Maggio 25, 2022
Da Notav
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La repressione sugli studenti di Torino ci tocca da vicino, nelle modalità, nelle forme, nella struttura sistemica con cui il potere si accanisce su chi, con lucidità, apre gli occhi, alza la testa e dice basta a questa realtà penosa in cui viviamo.

Il 12 maggio undici tra ragazzi e ragazze di Torino, si sono visti arrivare la Digos in casa. Perquisizioni, denunce, misure cautelari: Emiliano, Francesco e Jacopo vengono tradotti in carcere, Sara, Niccolò, Lorenzo ed Emilio arresti domiciliari, mentre per Loris, Massimiliano, Stefano e Eugenio obbligo di firma giornaliera.

Tutti e undici, il 18 febbraio hanno partecipato alla manifestazione nazionale studentesca contro l’Alternanza Scuola Lavoro.

Partiamo dal fatto che questo tipo di percorso scolastico in troppi casi è utilizzato per sfruttare manodopera giovanissima, per lo più minorenne, in situazioni che non hanno nulla a che vedere con la formazione (scolastica per l’appunto). Ricordiamo tutte e tutti i servizi in TV di alcuni studenti che prestavano servizio nei bar per raggiungere il monte ore, stabilito dal Ministero dell’Istruzione, tale da permettergli di accedere alla promozione, come all’esame di maturità.

Lavori veri e propri, non retribuiti, con turni e orari, che nulla hanno a che vedere con i percorsi formativi, il tutto corredato da fondi europei e nazionali utilizzati per coprire le spese delle aziende, che si offrono con fantomatici progetti formativi.

Arriviamo al 21 gennaio 2022, giorno in cui Lorenzo Parelli è morto di “lavoro non retribuito” durante una giornata di Alternanza Scuola Lavoro.

Tra gli studenti e i giovani si scatena la rabbia e la solidarietà per chi, a soli 18 anni è stato ucciso. In diverse città italiane ragazze e ragazzi scendono in strada; assemblee, presidi, alcuni tentano di partire in corteo, manganellate, botte su botte, è quello che giovani e giovanissimi si sono trovati davanti.

Solo a Torino sono più di 10 quelli che sono stati portati in ospedale e altri sono rimasti feriti durante le cariche delle forze dell’ordine.

Il giorno successivo, la Ministra Lamorgese prende parola per dire che i cortei non erano autorizzati per ragioni sanitarie (covid) e ha proseguito dando poi la colpa agli studenti che avrebbero voluto partire in corteo, tentando di dividerli in “buoni e cattivi”.

A seguito delle affermazioni della ministra, in una delle tante conferenze stampa, fuori da un istituto superiore a Torino, è stato affermato che invece gli studenti erano più che uniti e che tutti insieme chiedevano a gran voce le dimissioni della Lamorgese.

Da lì settimana successiva, sono più di 60 le scuole che vengono occupate solo a Torino, oltre 130 in tutta Italia. Artisti e figure intellettuali si schierano a fianco di questi adolescenti perché più maturi di tutti quelli che anagraficamente risultano adulti, ma che non hanno un briciolo di sguardo lontano, verso il futuro.

Loro, gli adulti, chi ricopre quei luoghi di potere, quelli in cui si prendono le decisioni, continuano a spremere ogni risorsa esistente sulla faccia della Terra, da quelle naturali, fino a quelle umane e animali. Grandi opere, nucleare, armamenti, produzioni intensive. Questo è il loro modello che porta in una sola e unica direzione: la devastazione.

Il futuro dei giovani non è ancora scritto, lo scriveranno loro (e lo faranno di sicuro), ma si basa sul principio di giustizia sociale che, nel pratico, significa che ognuno dà e riceve secondo le proprie possibilità; il che vuol dire avere rispetto delle risorse.

Siamo tanti per questo mondo, per cui non si può sprecare nulla. Tutto va ponderato secondo un importante equilibrio tra terra, uomo e animale.

In Valsusa abbiamo il problema del Tav che ha già (nell’ordine): deturpato una montagna, distrutto centinaia di ettari di aree boschive, inquinato l’atmosfera, sprecato decine di milioni di euro, militarizzato un’intera valle alpina e sottratto risorse direttamente ai settori di primaria necessità. Ancora oggi, nonostante siano state ritirate le gare d’appalto per il fantomatico nuovo auotoporto di San Didero, quindi il cantiere non è solo fermo fattivamente, ma lo è anche formalmente, una jeep, una camionetta e un idrante delle forze dell’ordine, restano attivi e pronti a difendere il “nulla di nulla”.

Sono centinaia i procedimenti aperti sui No Tav e troppe le storie di persone che sono state attaccate dalla Procura di Torino, dallo svariato elenco dei Pm con l’elmetto, intenti a provare in tutti i modi a reprimerci e silenziarci, a noi, troppo testardi per abboccare e troppo uniti per cadere nel loro vortice.

Jacopo, Francesco ed Emiliano devono uscire dal carcere subito, 13 giorni sono fin troppi, contando la sospensione dell’interrogatorio di garanzia per via della positività al covid a cui è risultato Emiliano, che ha trovato ancora impreparati sia il carcere che il tribunale, nonostante siano passati due anni e più, dall’inizio della pandemia.

Siamo vicine e vicini a Sara perché non può esistere ritrovarsi agli arresti domiciliari per aver svolto azione di speakeraggio durante una manifestazione, non si possono punire le parole.

A tutte le ragazze e a tutti i ragazzi perseguiti e ingiustamente arrestati va la solidarietà del movimento No Tav perché la loro lotta è anche la nostra.

Con Francesco, Emiliano, Jacopo, Sara, Niccolò, Lorenzo, Emilio, Loris, Massimiliano, Stefano e Eugenio, libertà per tutte e tutti!

Per scrivere a Emiliano, Francesco e Jacopo ancora in carcere.

EMILIANO COPPOLA o FRANCESCO FERRERI o JACOPO ARALDI

c/o CASA CIRCONDARIALE LORUSSO E CUTUGNO

VIA AGLIETTA, 35

10151 – TORINO

Tutti liberi, tutte libere!




Fonte: Notav.info