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Tutti si
lamentano dei privilegi della casta. Molto bene. Solo che i privilegi esistono
da quando esistono i governi e le autorità, e continueranno a esserci anche in
futuro. E di questa indignazione, che oggi si tocca con mano, i nostri nipoti
non ne sentiranno nemmeno l’odore, così come noi oggi non sentiamo l’odore
dell’indignazione del popolo nel 1920.

Se poi prendiamo
i giovani di oggi, cosa volete che portino attaccato alla loro coscienza? Non
certo l’indignazione del nostro ’68 o del ’77. Il guaio allora è questo: ogni
nuova generazione è fresca, la vecchia (nostra) oppressione gli sembra
normalità, è pronta a subire altre vessazioni. Che ne sanno le generazioni di
domani di questo nostro annaspare? Come faranno i nostri nipoti a caricarsi di
questa nostra eredità? La studieranno sui libri? E pensiamo davvero che
studiandola sui libri (ammesso che i libri ne parleranno) essi percepiranno la
nostra voglia di incazzatura e la spingeranno più avanti? Non è mai stato così.
Non sarà mai così.

Vogliamo
solo dire che è inutile lamentarsi se continuiamo a perpetuare governi.
L’indignazione è un mezzo, non un fine, e nemmeno una moda. Loro hanno una
linea di condotta ereditaria precisa dettata dallo Stato, un obiettivo
criminale sempre uguale, mentre il popolo scorda ad ogni nuova generazione,
ri-subisce, si ri-illude.
Non votate più,
fatelo per la vostra coscienza, perché l’indignazione abbia una coerenza, ma
fatelo anche e soprattutto per i vostri nipoti, se ci tenete al loro futuro.




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com