Settembre 28, 2021
Da Radio Blackout
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Le donne di RAWA – Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afgane – avevano lanciato un appello per una giornata di azione globale il 25 settembre in sostegno alla lotta per “porre fine all’imperialismo, al militarismo, al fascismo e al fondamentalismo religioso”.
Rawa è una rete di donne che, dal 1977, si è battuta contro gli invasori sovietici, contro gli integralisti dell’alleanza del nord, contro i talebani e contro l’occupazione militare della NATO.
In questi decenni hanno rappresentato la tenace resistenza contro chi ha provato a sottometterle, piegarle, o metterle sotto tutela con un approccio paternalista e neocoloniale.
La vita e la libertà delle donne rappresentano la cartina di tornasole di uno scontro di civiltà messo in scena da decenni, sia dai talebani che dai governi della NATO.
La schiavitù e la violenza che sta investendo le donne afgane è, ancora una volta, strumento di propaganda sulla superiorità della civiltà occidentale. Un alibi per giustificare vent’anni di guerra e durissima occupazione militare.
Le donne di RAWA non hanno mai salutato le truppe NATO come liberatori, consapevoli che la vita e la libertà delle donne afgane erano un mero fiore all’occhiello, non un obiettivo reale.
Per le donne e le ragazze che, specie nelle città, erano riuscite ad ottenere qualche margine di autonomia non c’è spazio, se non nel rischio e nella lotta, come dimostrano le manifestazioni che hanno riempito le piazze afgane.
A Torino il 25 settembre ci sono state due manifestazioni solidali, che hanno raccolto l’appello di Rawa, un presidio di NUDM in piazza Carignano e la contestazione di Wild C.A.T. al movimento per la vita, i talebani di casa nostra.
Per conoscere meglio Rawa e la sua lotta abbiamo parlato con Laura del CISDA – Coordinamento italiano in sostegno alle donne afgane

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Fonte: Radioblackout.org