Gennaio 20, 2023
Da Dinamo Press
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I danni provocati dall’agricoltura e dagli allevamenti intensivi, i quali utilizzano avanzate tecniche industriali per ottenere la massima quantità di “prodotto” al minor costo possibile anche a discapito di habitat e animali, sono molto conosciuti. Sappiamo, invece, molto meno di come funziona lo sfruttamento e l’estrazione delle materie prime per quanto riguarda l’enorme business dell’escavazione del marmo bianco sulle Alpi Apuane, un materiale unico destinato ai mercati mondiali dell’arredamento di lusso, di molteplici settori industriali e, in piccolissima parte, anche dell’arte. Questo reportage fotografico racconta la distruzione che si nasconde dietro i valori spietati espressi dall’industria del lapideo e la sua tendenza a generare utili senza rimorsi. 

MASSA-CARRARA, 2021. Vista panoramica all’alba sul bacino estrattivo di cava “Gioia” e dell’omonima ex vetta apuana, mozzata e distrutta nel corso degli anni dalle incessanti attività estrattive

La catena montuosa apuana custodisce al suo interno il marmo più pregiato al mondo e il suo territorio è in parte compreso nel Parco naturale regionale delle Alpi Apuane.  Esso fu istituito nel 1985 ma, solo pochi anni dopo nel 1997 con la legge regionale 65/1997, la  Regione toscana decise di ridurne il perimetro da circa 54.000 ettari agli attuali 20.598 (circa 200 km²), in modo da “tutelare” la presenza delle cave di marmo riclassificate come “aree contigue” all’interno del parco stesso.

LUCCA, 2022. Muflone al pascolo sul monte “Corchia” all’interno del ravaneto di Cava dei Tavolini nella frazione di Levigliani. In bilico sopra l’animale un blocco di scarto, parzialmente sezionato, sversato illegalmente lungo i fianchi della montagna. Con il termine “ravaneto” si considera un grandissimo cumolo di scarti di lavorazione sversati illegalmente lungo i fianchi delle montagne. Cava dei Tavolini, oltre ad estrarre marmo in corrispondenza della grotta più estesa d’Italia, l’”Antro del Corchia”, e ad intercettare/inquinare più volte la stessa nel corso degli anni, è stata ripetutamente sanzionata e sospesa dalle lavorazioni a causa di abusi ed illeciti ambientali

Per il suo patrimonio ambientale, il numero di geositi e l’elevata biodiversità, il Parco delle Alpi Apuane ha acquisito nel 2015 lo status di “Unesco global geopark” e partecipa al programma istituito dall’Unesco per conservare il patrimonio ambientale di rilevante valore mondiale. Da sole le Apuane ospitano il 30% dell’intera flora italiana, rappresentano il bacino idrico potabile più grande dell’intera regione Toscana e sono stazione di endemismi vegetali e animali a livello nazionale e mondiale. 

LUCCA, 2022.  Escavatore cingolato al lavoro all’interno del “ravaneto” di Cava Piastramarina sul Passo della Focolaccia nel comune di Minucciano. Con il termine “ravaneto” si considera un grandissimo cumolo di detriti e scarti di lavorazione sversati illegalmente lungo i fianchi delle montagne anziché smaltirli secondo legge. L’azienda concessionaria del sito estrattivo, gestita da un’holding araba, è stata ripetutamente multata e sanzionata per abusi ambientali ed obbligata dall’ente parco al “ripristino ambientale”

Nonostante le Alpi Apuane siano classificate come un «unicum non riproducibile di eccezionale valore ambientale a livello internazionale», ogni anno, si estraggono oltre quattro milioni di tonnellate di montagna contro le centomila annuali che si estraevano solo nel 1920. Si è estratto più marmo negli ultimi 20 anni che nei precedenti 2000. Gli elevati ritmi d’estrazione hanno portato alla completa distruzione o inquinamento di numerosissimi habitat come fiumi e grotte, alla riduzione di specie animali e vegetali e alla scomparsa di interi ecosistemi montani.

