Marzo 16, 2022
Da Il Manifesto
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Animal Equality è un’organizzazione internazionale che lavora con la società, i governi e le aziende per porre fine alla crudeltà verso gli animali d’allevamento. Ha sede in Italia e in diversi paesi (Brasile, Germania, India, Messico, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti). Conduce indagini sotto copertura e attività di sensibilizzazione. Lavora molto sul settore avicolo. Chiara Caprio è responsabile dei programmi e della sezione italiana.

Qual è il trend mondiale nell’allevamento intensivo da carne e da uova?

I polli broiler sono gli animali di terra più allevati al mondo, quanto a individui. Hanno un ciclo di vita rapidissimo: poche settimane. Sono 50 miliardi quelli uccisi ogni anno nel mondo (considerando anche altri volatili da carne ed escludendo i maschi delle razze da uova e le galline ovaiole diventate improduttive). Nella sola Unione europea sono presenti oltre 350 milioni di galline ovaiole che producono annualmente circa 6,7 milioni di tonnellate di uova. Vivono in media un anno, un anno e mezzo. Finiscono anche loro del tutto compromesse da una produzione e da una selezione che le ha portate a produrre oltre 300 uova all’anno a testa, mentre in natura sarebbero molte meno.

E in Italia?

In Italia i polli da carne macellati ogni anno, secondo i dati dell’Anagrafe nazionale zootecnica, sono 550 milioni (i tacchini invece subiscono una flessione). Le galline da uova allevate in Italia sono intorno ai 39 milioni. Almeno il 70% dei volatili da carne sono allevati in modo intensivo. E quanto alle ovaiole, si parla di meno del 10% di animali allevati all’aperto o con metodi biologici. In Italia gli animali allevati in gabbia sono oltre 40 milioni (non solo ovaiole ma anche conigli, scrofe…) e nell’Unione europea 300 milioni.

E i consumi nel mondo?

Rispetto ad altri tipi di carne, quella di pollo vede un trend in aumento. I paesi trainanti sono Cina e India, sia per la dimensione delle loro popolazioni che per il crescere di una classe media che ha assunto abitudini di consumo occidentali. In Occidente, non direi che si possa parlare di netta riduzione del consumo di prodotti animali, anche se crescono i flexitariani (semi-vegetariani) e secondo l’Eurispes, in Italia è in costante aumento il numero di vegani e vegetariani, ora intorno all’8-10%. Vedremo un maggiore impatto nei prossimi anni. Ma per ora, se la carne rossa è adesso individuata come meno sana, oltre che più costosa, va detto che le carni bianche vengono spinte e così le uova, economiche e versatili. Nel 2020 in Italia durante il lockdown il consumo di questi alimenti è cresciuto.

In India si mangia sempre più carne di pollo. Come lavorate in quel contesto?

La normativa sugli allevamenti è arretrata, l’utilizzo delle gabbie elevatissimo, la macellazione senza regole diffusa. E la sofferenza animale si unisce a emergenze ambientali e alla povertà. Al tempo stesso, l’India è stato il primo paese al mondo a vietare l’importazione di foie gras nel 2014. Inoltre, in seguito alla richiesta di Animal Equality, diverse aziende del settore alberghiero e della distribuzione hanno iniziato a rifornirsi di uova di galline allevate fuori dalle gabbie. Lavoriamo poi molto sulle mense scolastiche per la promozione di diete plant-based che sono più vicine alla tradizione del paese, oltre che più sane.

I consumatori sembrano non rendersi conto delle minacce per la salute, anche per chi non mangia quelle carni…

Già. Più intensivi sono gli allevamenti, più sofferenza provocano agli animali e più dannosi sono per l’ambiente e la salute. A monte c’è la quantità di suolo, acqua e risorse necessaria a produrre i mangimi. A valle, l’inquinamento da deiezioni, e i farmaci a uso zootecnico che finiscono nei corsi d’acqua, oltre che nei prodotti (l’uso di antibiotici dovrebbe essere sospeso prima della macellazione, ma i controlli sono sporadici e spesso autocertificati). Non per niente sono tanti i comitati di cittadini che in Italia si oppongono all’apertura di allevamenti avicoli. Quanto alle uova, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha lanciato l’allarme: la porosità del guscio rende possibile il passaggio di elementi tossici – contaminazione da salmonella e altri batteri. Pensiamo poi alle epidemie di aviaria che, oltre a essere molto problematiche in tema di bio-sicurezza, provocano l’abbattimento preventivo di tantissimi animali. Morti invano! Dal punto di vista anche etico, è ancora più inaccettabile.

Tema di attualità: gli allevatori denunciano una crisi, con difficoltà di approvvigionamento dei mangimi e costi elevati dei combustibili fossili usati nella produzione e nel trasporto. Non può essere un’occasione per cambiare il sistema?

Tutto questo deve far riflettere: occorre allontanarsi da un sistema di produzione e consumi che oltre a essere intriso di sofferenza e a comportare pesanti oneri ambientali, si rivela tanto vulnerabile. Nel campo dell’allevamento, l’unica strada è la riduzione drastica degli animali da reddito. Ci auguriamo un mondo in cui nessun essere venga sfruttato per il consumo alimentare, ma il primo passo è la riduzione. E ancor prima, per citare i polli, l’abbandono dei broiler come razza ad accrescimento rapido, oggetto della nostra petizione al governo, per passare alle razze a lento accrescimento. Basta con la crudeltà. Su questo Eataly è stato il primo a aderire.

Il Coordinamento Europeo Via Campesina ha già denunciato il rischio che con il pretesto della contingenza attuale si annullino le poche buone conquiste ambientali e sociali della nuova Politica agricola comune e delle strategie europee.

C’è chi approfitta per bloccare qualunque tipo di riforma in chiave green e di benessere animale, cercando di cavalcare la situazione per poi continuare ad allevare intensivamente come prima. Eppure, la stessa crisi climatica non aspetta. Occorre creare strategie sinergiche che tengano conto di tutto. La transizione ecologica deve comportare una riduzione importante degli allevamenti intensivi, insistendo sulle diete a base vegetale, deve tutelare davvero il benessere animale. Deve far rispettare le leggi fondanti. Si pensi, quanto all’Europa, al Trattato di Lisbona che riconosce giuridicamente gli animali come esseri senzienti, stabilendo l’obbligo, dal 1 gennaio 2009, per ogni Stato membro di tenere pienamente conto del benessere animale.




Fonte: Ilmanifesto.it