Marzo 23, 2022
Da COMIDAD
264 visualizzazioni

Mentre la Russia sta facendo una guerra cercando di spendere il meno possibile, gli USA, pur ufficialmente non in guerra, cercano invece di spenderci il più possibile. Il presidente Biden invia 800 milioni di dollari di “aiuti” all’Ucraina e, nel frattempo, cerca di silurare i negoziati e di inasprire la situazione dando del criminale di guerra a Putin. Non è neppure certo che esista davvero la mitica resistenza ucraina di cui narrano i media, per cui la lentezza russa potrebbe essere una normale precauzione per ripulire preventivamente il terreno da eventuali cecchini e campi minati. Il vero destinatario delle armi americane ed europee dovrebbe essere perciò la Polonia; per cui a Zelensky, forse già rifugiato a Varsavia, spetta di proseguire la sceneggiata finché i contratti di fornitura militare non saranno stati firmati.
L’aspetto più interessante però è capire chi si giovi effettivamente di quegli 800 milioni, e non solo di quelli. In questo periodo molti osservatori estranei al contesto della propaganda ufficiale, hanno individuato, come personaggio centrale della guerra ucraina, il sottosegretario di Stato USA Victoria Nuland, diventata famosa per due episodi, uno del 2014 ed un altro recentissimo. Nel 2014 circolò una frase icasticamente liquidatoria della Nuland sul ruolo dell’Unione Europea nella crisi Ucraina; pochi giorni fa la stessa Nuland, in un’audizione al senato statunitense, ha ammesso l’esistenza sul suolo ucraino di laboratori di bio-ricerca finanziati dagli USA, in pratica armi biologiche. Il giornalista investigativo americano Robert Parry, scomparso qualche anno fa, ha dedicato alla Nuland (ed anche a suo marito, l’ideologo neocon Robert Kagan) un documentato articolo dal titolo molto espressivo: “Un business di famiglia della guerra perpetua”, nel quale si trattava diffusamente della destabilizzazione operata dalla coppia in Ucraina.
Si parla spesso, del tutto a sproposito, di “impero americano”, mentre in realtà non si riscontra alcuna strategia imperiale, dato che non ha avuto alcun senso strategico favorire l’avvicinamento di Russia, Cina ed Iran, che sarebbero invece potenze naturalmente concorrenti tra loro. Ancora più assurdo è che si stia fomentando il revanscismo polacco, poiché Russia e Germania, al di là delle partnership commerciali alla Gerhard Schroeder, rimarrebbero comunque potenze rivali, salvo convergere, da sempre, su un unico interesse politico in comune, cioè stroncare le velleità imperiali della Polonia.
In realtà la politica USA è un imperialismo meramente affaristico gestito da lobby trasversali al pubblico ed al privato. La Nuland è un caso clamoroso di porta girevole, sia tra gli schieramenti politici, sia tra il pubblico ed il privato. Ha collaborato con l’amministrazione repubblicana di Bush Jr., con l’amministrazione Obama, ed ora con Biden. La Nuland però entra ed esce da anni da una società privata di consulenza diplomatica e commerciale, l’Albright Stonebridge Group (ASG), fondato da un’altra esponente politico di spicco, Madeleine Albright, segretario di Stato durante la seconda presidenza Clinton.

Nata a Praga, la Albright ha preso la cittadinanza americana adottando un nome di anglosassone ridondanza, ma ha coltivato i suoi contatti nell’Europa dell’Est, poiché ha capito che il rancore (peraltro comprensibilissimo) dei suoi conterranei nei confronti della Russia poteva essere trasformato in un grande business di guerra infinita. Se un personaggio come lei vivesse in Russia, verrebbe definita dai media una “oligarca”, ma, visto che ora è americana, le spetta sicuramente il titolo di “miliardaria filantropa”, infatti la Albright ha sempre tenuto ad informarci che lei fa “scelte morali”. All’ex cancelliere tedesco Schroeder si contesta il suo conflitto di interessi per Gazprom; ma forse il suo business viene considerato immorale solo perché non ha implicazioni guerrafondaie. Come diceva Nietzsche, le guerre non hanno bisogno di essere giuste, anzi, è la guerra a giustificare tutto.
L’Albright Stonebridge Group può essere considerato un monumento alla porta girevole ed al conflitto di interessi. Ai propri clienti l’ASG fa sapere che riserverà loro un trattamento personalizzato, come a dire: in base al vostro particolare business, vi confezioniamo una guerra ad hoc.
Un saggio notevole sull’argomento del conflitto di interessi nel business bellico, è “The revolving door and the entrenchment of the permanent war economy” di Thomas K. Duncan, del dipartimento di economia della Radford University. L’analisi di Duncan illustra la gestione dei business bellici da parte di personaggi che ricoprono un doppio ruolo pubblico e privato, e ammantano i loro business di slogan idealistici che fanno appello ai “valori occidentali”, secondo uno schema collaudato dai Neocon, che ora sono transitati dall’area del Partito Repubblicano al Partito Democratico.
La leggenda sui Neocon attribuisce un’origine trotzkista a molti suoi esponenti, ma in effetti era ovvio che, per impadronirsi appieno del linguaggio “idealista” e rivoluzionario da riutilizzare a scopi pubblicitari, si frequentassero anche ambienti dell’estrema sinistra antistalinista. La potenza del lobbying consiste nel suo automatismo, nell’essere una macchina affaristica e pubblicitaria che schiaccia con gli slogan e i fatti compiuti ogni elaborazione politica, che richiederebbe tempi più lunghi.
L’ASG infatti è presente, e invadente, nella crisi Ucraina praticamente da sempre, sia attraverso la Nuland, sia in forma diretta. Nel 2014 la stessa fondatrice del gruppo, Madeleine Albright, dichiarò ai media le linee di condotta da adottare per la politica estera USA nella questione ucraina, che ora sono le stesse seguite da Biden.




Fonte: Comidad.org