Giugno 28, 2022
Da Fuoridallariserva
216 visualizzazioni

Pubblichiamo un testo di Ivan, anarchico arrestato l’11 giugno in Francia. Appena possibile seguiranno aggiornamenti. Solidarietà rivoluzionaria con Ivan e con tutti gli anarchici imprigionati.

Lettera del compagno anarchico Ivan dal carcere di Villepinte (Francia)

15 giugno 2022

Mi chiamo Ivan, sono anarchico.
Sono stato arrestato dalla SDAT [Sous-Direction Anti-Terroriste della Direction centrale della polizia giudiziaria francese] sabato 11 giugno, verso le 3:30, non lontano da casa mia, mentre tornavo.
Sono accusato di sei incendi di veicoli realizzati a Parigi e Montreuil tra gennaio e giugno, spesso rivendicati in solidarietà con dei prigioneri e prigioniere anarchici (l’ultimo, la vettura di un’ambasciata incendiata la sera del mio arresto, nel diciassettesimo arrondissement).
Durante mesi, gli sbirri hanno messo in atto pedinamenti, intercettazioni telefoniche, installato una telecamera all’ingresso della mia palazzina, intercettato la mia corrispondenza (in particolare le lettere di compagni e compagne in carcere) e controllato il mio conto in banca.
Un’altra persona (ci si conosce solo di vista ma ha tutta la mia stima) è stata pedinata, intercettata, ecc., ma non accusata. Coraggio, amico mio!
L’inchiesta della SDAT è iniziata nel febbraio 2022 su ordine della procuratrice Laure-Anne Boulanger, della procura di Bobigny. Hanno anche rispolverato un’altra inchiesta, che era stata archiviata, portata avanti da altri sbirri, riguardante una cinquantina di incendi di veicoli, rivendicati da anarchici, a Parigi e dintorni, tra il giugno 2017 e il 2021. La SDAT ha “riunito” le due indagini, ma il magistrato inquirente (Stephane Lahaye del tribunale di Bobigny) ha mantenuto solo le ultime sei azioni. Per le altre sono “testimone assistito”.
Oltre all’accusa di “distruzione per mezzi pericolosi” vi sono anche quelle di aver messo a repentaglio la vita altrui, il rifiuto di farmi identificare (fotografie, impronte digitali e DNA, che non mi sono stati presi con la forza, nonostante le minacce), il rifiuto di fornire le chiavi di crittografia dei miei computer e le password dei telefoni.
In questo momento, mi trovo in detenzione preventiva nella maison d’arrêt di Villepinte. Sono in forma, sto bene nonostante i miei cari mi manchino molto.
È normale, è il carcere, e bisogna metterlo in conto quando si è nemici di questa società.
Ritornare in cella dopo l’ora d’aria è il momento più duro. È quando la porta si chiude fino al giorno seguente. Ma mi volto verso la finestra e guardo fuori. Là, da qualche parte, dei compagni continuano a battersi. Niente è finito.
Appena avrò maggiori informazioni su questa vicenda, scriverò di più (non ho molto altro da fare!).
I miei pensieri vanno agli anarchici in carcere, ovunque nel mondo, a Damien (in prigione a Draguignan), Alfredo, Anna, Juan, Toby, a Giannis Michailidis in sciopero della fame, e a tutti e tutte voi, là fuori!
La solidarietà Ã¨ l’attacco!
Viva l’anarchia!




Fonte: Fuoridallariserva.noblogs.org