa integrazione le lavoratrici della Scuola di italiano per migranti“. È la situazione segnalata dall’Usb, che per questo oggi ha effettuato un presidio davanti agli uffici del servizio protezioni internazionali dell’Asp, in via del Pratello, dove una delle insegnanti sospese è stata ricevuta. La manifestazione, a cui hanno preso parte anche gli attivisti di Cambiare rotta, si è poi spostata in piazza Maggiore, trovando però inizialmente chiusi i portoni di Palazzo D’Accursio: “Questa è la Bologna accogliente di fronte ai lavoratori”, è il commento affidato ai social network. Poi le porte si aprono e l’insegnante è stata ricevuta dall’assessore al Lavoro, ottenendo la promessa dell’apertura di un tavolo per trattare la questione con le parti coinvolte, al quale dovrebbe prendere parte anche Asp.

A seguito della proclamazione dello stato di agitazione, nei giorni scorsi il sindacato ha svolto un incontro con Prefettura e Arca di Noè “per cercare di trovare un accordo: l’esito della procedura è stato negativo poiché non c’è stata nessuna volontà da parte della cooperativa di mettere in discussione la scelta unilaterale di riorganizzazione e cassa integrazione per le lavoratrici”, riferisce Usb. “A seguito dell’incontro si è svolta una partecipata assemblea con più di 50 lavoratori dell’accoglienza delle cooperative cittadine: la crisi economica e sociale sta travolgendo gli operatori del welfare del settore accoglienza. Partendo dai Decreti Minniti-Orlando, passando per i Decreti sicurezza di Salvini mai sostanzialmente modificati, è in corso un attacco frontale ai servizi di accoglienza ai migranti e alle condizioni di lavoro nel settore. La politica cittadina spesso parla di modello bolognese di welfare, senza dire che questo modello è fondato su salari da fame, precarietà, sfruttamento e lavoro gratuito”.

Da tempo, continua l’Usb, “chiediamo che il Comune e l’Asp esercitino un vero controllo pubblico sugli appalti per garantire la qualità del servizio e la qualità del lavoro. A parità di lavoro, a seconda delle cooperative, si trovano inquadramenti diversi, tipologie di contratto diverse, utilizzo delle prestazioni occasionali per evitare di assumere personale. In questa giungla che è diventato il lavoro pubblico in appalto, i diritti dei lavoratori e dei beneficiari vengono schiacciati dalla logica di impresa e dalla libertà delle cooperative di utilizzare la forza lavoro a proprio piacimento. Abbiamo dato un ultimatum alla cooperativa: aprire il tavolo di contrattazione entro una settimana con lavoratrici e lavoratori per trovare soluzioni alternative agli ammortizzatori sociali da fame, altrimenti sarà sciopero”. Intanto, la decisione di manifestare oggi è stata deliberata dall’assemblea delle/i lavoratrici/ori per chiedere all’Asp un’assunzione di responsabilità dei committenti “nel controllo di cosa succede nei propri appalti: parte da oggi una mobilitazione permanente che non si accontenta delle briciole ma che rivendica la dignità del lavoro sociale”.




Fonte: Zic.it