LUCCA, 2022. Businessman del settore lapideo all’interno della cava delle Cervaiole immersa nella nebbia, ai lati alcuni blocchi pronti alla spedizione. La cava, situata ai piedi del monte “Altissimo”, è storicamente gestita dalla ditta Henraux S.p.a. Che, solo nell’anno 2021, ha registrato un fatturato di oltre 30 milioni di euro. Le lavorazioni d’escavazione dell’azienda hanno portato negli anni alla completa asportazione di vetta della montagna causando un’abbassamento della stessa di oltre 20 metri

Recentemente il noto docufilm americano Anthropocene – l’epoca umana ha inserito la devastazione delle Alpi Apuane tra i 43 maggiori disastri ambientali a livello mondiale. Da diversi anni sempre più numerose associazioni ambientaliste, comitati cittadini, collettivi, gruppi speleologici e alpinistici, talvolta definiti tutti sotto la sigla “no cav“, si battono contro l’attività estrattiva intensiva sulle Alpi Apuane, portando avanti la loro protesta attraverso azioni legali, manifestazioni ed eventi di sensibilizzazione. 

CARRARA, 2022. Enorme cumolo di marmo polverizzato stoccato nel porto di Carrara, sullo sfondo le Alpi Apuane e i bacini estrattivi di Massa-Carrara. La multinazionale svizzera OMYA che polverizza il marmo di Carrara è leader mondiale assoluta nella produzione del carbonato di calcio in polvere, i suoi prodotti vengono poi impiegati e mixati in vari processi industriali come la farmaceutica, produzione materie plastiche, nella zootecnia, produzione di cosmetici e dentifrici fino all’utilizzo alimentare

Perché parlare di marmo oggi come un problema? Chi vi risponde evocando la genesi del David o di Michelangelo vi racconta oramai solamente un lontanissimo mito. Il business del marmo è radicalmente mutato a partire dagli anni ’80, a oggi si stima che meno dell’1% del marmo estratto in blocchi venga destinato a un utilizzo artistico, il 19% circa viene impiegato nel settore dell’arredamento di lusso e l’intero restante 80% restante viene frantumato e ridotto in polvere per produrre carbonato di calcio da destinare a settori industriali come quelli alimentari, farmaceutici, dei polimeri, della cartotecnica e dell’edilizia. 

In tempi sempre più difficili a causa della crisi climatica i ritmi estrattivi dell’industria del marmo in termini di sostenibilità ambientale e sociale non sono più tollerabili. 

MASSA, 2021. Vista panoramica del monte “Sagro”, 1749mt s.l.m. e dell’intero omonimo bacino estrattivo del comune di Fivizzano. Attualmente le numerose cave presenti sono inattive e alcune di queste poste sotto sequestro per abusi ambientali ed illeciti

LUCCA, 2022. Area di stoccaggio acqua, utilizzata durante le lavorazioni di cava, inquinata dalla marmettola. La marmettola è un rifiuto residuo prodotto dall’attività di estrazione e, non di rado e anche in ingenti quantità, risulta abbandonato e smaltito illegalmente generando un forte inquinamento ambientale, in particolare sulla risorsa idrica. Le aziende di lavorazione del marmo prelevano acqua potabile direttamente dalle falde acquifere della montagna da impiegare nel raffreddamento dei macchinari adibiti al taglio. Le Alpi Apuane sono il più grande giacimento di acqua potabile dell’intera regione Toscana

CARRARA, 2019. Automobile di lusso transita vicino ad un camion carico di detriti su una via di cava in prossimità della località “Ponti di Vara”, area fulcro delle attività estrattive della città di Carrara. Circa il 50% delle cave di marmo carrarine sono controlate dalla “Cpc Marble e Granite Ltd”, società che controlla la “Marmi Carrara” che ha la concessione per circa un terzo delle cave di marmo bianco del comprensorio carrarino. L’azienda ha sede a Cipro e fa parte del gruppo della famiglia del noto Osama Bin Laden che da tempo intrattiene rapporti commerciali con i produttori di marmo di Carrara

CARRARA, 2022. Opera d’arte raffigurante un busto femminile abbandonata a terra all’interno di un vecchio laboratorio artistico cittadino. Secondo le ultime stime si stima che solo l’1% del marmo estratto in blocchi venga destinato ad un utilizzo artistico. Nella città di Carrara i laboratori artistici stanno lentamente scomparendo per lasciar posto in molti casi agli ultramoderni robot scultori o delocalizzando le lavorazioni in paesi esteri come Cina, Brasile ed India

Immagine di copertina: CARRARA, 2022. Il noto alpinista ed ambientalista fiorentino Gianluca Briccolani sventola la bandiera dell’associazione Apuane Libere durante una manifestazione di protesta contro le cave, sullo sfondo i bacini estrattivi di Carrara e il lungomare della città di Massa. Briccolani è presidente dell’agguerrita associazione Apuane Libere sin dalla sua fondazione nel 2021, il loro incessante operato ha portato alla sospensione e chiusura di numerose cave

Tutte le immagini di Manuel Micheli




Fonte: Dinamopress.it